Questo sito contribuisce alla audience di

la lingua e la fisica quantistica

Non è facile parlare di fisica quantistica, anche perchè ormai si dice tutto e il contrario di tutto. Per comprenderla a fondo sicuramente ci vogliono studi più approfonditi, ma ciò che più meraviglia negli Insegnamenti, siano essi orientali od occidentali, è che quando sono in sintonia con la verità, trovano riscontro in qualsiasi campo, e sono sicuramente avulsi dalla settorialità. Perchè per natura tendono a COMPRENDERE e non escludere.

Per l’uomo, l’osservazione delle regole linguistiche costituire uno dei modi più semplici per comprendere le logiche della fisica quantistica.

Per esempio già immaginando che la mera associazione di ogni lettera può dar forma ad una parola secondo un calcolo di possibilità - che esteso su tutte le lingue diventa pressoché infinito - non è difficile rifarsi alla regola base che qualsiasi realtà si manifesti intorno a noi è solo la materializzazione di una possibilità all’interno di un ventaglio di occasioni illimitate. Quindi diventa quasi automatico comprendere come ad ogni nuovo pensiero si genera una nuova azione.

Allo stesso modo la percezione della correttezza dei risultati della realtà che ci circonda sarà proporzionale alla percezione, allo spazio e al tempo dell’osservatore. Ovvero linguisticamente questo si traduce nel fenomeno che una frase apparentemente errata, per quello che risulta essere il grado di accettabilità dell’italiano corrente (ovvero in quest’epoca/tempo, in questo territorio/spazio, con questi parlanti/osservatori) come può essere “io ho stato”, a seconda dell’età, dello stato sociale, della mimica facciale e del tono di voce, può dare origine ad un’interpretazione seria e convenzionalmente errata o scherzosa e convenzionalmente giusta.

Nel linguaggio non esistono frasi corrette o meno, se non nella misura in cui sono in grado di trasmettere il messaggio desiderato.

Tuttavia, il messaggio giunge e rimanda l’effetto auspicato solo se il canale d’azione è pulito e libero da sovrapposizioni di pensieri. Esattamente come quando ci lamentiamo di non essere riusciti a realizzare i nostri sogni attribuendone le colpe ad altri e non osservando i pensieri alternativi che si sono mossi in concomitanza a quello che ci sforziamo di credere essere il principale.

Infatti proprio come accade tra le persone anche i pensieri si relazionano tra di loro e manifestano il loro grado di forza quanto più sono in grado di realizzarsi e materializzarsi. Quante volte ci è capitato di credere di desiderare ardentemente qualche cosa e poi riscoprirci delusi perché non si sia realizzata. Invece di darci degli sfigati, ci basterebbe focalizzare la nostra attenzione sulle reali percentuali di energia impiegate per dire che desideravamo una data cosa e quelle invece, generalmente di gran lunga superiore, che ci ripetevano quanto fosse grande, importante e prezioso il nostro sogno perché si materializzasse proprio a noi. In questo sovraffollamento di pensieri i pensieri più carichi di energia sono quelli che tendono ovviamente a materializzarsi, ed essendo noi tutti composti da grandi percentuali di paure si spiega facilmente come invece di manifestare i nostri desideri finiamo per fare i conti con le nostre paure. L’esempio del sovraffollamento dei pensieri, nel linguaggio è facilmente osservabile con il fenomeno della “parola sulla punta della lingua”. In realtà nel momento in cui non riusciamo a pronunciare, la parola desiderata, pur avvertendo un vero vuoto, al contrario avviene un sovraccarico di pieno. Spesso basta una discordanza, come per esempio ricordare o tentare di aiutarsi con l’articolo al femminile quando la parola è al maschile per rendere ancora più difficile il riconoscimento lessicale auspicato. Ecco perché come si riesce a recuperare l’informazione voluta in una situazione successiva di calma, così la materializzazione della nostra realtà, nel modo in cui la desideriamo, avviene in acque calme e non tormentate da “vorrei, non vorrei ma se poi…”

Link correlati