
Fermo restante il rispetto delle disposizioni contenute nel Codice di Autodisciplina Pubblicitaria, la pubblicità dei medicinali veterinari non soggetti ad obbligo di prescrizione medico-veterinaria deve:
essere realizzata in modo che la natura pubblicitaria del messaggio sia evidente ed il prodotto sia chiaramente identificato come medicinale;
comprendere almeno la denominazione del medicinale veterinario e la denominazione comune del principio attivo (indicazione non obbligatoria se il medicinale è costituito da più principi attivi), nonché un invito esplicito e chiaro (stampa periodica e quotidiana caratteri di dimensioni non inferiori al corpo 9) a leggere attentamente le avvertenze figuranti nel foglietto illustrativo e/o sull’imballaggio esterno;
in deroga al punto b) la pubblicità può limitarsi a contenere la denominazione del medicinale, qualora abbia lo scopo esclusivo di rammentarla.
Inoltre, la pubblicità dei medicinali veterinari non può contenere alcun elemento che:
faccia apparire superflua la consultazione di un medico veterinario o l’intervento chirurgico, in particolare offrendo una diagnosi o proponendo una cura per corrispondenza;
induca a ritenere che il medicinale veterinario sia innocuo e dotato di ampio margine di maneggevolezza;
induca a ritenere, anche facendo riferimento a dati di farmacovigilanza, che il medicinale veterinario sia privo di effetti collaterali o che la sua efficacia sia superiore o pari a quella di un altro medicinale veterinario;
induca a ritenere che il medicinale veterinario sia privo di rischi per la persona che lo somministra e, nel caso di medicinali per uso esterno, per le persone che vivono a contatto con l’animale trattato;
induca a ritenere che il medicinale veterinario sia privo di rischi di impatto ambientale;
induca a ritenere che la mancanza del medicinale veterinario possa avere effetti pregiudizievoli sul normale stato di buona salute dell’animale;
comprenda una raccomandazione di scienziati, di associazioni scientifiche o culturali, di operatori sanitari o di persone largamente note al pubblico;
assimili il medicinale veterinario ad un altro prodotto di consumo;
induca a ritenere che la sicurezza o l’efficacia del medicinale veterinario sia dovuta al fatto che si tratti di una sostanza “naturale”;
possa indurre ad una errata diagnosi da parte del proprietario dell’animale;
faccia riferimento in modo abusivo, impressionante o ingannevole a certificati di guarigione;
utilizzi in modo impressionante ed ingannevole rappresentazioni visive di alterazioni del corpo dell’animale dovute a malattie o lesioni;
enfatizzi che il medicinale veterinario abbia ricevuto un’autorizzazione all’immissione in commercio.

Matteo Calbiani








