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In nome di Dio misericordioso: le Confraternite musulmane

Il fenomeno confraternale non è prerogativa solo cristiana, nell'Islam esistono organizzazioni simili improntate a pratiche spirituali ed ascetiche, in alcuni casi abbastanza comparabili a ciò che accade nel mondo cristiano.

Da poco è terminato il Ramadan, il periodo “quaresimale” musulmano che si celebra in preparazione alla commemorazione del ricevimento del Corano, per ispirazione divina, da Maometto. Dal testo sacro si possono trarre norme sia religiose che di convivenza, ma è dall’interiorizzazione di queste norme che scaturisce il loro approfondimento, il loro entrare a far parte dell’anima dei fedeli, alcuni dei quali, attraverso la meditazione dei testi sacri e l’ascesi, hanno manifestato la loro ricerca di Dio. Presupposto dell’azione è la preghiera: queste persone, quindi, riunite in Confraternite che sono strutturalmente molto simili a dei veri e propri ordini religiosi, hanno fatto dell’invocazione del nome di Dio la loro esperienza principale di preghiera. Ricordati che non c’è altro Dio che Dio: “ila-illah, la ila il-Allah”; il dikhr (= il ricordo) diviene l’invocazione principale ed anche il metodo di preghiera, un po’ come accade nel caso della preghiera di Gesù illustrata dai Padri della Chiesa. Chi si occupa di queste pratiche si riunisce dunque in confraternita (in arabo “turuq” ossia “la via” = verso Dio) che ha sede in un apposito locale detto “zauia” che in effetti non significa luogo di culto o simile ma “angolo” perchè sta appunto all’angolo della moschea principale, un po’ come l’ “oratorium” ossia il luogo di preghiera e di assemblea confraternale è di solito una chiesetta all’angolo o comunque nel rione della chiesa principale, ad indicare che non c’è concorrenza (come qualcuno avrebbe voluto far credere) ma cooperazione nella medesima azione di culto, catechesi e carità.