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Consorelle

La presenza femminile nelle Confraternite non è una novità. In alcune località, ad esempio, esistono tuttora Confraternite addirittura esclusivamente femminili. Per e tra di esse, si è appena tenuto il primo congresso nazionale spagnolo delle consorelle, ossia delle donne facenti parte delle Confraternite.

Già ai tempi medievali dei primi penitenti le donne entravano a far parte di questi nostri sodalizi e ne vestivano l’abito, o meglio il mantello più che la “cappa”: le cosiddette mantellate non sono davvero una cosa anomala per lungo tempo, specie nelle organizzazioni laicali che fanno capo au un Ordine religioso. Una famosa mantellata era -per esempio- Santa Caterina da Siena (che non era una suora, sebbene nell’iconografia venga spesso raffigurata in abito religioso), appartenente al Terz’Ordine Domenicano (ossia all’organizzazione di chi vive da laico il carisma di un istituto religioso).

In pressochè tutte queste nostre associazioni è sempre stato previsto il “ramo femminile” pur se per lungo tempo le done entrarono a farne parte solo per partecipare dei relativi benefici spirituali; questo si deve esclusivamente al clima non paritario che faceva parte della cultura di un’epoca e di un mondo, non è inusuale trovare, nella storia passata, elenchi di donne che nell’associazione avevano in pratica, come scopo principale della loro adesione, il tener pulita la chiesa confraternale, tanto che la relativa carica spettante era quella di “scopatrice” o di “cameriera”.

Il tempo per fortuna cambia. Al presente, lo scorso 9 aprile si è tenuto ad Alcaudete (provincia di Jaén, Spagna) il primo congresso nazionale spagnolo delle consorelle, ossia delle donne facenti parte delle Confraternite, con particolare riguardo agli aspetti delle costaleras ossia di quelle che portano in processione i “pasos”, le statue raffiguranti le scene della Passione (del resto pure in alcune regioni italiane è uso che siano le donne a portare in processione, per esempio, le statue della Madonna).

L’incontro iberico è la prima pietra di una aggregazione sempre più numerosa, ed ha costituito uno spazio dove rendere di pubblico dominio i problemi del femminile confraternale e mettere in comune le sue esperienze.

Nella mattinata i lavori si sono aperti con un momento di preghiera curato dal Cappellano della locale Confraternita della Madonna della Neve, organizzatrice dell’incontro, padre Juan Ramón Gómez López, al benvenuto del quale ha fatto subito seguito la prima relazione di Elisa Pérez López, portatice della Confraternita di Gesù Lavoratore di Granada, che con molto sentimento ha coinvolto facilmente il pubblico.

La seconda relazione è stata di Victoria Boti Espinosa, Presidente della Associazione unica delle Consorelle di Cartagena, la quale ha evidenziato situazione, problemi e realtà delle donne della sua zona.

Dopo la pausa, la parola è passata a Rocío Reina Fernández, della Confraternita del Santissimo Cristo Redentore di Badalona che la ha a sua volta passata a Mariola López Ferrer, “batticassa” (capo delle portatici, cui il passo di marcia viene dato con un apposito martelletto che viene fatto battere sulla “cassa” ossia sulla base-portantina della statua, da cui il caratteristico nome) del gruppo processionale della Confraternita della Redenzione di Alicante. Quest’ultima consorella ha posto l’accento sui problemi educativo-sociali che possono presentarsi alle donne delle Confraternite, e di come esse possano farsene carico, prima ancora di focalizzare il loro interesse agli aspetti più immediati dell’essere portatrici dei simulacri.

La sessione è stata chiusa da Lourdes Villén Estévez, “costalera” della Confraternita ospitante, che ha spiegato l’avvio della sua squadra mista di portatori/portatrici, le relative sensazioni positive che questa cosa provocò, le opinioni avverse ed incredulle dell’innovazione, le emozioni negative toccate alle donne che pur facendo parte dell’equipe non poterono poi praticamente farne parte per causa di maternità.

Durante la tavola rotonda il batticassa della Confraternita ospitante riconosceva il contributo ed anche l’assistenza e l’insistenza delle donne quale prova positivamente discriminante rispetto al protocollo operativo confraternale maschile.

Ecco le conclusioni del primo incontro:

1) l’arrivo delle donne nel mondo dei portatori non è fatto per rompere dei miti o raggiungere mète più alte se non quella dell’occuparsi insieme della comune espressione di fede, devozione e preghiera;

2) le donne portatrici sono strumento di trasmissione ai figli ed ai famigliari del dafarsi confraternale;

3) il passo più rilevante fatto dalle donne nella loro ricerca di equiparazione agli uomini nel mondo confraternale è innanzitutto quello d’essere riuscite ad incorporarsi nelle stesse mansioni tradizionalmente maschili;

4) l’inclusione delle donne delle Confraternite anche come portatrici, dà finalmente la legittima e completa possibilità di esprimere le loro sensazioni ed emozioni in tutti i momenti della Settimana Santa;

5) le quadre miste facilitano il fatto che una medesima statua sia portata da diversi membri di una famiglia senza distinzioni, permettendo di vedere accumunata sotto lo stesso simulacro un’intera generazione famigliare;

6) per sviluppare il lavoro delle Consorelle quali portatrici, i problemi su cui confrontarsi sono più di indole educativa che di indole “machista”.

Qualcuno noterà che gli argomenti trattati toccano forse più il ruolo delle manifestazioni di fede che non quello più generale del “femminile” confraternale ma occorre sempre e comunque tener presente che ogni aspetto di questo nostro originalissimo associativismo è toccato innanzitutto dalla passione, vocabolo difficilmente traducibile rispetto alla asettica definizione del vocabolario: vocabolo fatto, piuttosto, di anima e di sentori dell’anima, in tutte le cose anche banali che nel mondo confraternale autentico vanno comunque nella direzione dell’attestazione pubblica di fede, dell’introdurre il lievito del Vangelo in ogni ambito dove sia possibile farlo, del portare visibilmente Cristo tra le case degli uomini (ecco perché, come spesso viene ricordato, l’uso di imponenti simulacri in funzione catechetico-devozionale ed artistica in funzione di elevazione alla bellezza, riflesso della presenza di Dio).

Il prossimo appuntamento è stato già fissato per il 2007 a Badalona.