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Quale fuoco di Pentecoste nelle nostre Confraternite?

Con la solennità di Pentecoste termina il Tempo di Pasqua; nella luce del Cristo risorto, con la forza dello Spirito Santo, prosegue l’azione delle nostre associazioni … ma come? Con quali possibili prospettive e rinnovi? Proviamo a riflettere …

A cominciare dagli interventi di questa Guida circa la Settimana Santa, era stato subito premesso che dalla Pasqua scaturiscono ed hanno quindi ragion d’essere tutte le altre feste cristiane. E’ vero l’aspetto marcatamente penitenziale che accompagna storia ed espressioni devozionali di queste associazioni ma è altrettanto vero che non affermare la Risurrezione di Cristo equivale a dare una inconsistente ed infruttuosa testimonianza di fede. Le stesse feste patronali aventi per “protagonisti” la Madonna od i Santi dovrebbero attestare virtù ed esempio che queste persone -con la loro vita- hanno dato avendo fede non in un mito ma nel Dio vivo che si fa storia.

Poiché Cristo si era scelto la sua “confraternita” individuando i 12 Apostoli, ecco che alcune Confratenite (un esempio per tutte è l’Arciconfraternita del Gonfalone di Roma) ebbero avvio per l’azione di 12 fondatori, che si posero sotto la protezione della Madonna per ricordare gli Apostoli che erano assidui nella preghiera assieme a Maria. Pentecoste rappresenta dunque un momento speciale per far memoria dello Spirito di Dio e per invocarne l’effusione in vista del continuarsi della missione data da Cristo: andate, predicate, rendetemi testimonianza … io vi manderò lo Spirito che sarà con voi e vi conforterà …

Tuttavia negli interventi e nei relativi links apparsi in questa Guida durante i giorni di Pasqua, gli internauti -oltre alle notizie ed alle informazioni- avrebbero forse voluto addentrarsi anche nell’ambiente e nello spirito confraternale. Ovviamente questo non è sempre possibile perché non tutto è ancora in rete e soprattutto perché la rete non può trasmettere certe emozioni che restano assolutamente da provare direttamente, impossibile farlo virtualmente.

Il problema di fondo è comunque che l’anima confraternale resta ancor spesso (almeno apparentemente) “incappucciata” non perché non riesce a mostrare la sua spiritualità ma perché forse -in prima battuta- sono maggiormente evidenti le relative forme di tradizione vista come ripetizione di atti consolidati più che adempimento di una precisa consegna di fede. Sono cose sacrosante perché legate alla cultura di un luogo, della sua gente, della sua storia … ma restano statiche. Nessuno dubita sul bisogno di spiritualità, sul richiamo alla figura di Cristo, sulla necessità per l’uomo contemporaneo di avere spazi e forme di aggregazione ma d’altra parte non si può dire che attorno a questi aspetti non ruoti un “indotto” fatto di turismo, servizi ed attività direttamente od indirettamente correlate o correlabili a questi eventi, che investono il turista oltre che il fedele (molti vanno solo a veder passare una processione”, invece di parteciparvi).

Questa Guida non ha certo il compito di fare il moralizzatore però non sfugge come queste “preoccupazioni” siano già state oggetto di riflessione anche da parte di giornalisti della stampa laica oltre che di quella religiosa. I links che seguono sono significativi per la loro provenienza, per quel che contengono e per l’analisi che fanno. In sostanza pare che dicano: restituiteci il clima della Settimana Santa o comunque sia non sofisticatelo!

Durante il Giubileo delle Confraternite dell’Anno Santo Straordinario 1983, ci si rese conto di quanto il soffio dello Spirito può spirare con potenza anche sulle forme più antiche di associazionismo laicale a condizione che ci se ne accorga e che lo si voglia, tenuto conto che altro è ciò che oggettivamente una Confraternita è o dovrebbe essere realmente, ben altro è ciò che si può soggettivamente pensare che sia (non è detto che ciò che si ha in testa o che si sia recepito, sia effettivamente rispondente alla fattispecie concreta). Fermi restando la fisionomia ed il ruolo specifici di ognuno, in questo cammino ci si può arricchire dall’esperienza di altri gruppi ecclesiali o civili ma gli obiettivi confraternali non si realizzano innestando la fisionomia di un’altro movimento su una Confraternita; d’altra parte un movimento non accetterebbe di vedersi innestare lo stile confraternale, non per antagonismo ma per non perdere la propria identità … ed una Confraternita realmente tale dovrebbe essere capace di fare lo stesso.

Proprio Benedetto XVI, al “Regina Coeli” di Pentecoste, domenica scorsa 15 maggio, ricordava il legame indissolubile che esiste, nella Chiesa, tra lo Spirito Santo e la Cattedra di Pietro così come lo sono il carisma e il ministero sacerdotale. Senza lo Spirito Santo -prosegue il Papa- la Chiesa si ridurrebbe a un’organizzazione meramente umana, appesantita dalle sue stesse strutture. Ma, a sua volta, nei piani di Dio lo Spirito si serve abitualmente delle mediazioni umane per agire nella storia. Proprio per questo Cristo, che ha costituito la sua Chiesa sul fondamento degli Apostoli stretti intorno a Pietro, l’ha anche arricchita del dono del suo Spirito, affinché nel corso dei secoli la conforti e la guidi alla verità tutta intera, affinchè la comunità ecclesiale possa restare sempre aperta e docile all’azione dello Spirito Santo per essere tra gli uomini segno credibile e strumento efficace dell’azione di Dio.