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AZIONE CONFRATERNALE IN PERIODO VACANZIERO

Il periodo estivo è momento di ferie lavorative ma di attività confraternale. La vita dei sodalizi, comunque ininterrotta per tutto l’anno all’interno delle rispettive sedi, si “affaccia” sulle pubbliche vie, in occasione delle celebrazioni patronali: non è lo scopo principale o comunque fondante di questa forma aggregativa ma la rende visibile in maniera eccezionale.

Nell’Anno Santo 2000, durante una celebrazione giubilare, il Vescovo di una Diocesi dell’Italia Nord-Occidentale si rivolgeva alle sue Confraternite in questo modo:

“Sono contento della vostra presenza e, all’inizio del periodo estivo, auguro buone processioni a tutti voi, che vi impegnate a condecorare le varie feste religiose delle comunità locali”.

E’ chiaro che le Confraternite che sopravvivono senza rinnovare la loro antica esperienza hanno fatto il loro tempo, e resta una preoccupazione costante metterle in guardia da questo declino sempre possibile, sempre in agguato. Tuttavia, anche con queste premesse, pure la più disastrata (ma autentica) Confraternita esistente nel mondo cattolico sa di NON essere stata fondata per condecorare processioni NE’ di essere stata costituita allo scopo principale o comunque fondante di ravvivare qualsivoglia manifestazione religiosa. Non c’è peraltro da sorprendersi se alcune (a volte discutibili) operazioni di ripresa confraternale sono state l’espressione di quel che soggettivamente si voleva realizzare ma non certamente di ciò che oggettivamente è una Confraternita.

 

Ancor oggi, ad esempio, in quasi tutte le località liguri o dell’appennino ligure-piemontese si continua a parlare della processione o della festa dei “cristi” (addirittura, se non c’è, la si organizza) come se questa fosse la fondante ragion d’essere di questa forma di associazionismo. E’ ben vero che nel gergo locale il “cristo” é la grossa croce processionale, riccamente ornata, e spesso di artistica fattura … ma è inaccettabile che le nostre Confraternite, nell’immaginario collettivo appaiano come dei gruppi folcloristici da processione, tanto più riuscita quanto maggiore è il numero dei gruppi partecipanti. L’operazione diviene un ancor più riuscito spettacolo se “esportata” in altre regioni che non hanno questa tradizione, portata ivi magari da meravigliati bagnanti che hanno conosciuto le Confraternite per la prima volta solo perché imbattutisi in una processione come spettatori, mentre si trovavano in ferie. E’ il discorso di sempre: la spia d’allarme di un sistema è l’aumento delle pratiche formali per sclerotizzare l’autenticità della vita e dei suoi atti. In questo modo anche la religione fatta di celebrazioni senza proiezione nella vita, fagocita la fede.

 

In queste situazioni “emozionali” si riesce benissimo ad attivare iniziative a volte addirittura sorprendenti dal punto di vista dell’impatto immediato verso la gente. Tornati alla vita di tutti i giorni, sarebbe però bene domandarsi: che missione si è compiuta? Che messaggio si è dato agli astanti? Che arricchimento hanno portato a casa (ammesso che l’abbiano ricevuto) i portatori del “cristo” nell’essersi imbattuti in realtà diverse dalla propria?

 

L’eredità di buone opere deve essere continuata soprattutto per evitare controtestimonianze, specie verso tutti quegli ambienti dove si deve introdurre o reintrodurre il lievito del Vangelo anche attraverso l’imponente patrimonio liturgico-artistico confraternale” (omelia di Giovanni Paolo II alle Confraternite, 1/4/1984) che le Confraternite hanno realizzato non per impiegarlo in “sfilate” ma nel culto (dove gli atteggiamenti estemporanei rischiano di confondere maggiormente chi non ha mai o non ha più sentito parlare di Gesù Cristo). Non va assolutamente dimenticato o trascurato o sottovalutato il fondamentale contributo dato dalle Confraternite, nei loro “primi” otto secoli di vita (dal 1260 ad oggi), alla religiosità popolare non fine a sé stessa ma funzionale all’introduzione del messaggio cristiano nella vita e nella cultura. Le Confraternite, se genuinamente intese, presenziano volentieri, ed innalzano orgogliosamente i loro vessilli, perché in fondo vogliono continuare a recare il Signore tra le case degli uomini. E’ in questo senso che sono anche capaci di autoconvocarsi per farsi reciprocamente forza: bisogna solo offrirgli la possibilità di portare Cristo prima e piuttosto che il “cristo”. Allora non sarà più questione di sole processioni estive. Non a caso una delle preghiere dei portatori invoca: “fa Signore che chi guarda l’immagine della croce che viene recata in processione, provi sentimenti di fede e pietà che lo conducano soprattutto a volgere l’anima a Te.”