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SAN GIUSEPPE

Il 19 marzo è un po’ la data di ripresa delle attività confraternali esterne, ossia di quelle che coinvolgono non solo la Confraternita che le celebra ma praticamente tutta la comunità verso cui il sodalizio rivolge i suoi servizi di culto. Data la bella stagione incipiente, prendono avvio manifestazioni tra il religioso ed il tradizionale che hanno una radice precisa a partire dalla figura del Patriarca.

Le fonti biografiche che riguardano San Giuseppe sono quasi esclusivamente i brevi cenni dei Vangeli di Matteo e di Luca. Il fatto saliente della sua vita è il matrimonio con Maria. La tradizione popolare lo immagina in gara con gli altri aspiranti: la scelta sarebbe caduta su di lui perché il bastone che egli reggeva fiorì prodigiosamente, mentre quelli degli altri rimasero secchi. La simpatica leggenda ha un suo significato mistico: dal ceppo ormai inaridito del Vecchio Testamento rifiorisce la Grazia al nuovo sole della Redenzione. Dopo la Nascita di Gesù, l’ostilità di Erode costrinse la Sacra Famiglia a rifugiarsi in Egitto e San Giuseppe, avvertito ancora una volta dall’angelo, mise in salvo la Vergine ed il Bambino. Dopo la perdita ed il ritrovamento di Gesù nel tempio, il Vangelo sembra accomiatarsi da Giuseppe con una suggestiva immagine della sacra Famiglia: Gesù obbediva a Maria ed a Giuseppe, e cresceva sotto il loro sguardo «in sapienza, in statura e in grazia».
Morì probabilmente prima dell’inizio della vita pubblica del Redentore. E’ invocato come Patrono per una buona morte (buona nel senso cristiano del termine, sia innanzitutto dal punto di vista spirituale, che da quello del provvedere ai servizi necessari ai diversi atti e situazioni che accompagnano quest’ultimo momento della vita). Nell’iconografia che lo ritrae morente gli è accanto Gesù Cristo che secondo una pia tradizione era presente nel momento del trapasso del suo padre putativo per confortarlo: data questa circostanza, chi meglio di San Giuseppe poteva dunque essere designato quale intercessore nell’ultimo atto delle vita?

San Giuseppe visse in umiltà lo straordinario privilegio di essere scelto a padre putativo di Gesù. La sua figura rimase nell’ombra anche dopo la morte. Il suo culto universale, ossia per tutta la Chiesa Cattolica, iniziò infatti soltanto durante il IX secolo, si sviluppò in modo notevole a partire dal XIV-XV sec. per opera dei religiosi Francescani, ebbe quindi in Santa Teresa di Gesù, fondatrice delle Carmelitane, una eccezionale devota. Nel 1621 papa Gregorio XV dichiarò il 19 marzo festa di precetto; all’inizio del ‘900 papa Pio IX proclamò San Giuseppe Patrono della Chiesa; infine Papa Giovanni XXIII introdusse il suo nome tra i santi ricordati nel Canone della Messa (riforma del Messale, del 1962).

Non sono pochi, insomma, gli elementi per rendere questo santo oggetto dell’attenzione confraternale, non poteva certo mancare all’appello (ossia all’invocazione) il padre putativo del Signore.

Una delle denominazioni con cui vengono individuate le nostre associazioni è quella di “casacce”. Con questo termine si intendono due situazioni precise:

1: la “brutta casa” (la casaccia, appunto) che altro non era che il primitivo luogo di culto (di solito una modesta chiesina con tetto in paglia/legno) dove i primi penitenti si riunivano

2: la famiglia (la “casàta”) del santo, composta allegoricamente da tutti i suoi devoti, confratelli compresi

In questo secondo senso è da intendersi lo sviluppo della devozione a molti santi che venivano posti a patroni di una “casa” fatta dei legami spirituali tra devoti, oppure tra appartenenti allo stesso mestiere (classico esempio di specie è quello dei falegnami romani, visto che questa era la professione che San Giuseppe esercitava) o categoria sociale.

Trattandosi di associazione avente come comune denominatore quello dello sviluppo del culto, questo tipo di Confraternita si classifica tra quelle di “devozione” la cui propagazione è più recente rispetto a quelle di più antica esperienza.

Questa venerazione non poteva di conseguenza passare anche negli elementi profani della ricorrenza, visto che le Confraternite appartengono al tipo associazionistico che opera sul territorio che le esprime, che esprime quindi anche il loro “modus operandi”.

Tra le realizzazioni che si segnalano in questo senso, ecco quanto accade ad es. in Molise oppure in Puglia, Liguria e soprattutto in Sicilia con i pani, gli “altari” e le feste come quelle (sono alemeno 2) che si celebrano a Sommatino e ad Ispica. Curiosità storica: non si parla granchè di San Giuseppe in Lombardia non perchè non ivi non lo si venera ma perchè nel vecchio calendario ambrosiano la data del 19 marzo non portava nessuna ricorrenza rilevante, nel rito ambrosiano si parla del Patriarca negli stessi termini visti altrove, solo da poco più di un secolo.