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CONFRATERNITE COMPOSTELANE IN CAMMINO MARIANO

Con la partenza da Prato Sesia (Novara) di Bruno Bosia, confratello della Confraternita Jacobea italiana, ha avuto avvio il prologo del cammino che culminerà con il Congresso Internazionale Confraternite che si terrà a Lourdes dal 4 al 6 aprile 2008, in occasione del 150° delle apparizioni.

Sabato 23 e domenica 24 febbraio 2008 si svolge l’annuale “incontro compostelano”, che quest’anno segna l’avvio del pellegrinaggio verso Lourdes dove nel primo fine settimana di aprile p.v. si terrà il convegno internazionale delle confraternite di cui si è detto nel precedente intervento di questa nostra Guida. Oltre a Bruno Bosia di cui si è detto nell’introduzione, si uniranno quindi una decina di altri confratelli liguri (Confraternita di San Giacomo di Levanto SP, ad esempio) e non solo (Confraternita di Misericordia di Orte RM, ad esempio), che inizieranno ufficialmente le tappe del loro pellegrinaggio a piedi, tutti assieme, domenica mattina, dopo la Messa celebrata al Santuario della Madonna della Misericordia di Savona (proclamato dal 2.6.2007 Santuario Nazionale delle Confraternite d’Italia), che quest’anno ospita l’annuale “giornata Jacobea”.

 

Il primo citato pellegrino del gruppo è partito da casa sua nei giorni scorsi, recando già con sé lo stendardino (vedi nella foto di questo intervento) dipinto a mano con i motivi ed i simboli del cammino in corso, che è contemporaneamente vessillo, ex-voto e ricordo ufficiale di ogni pellegrinaggio della Confraternita Jacobea (ogni pellegrinaggio di confraternita è infatti segnalato ed accompagnato da simile simbolo, predisposto di volta in volta). Nei primi giorni del suo itinerario egli, provenendo dal Monferrato, ha fatto tappa tra l’altro a San Michele (lungo una delle storiche vie di transito dei pellegrini) ed a Castelceriolo di Alessandria, ospitato dalla locale Confraternita di San Rocco e da una piccola delegazione dell’Associazione Nazionale San Rocco Italia, che hanno inteso non solo da ora inserirsi nei “cammini” per dare il loro contributo all’assistenza di chi passa su vie segnate da tanta fede, fatica, preghiera, attese e speranze, gioie e sofferenze (sia di chi compie questo atto e sia di coloro che si affidano spiritualmente, a chi lo sta compiendo) poiché il cristiano davvero tale, nulla possiede di così strettamente suo da non ritenerlo comune con gli altri.

 

Questo scambio di comunione spirituale è tale poiché tutti i credenti formano un solo corpo: il bene degli uni é comunicato agli altri. Questa è la comunione dei santi, cioè la comunione alle cose sante e la comunione tra le persone sante (= coloro che hanno veramente conosciuto il Signore, così da diventare modelli per tanti altri fratelli). Nella comunione dei santi nessuno vive per sé stesso e nessuno muore per sé stesso: il più piccolo dei nostri atti compiuto nella carità ha ripercussioni benefiche per tutti, vivi o morti, in forza della solidarietà fondata, appunto, sulla comunione dei santi. Questo vale -pure ed in particolare per quel che ci riguarda- sia per i pellegrini in cammino che per quelli che li hanno già preceduti nel tempo e, giunti alla fine del cammino terreno, sono arrivati alla mèta celeste. Cambia solo la dimensione, ed è tanto ferma questa consapevolezza confortata dalla parola di Dio, che una delle massime dei pellegrini è che “chi non fa il cammino da vivo lo farà da morto”. Non è davvero una minaccia, è invece l’assicurazione che -pur cambiando dimensione- non siamo soli ad essere incamminati verso una patria ben diversa da quella terrena e suoi limiti. Per arrivare alla nuova mèta i percorsi possono essere compiuti in questa terra o nell’aldilà: null’altro di esoterico o di irraggiungibile, o di annichilente.

 

La Chiesa (= comunità dei credenti) in cammino nel mondo e nella storia, riconoscendo benissimo questa comunione, fin dai suoi albori ha offerto preghiere ad invicem (=reciproche) poiché santo e salutare é il pensiero di pregare, specie per essere assolti dai peccati: ogni peccato nuoce alla comunione. Le azioni liturgiche in particolare sono offerte, oltre che a gloria e rendimento di grazie a Dio, e per la santità e le necessità della Chiesa e della società, anche per chi é morto, affinché possa entrare nella luce e nella pace di Cristo, visto che, essendo morto, non può più farsi dei meriti da sé. La preghiera dei vivi non solo può aiutare i trapassati ma anche rendere efficace la loro intercessione a nostro favore, e molti pellegrini possono attestare che questa compartecipazione è tangibile.

 

Nessuno è mai solo lungo il cammino … che capovolge il modo di atteggiarsi nei confronti di esso … (il sito del pellegrino Mauro Sala, che coodina il cammino verso Lourdes, offre profondi elementi di riflessione in proposito …)