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Street Fighter 2

L’uscita di “Hyper Street Fighter II:The Anniversary Collection” ha festeggiato il quindicesimo anniversario di un gioco storico che ha segnato un’epoca e rivoluzionato il panorama videoludico:Street Fighter II!

Ci fu un tempo,prima di Virtua Fighter,di Tekken e di Soul Calibur,in cui ci divertivamo a combattere con sprite bidimensionali a furia di bolle di fuoco e altre mosse speciali che andavano oltre il realismo.Era il periodo dei beat’em up in 2D e il gioco di cui sto per parlarvi ha segnato un’epoca,creando un nuovo trend e generando miriadi di cloni più o meno riusciti.

Nel 1988 la Capcom rilascia Street Fighter che,partendo dal vecchio International Karate Plus,figlio della gloriosa epoca del C64,affronta un genere,quello dei picchiaduro ad incontri,che cominciava allora a muovere i suoi primi passi nel panorama videoludico. Street Fighter ebbe un immenso successo,grazie alla sua grafica ed al cast di lottatori che vantavano una varietà di mosse e stili di combattimento mai visti prima,SF riuscii ad impressionare ogni giocatore con un’esperienza mai vista prima. Forti di questa popolarità, la Capcom decise,con l’avvento degli anni novanta,di produrre un seguito al suo picchiaduro,seguito in cui desiderava ampliare la sua idea di beat’em up spingendola oltre i limiti raggiunti fino a quel momento.

Fu così che nel 1991 irruppe (è il caso di dirlo) nelle sale giochi di tutto il mondo Street Fighter II:The world warrior,titolo di cui oggi ci troviamo qui a parlare. Il gioco fu un vero e proprio shock,mai prima di allora un titolo di quel genere aveva mostrato un tale spessore,una tale caratterizzazione dei personaggi,uniti ad un comparto audio e video da urlo. Inserendo un gettone nel cabinato si rimaneva colpiti già dalla postazione di gioco che,per la prima volta,proponeva sei testi insieme al classico stick da gioco. Ma le sorprese più gustose dovevano ancora arrivare con il menù di selezione dei personaggi,che ci metteva di fronte a ben 8 lottatori tra cui scegliere il nostro favorito.

Il roster dei combattenti era il più vario mai visto prima,si andava dal militare americano (Guile) al lottatore di sumo Giapponese (Honda),dal mostro simil-Hulk (Blanda) al cultore di yoga indiano (Dahlsim),dal possente wrestler russo (Zangief) all’agile e scattante lottatrice cinese (Chun-Li). A questi si aggiungevano i due personaggi principali,due veri e propri simboli,non solo della saga di Street Fighter,ma di tutti i videogames degli anni novanta:Ryu e Ken,esperti di karate. Ognuno di questi character era pesantemente caratterizzato secondo stili di lotta e abilità ben delineate.

In questo modo, ciascuno era in grado di individuare e scegliere l’alter ego virtuale che più si avvicinava ai suoi gusti e la sfida era perfettamente bilanciata grazie alle diverse caratteristiche dei partecipanti al torneo che fornivano una varietà davvero esaustiva.Sia che si volesse il personaggio lento e molto potente,sia che si volesse quello rapido o quello dal rapporto potenza/velocità perfettamente bilanciato,ogni desiderio era stato esaudito dagli otto fighters creati da Capcom. Una volta compiuta l’ardua scelta si scendeva sul campo di battaglia con lo scopo di affrontare e sconfiggere tutti gli avversari,fino ad arrivare a quattro boss segreti non selezionabili che,una volta battuti,aprivano le porte alla sequenza finale,diversificata a seconda della storia personale del personaggio da noi scelto. L’eccellente mix di personaggi e la giocabilità perfetta ed appagante furono gli elementi topici che scatenarono l’esaltazione di tutti gli appassionati di Beat’em up,dando il via a sfide infinite che conquistarono tutti i frequentatori delle sale giochi sparse per il mondo. Già,perché il vero punto di forza del prodotto erano proprio le sfide in multiplayer,in cui due persone potevano mettersi alla prova in combattimenti all’ultimo sangue e all’ultima bolla infuocata.

Bolla infuocata?Sì,avete letto bene.

Un’altra e fondamentale innovazione che SF portò nel panorama dei picchiaduro fu l’introduzione,al fianco di calci,pugni e prese,di mosse speciali fantastiche,capaci di andare oltre la fisica umana. Potevamo così vedere Ryu che tra un colpo e l’altro di karate sparava delle vere e proprie sfere di luce dalle sue mani o si lanciava in calci volanti rotanti al limite della forza di gravità;e che dire di Dahlsim,che con la meditazione Yoga portava i suoi arti ad allungarsi e a colpire il nemico o di Blanka che,a causa degli esperimenti a cui era stato sottoposto,poteva generare un campo elettrico in grado di dare una forte scossa ai suoi rivali. Potete dunque immaginare quale hype riuscii a scatenare SFII per merito del suo gameplay unico e rivoluzionario,ma anche grazie all’aspetto tecnico,in cui gli uomini della Capcom,avevano dato sfoggio di tutto il loro talento e la loro classe.

La grafica era incredibile,sia per i tratti con cui erano delineati i diversi personaggi,sia per il design dei fondali,che donava al 2D una profondità mai vista prima. Non da meno erano le musiche e gli effetti sonori. Le melodie dei vari stage e,soprattutto,le urla dei lottatori sono rimaste impresse in ogni sala giochi e in tutti i giocatori. I meno giovani tra di voi non potranno che sorridere con un velo di nostalgia ripensando agli “hadouken”e a tutti gli altri urli di battaglia che caratterizzavano le esecuzioni delle mosse dei nostri beniamini. Particolari entrati nella moderna storia dei videogames che hanno saputo influenzare il lavoro di tutti i programmatori che da quel momento si sono apprestati a sviluppare nuovi beat’em up.

Questo gioco ha cambiato il linguaggio videoludico,generando una miriade di sequel e cloni. Infatti, la Capcom affiancò a SFII un’interminabile serie di seguiti e Up-grade,dalla versione “Champion editino”(che dava la possibilità di selezionare i quattro boss) alla versione “alpha” (che si poneva temporalmente tra il primo e il secondo SF);dal tanto atteso terzo episodio ad una dimenticabile parentesi poligonale (il mediocre Street Fighter II EX). A questi titoli vanno aggiunti il merchandising e i prodotti paralleli scaturiti dal marchio Street Fighter:gadgets,serie animate e persino un film d’azione Hollywoodiano con attori di grosso calibro,come Jean-Claude Van Damme e Raoul Julia.

Il vero scossone all’industria dei vidogames avvenne però con l’inizio,da parte di case rivali della Capcom,di un numero infinito di cloni,che elessero il genere dei picchiaduro ad incontri come re incontrastato della prima metà degli anni novanta. Tra tutti i tentativi d’imitazione della fortunata formula made in Capcom,i più riusciti furono quelli ad opera di SNK e SEGA. SNK,uno dei leader del mercato arcade,creò interminabili e splendidi saghe,in grado di competere e talvolta di superare il mostro sacro Capcom.Tra tutte, la serie di Fatal Fury,di Samurai Shodown e di The King of fighters,giochi che riuscirono a portare nuovi ed interessanti elementi nella collaudata meccanica di gioco di SF. Gli sforzi di SNK culminarono alla fine degli anni novanta in un progetto che li vedeva coinvolti proprio con gli storici rivali di Capcom,in un gioco,Capcom VS.SNK,che vedeva i personaggi delle serie delle due case darsi battaglia. La SEGA, più che un clone, creò un nuovo linguaggio,portando i Beat’em up nel 3D con Virtua Fighter,gioco in cui la grafica poligonale e la profondità del 3D,segnò la fine del classico picchiaduro 2D in favore della terza dimensione. Street Fighter II attraverso cloni,remake e conversioni,scrisse le pagine più belle degli arcade e delle console a 16bit a cavallo tra gli anni ottanta e novanta,creando un mito,una filosofia oggi dimenticata dai più,una stile,un modo di intendere i picchiaduro che oggi tutti hanno la possibilità di rivivere grazie alla pubblicazione di Hyper Street Fighter II:The anniversari collection su PS2,un gioco in grado di risvegliare piacevoli ricordi nei giocatori più navigati e di far divertire le nuovi generazioni di videogamers con sfide virtuali che,nonostante gli anni,non perderanno mai mordente e carisma.

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