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Double Dragon

Mescolate l’atmosfera di film come "I guerrieri della notte" all’azione dei film di arti marziali orientali, unite il tutto in uno dei generi più divertenti dello scorso millennio, agitate bene il tutto ed otterrete un classico memorabile: Double Dragon! Come al solito è il nostro Lost Highway a farcene un'analitica scheda!

DOUBLE DRAGON

Dopo aver parlato degli sparatutto bidimensionali, affrontiamo oggi un altro genere del passato ormai dimenticato: il picchiaduro a scorrimento. Per farlo rivivremo il capostipite, il gioco che ha reso famoso questo genere in tutto il mondo dei videogames: Double Dragon.
Nella seconda metà degli anni ottanta la Technos invase i bar e le sale giochi con un cabinato che riuscì, grazie alla sua atmosfera e alla sua azione frenetica e divertente, a catalizzare l’attenzione dei
giocatori. Il gioco dava la possibilità, ad uno o due players, di controllare Jimmy e Billy, due fratelli esperti di arti marziali, ed aiutarli a salvare Marion, la fidanzata di uno di essi, rapita da una gang di pericolosi
teppisti. La storia dietro a DD era semplice, così come erano molto semplici i comandi, un tasto per saltare ed uno per sferrare pugni e calci, ma questo non pregiudicava l’azione e la varietà di gioco.
DD era il primo beat’em up a scorrimento con fondale interattivo, lo scrollino era laterale, ma il videogiocatore era libero di muoversi in tutte e quattro le direzioni (avanti, indietro, in alto e in basso) e affrontare così orde di nemici provenienti da tutte le direzioni.
Nonostante i pochi tasti a disposizione, erano presenti un numero di mosse e combinazioni rivoluzionarie per i tempi, con prese, calci rotanti e, per la prima volta, la possibilità di utilizzare armi, come pugnali o fruste sottratte direttamente ai propri avversari, o addirittura sfruttare elementi dell’ambiente, come massi o bidoni di metallo.

L’azione era molto alta e mai noiosa, grazie anche al numero e alla varietà dei nemici, che andavano da teppisti a esperti di arti marziali, da muscolosi colossi a procaci guerriere abbigliate in perfetto stile sadomaso.
A questo si aggiungevano i diversi stage presenti, che ci portavano dalla periferia urbana a zone di montagna, da ambienti industriali (con tanto di trappole sparse per tutto il livello) ad eleganti saloni in lussuose ville.
Il gioco era davvero uno spasso affrontato in singolo, ma il vero divertimento era nella modalità multiplayer, quando, insieme ad un amico, ci si lanciava contro i nemici unendo le forze per raggiungere l’ultimo boss (con tanto di sorpresa finale….).
Graficamente DD era, per i tempi, lo stato dell’arte, con sprite piccoli ma ottimamente animati e con dei fondali ben disegnati che davano al gioco l’atmosfera perfetta.
Anche il sonoro era molto godibile, con urla ed effetti dei colpi che accompagnavano bene la rissa da strada in cui eravamo impegnati.
DD fu un grandissimo successo e per questo motivo venne subito convertito per i computer e le console più importanti. Da l Master System alle console portatili, ogni macchina ebbe una sua versione, ma quella che si impresse maggiormente nella memoria dei fans fu la versione per Amiga, la prima a ricreare perfettamente questo gioiello, facendone uno dei suoi classici assoluti.

Come già successo per Street Fighter, anche DD creò una vera e propria moda e mania per i picchiaduro, che portò alla creazione di seguiti, remake e cloni di altalenante valore.
La Technos pubblicò nel giro di pochi anni Double Dragon II: The Revenge e Double Dragon III: The Rosetta’s Stone, che, pur ampliando e migliorando tecnicamente e formalmente, non raggiunsero mai il grande successo del primo storico capitolo.
In seguito fu pubblicato il quarto episodio, Super Double Dragon, forse il migliore della saga, che passò inosservato a causa della decisione da parte dei programmatori di realizzarlo esclusivamente per il 16bit di casa Nintendo, il
SNES. Diverso il discorso per quanto riguarda i cloni e gli avversari di DD. Se da un lato ci furono giochi decisamente inutili (come Vigilante o Vendetta) da un altro lato, Capcom e Sega sfornarono due capolavori di assoluto valore, in grado di superare il maestro DD. Sto parlando ovviamente di Final Fight e Streets of rage, due serie mitiche che diedero ulteriore valore al genere dei beat’ em up a scorrimento.
Ma di questi due giochi avremo modo di parlarne più avanti su queste pagine.

A metà degli anni novanta la serie di DD si esaurì definitivamente tra spin off discutibili (come Battletoads & Double Dragon) e un estremo tentativo da parte della Technos di rilanciare il suo franchise nel mondo dei picchiaduro ad incontri con Double Dragon per
Neo-Geo. Ma i tempi erano cambiati, non era DD ad essere superato, era il genere stesso a cui apparteneva che stava esalando i suoi ultimi respiri, preparandosi, insieme al 2D, a far posto al nuovo, al moderno.
Personalmente quello dei picchiaduro a scorrimento è il genere che più mi ha divertito e che più rimpiango oggi, ed è forse il genere, insieme agli shooters in 2D, che meglio rappresenta i videogames di un tempo.

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