Alone in The Dark

Dopo una attesa quasi snervante ed una serie lunghissima di rinvii, finalmente il nuovo Alone in The Dark si è materializzato fra noi. Siete pronti ad essere soli nell'oscurità anche su PC?

































Guarda i Trailer di Alone in The Dark

Dopo una attesa quasi snervante fatti di una serie lunghissima di rinvii, finalmente Alone in The Dark è arrivato su PC e Console. Il termometro dell’hype per il titolo di Atari è stato ed è incredibilmente alto e l’ottimo lavoro svolto dai programmatori di Eden Games per Test Drive ci dava fiducia sul primo capitolo “next generation” di AitD. E quindi, soli nell’oscurità, ci apprestiamo ad inserire il disco di gioco nel nostro computer e scoprire se Alone in The Dark ha saputo mantenere tutte le sue importanti promesse…



La produzione di Atari si presta a molte considerazioni/osservazioni. La prima riguarda la struttura stessa del gioco. Alone in The Dark infatti è diviso in vari episodi come se fosse una serie TV. L’accostamento è ancora più evidente quando alla fine di un capitolo, sullo schermo scorre un riassunto di quanto accaduto in precedenza in uno stile che ricorda molto da vicino quello usato da quel telefilm culto chiamato Lost.

Ma la novità ai limiti del rivoluzionario riguarda la possibilità di “aggirare” un ostacolo semplicemente mandando avanti! Avete capito bene: Alone in The Dark, all’interno dei vari episodi viene ulteriormente suddiviso in parti più piccole e se il giocatore non riesce a progredire (oppure non si vuole sforzare) potrà “skippare” una situazione esattamente come farebbe in un DVD. Tale probabilità potrà far inorridire più di un “hardcore gamer” ma d’altra parte il mercato videoludico si è aperto a tantissime “nuove leve” e dare questa possibilità consente di far fruire il titolo senza problemi anche ai neofiti mentre i giocatori di vecchia data potranno tranquillamente far finta che questa possibilità non ci sia per non cadere in tentazione…



Andiamo quindi ad analizzare più da vicino il titolo sotto l’aspetto narrativo. Nel quinto capitolo di Alone in The Dark, nuovamente protagonista è Edward Carnby, indagatore dell’occulto, per far fronte ad una serie di misteriosi avvenimenti che stanno avvenendo nella città che non dorme mai: New York ed in particolare il suo famoso Central Park. Lo svolgimento della trama pur non arrivando ai picchi del genere, è indubbiamente pregevole ed anche l’incipit (con il nostro alter ego colto da una totale amnesia) consente di stupire il giocatore con vari colpi di scene e sorprese a non finire.

Il gameplay è secondo chi vi scrive, l’aspetto meno riuscito della produzione Atari. Sia chiaro, nel complesso ci troviamo ad un titolo più che discreto anche sotto questo punto di vista e con qualche elemento eccellente a cominciare da una certa libertà d’azione su come risolvere gli enigmi che ci ostacoleranno nel nostro cammino oltre alla doppia visuale in prima e terza persona che potremo switchare a nostro piacimento ed il particolare inventario che ci consentirà anche di creare oggetti “nuovi” da vari elementi già in nostro possesso. Detto questo però, in nessuna parte interattiva (platform, combattimenti, guida), Alone in The Dark riesce ad eccellere particolarmente e la scelta di inquadrature fisse a volte rende un pò problematica l’azione su schermo a causa anche di un sistema di controllo leggermente troppo inerziale rispetto all’input dato dal giocatore con il joypad (non parliamo del combo mouse + tastiera che vi sconsigliamo vivamente!).



Per quanto riguarda infine la realizzazione tecnica, Alone in The Dark eccelle sotto vari aspetti a cominciare dalla realizzazione del fuoco e dalla sua “credibilità”: avvicinarsi ad esempio con una sedia ad una fiamma ci consentirà di bruciarla ed utilizzarla come un’arma ed anche la propagazione dei “fiumi incandescenti” è veramente spettacolare. Da promuovere anche l’ottima fisica del gioco (basata sul “classico” Havok), la modellazione e le animazioni dei personaggi mentre le texture degli ambienti non sono certo le più dettagliate viste negli ultimi tempi. Nessun elemento negativo invece per il sonoro: oltre ad un buonissimo doppiaggio in italiano, Alone in The Dark può contare su di una colonna sonora molto epica e suggestiva interpretata dal “Choir The Mystery of Bulgarian Voices” che regala sensazioni veramente struggenti (ed anche un pò inquietanti) al povero videogiocatore solo nell’oscurità…

Vi segnalo in conclusione che i requisiti hardware minimi per giocare ad Alone in The Dark, sono fissati a 2.6 giga (2.2 dual core consigliati) per il processore, 1 (consigliati 2) goga di ram, 256 (512 consigliati) di memoria video e 9 giga di spazio libero su hard disk. Sul PC con cui è stato testato il gioco (3.5 giga di processore, 2 giga di ram, 256 mega di memoria video) il titolo riusciva ad essere abbastanza fluido mantenendo i parametri grafici ad un livello tendenzialmente medio.











I NOSTRI VOTI


CONCLUDENDO…

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Pubblicato il 11 luglio 2008 in: Recensioni PC

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