Il primissimo Way of the Samurai uscì su Playstation 2 nell’ormai lontano 2002 e, pur non vantando all’epoca una grafica d’impatto, si fece amare dal pubblico grazie alla libertà d’azione ed alle scelte del giocatore che influenzavano pesantemente il corso degli eventi.
Uscì qualche anno dopo un seguito, che ripresentava le stesse meccaniche e le stesse virtù quindi, facendo diventare il titolo un po’ strambo, però, a causa dell’inserimento di samurai di colore o addirittura punk; vediamo come sono andate le cose con il primo episodio next-gen…
Way of the Samurai 3 lascia inalterata la struttura di gioco dei precedenti capitoli: dopo aver avuto la possibilità di editare il vostro personaggio a mo’ di gioco di ruolo (quindi aspetto, caratteristiche ecc.) verrete direttamente catapultati in mezzo alle lotte sanguinose tra clan rivali nel Giappone Medievale. Avrete piena libertà di movimento e di decisione, tanto che all’inizio si corre il rischio di restare un po’ spiazzati, vista la mancanza di linearità assoluta del titolo.
Vagando per gli scenari di gioco, potrete decidere come reagire agli eventi che incontrerete: se ad esempio trovate qualcuno in difficoltà, perché assalito dai banditi, siete liberi di aiutarlo o di restare in disparte. In genere, queste azioni vengono decise nel bel mezzo della cut scene che vi viene presentata all’improvviso mentre siete intenti ad esplorare: con L1 sguainerete la vostra spada pronti al combattimento, con L2 invece asseconderete la volontà di chi avete di fronte; in questo modo influenzerete in maniera indelebile gli eventi. Sarete ovviamente chiamati anche a scegliere con quale clan schierarvi e se restargli poi fedeli o meno.
A mano a mano che procederete nei vostri obiettivi accumulerete punti esperienza, in grado poi di migliorare le caratteristiche del vostro personaggio e delle vostre armi. Vista la natura del titolo e la gran quantità di missioni da portare a termine, il titolo in questione assicura decine di ore di gioco. Una cosa che sicuramente dà fastidio in mezzo a tanta libertà di movimento è data dai caricamenti che sopraggiungono ad ogni cambio di area. Considerando che le aree sono piuttosto ristrette, non sarà difficile incappare anche in 4 o 5 caricamenti all’interno di una stessa missione; la situazione è tra l’altro aggravata dal fatto che gli stessi caricamenti sono anche piuttosto lunghi, soprattutto in riferimento alle console attuali.
L’aspetto tecnico purtroppo non è assolutamente convincente: gli ambienti, i modelli dei poligonali dei personaggi, le animazioni e le texture fanno pensare immancabilmente ad un titolo sviluppato per Ps2 e poi riscalato solo successivamente in alta risoluzione. Le cose non migliorano dal punto di vista sonoro, con effetti davvero dozzinali ma soprattutto con un bilanciamento non ottimizzato: le voci dei personaggi purtroppo sono bassissime, al limite dell’udibile (e manca anche la localizzazione in italiano).
IN CONCLUSIONE
Way of the Samurai 3 riprende le stesse meccaniche degli altri due episodi usciti per Playstation 2 e le riporta a forza sulle console dell’attuale generazione. La cosa non sarebbe un male se non fosse per il fatto che anche l’aspetto tecnico è stato mutuato pesantemente, rendendo il titolo davvero troppo “vecchio” e poco appetibile, soprattutto per chi non è fan della serie. Che dire, consigliato solo se fare il samurai è la passione di una vita ma l’epoca in cui siete nati non vi ha permesso di realizzare il vostro sogno…
GLAMOUR 6
TECNICA 5
GAMEPLAY 6
LONGEVITA 7
TOTALE 6
Nicola “Call of Juarez” Coccia

Fabry T




















