Se c’è qualcuno che credeva (un po’ come il sottoscritto) che le avventure grafiche punta e clicca stessero morendo e soprattutto che i giochi in stile Myst facessero parte di un passato non più ripercorribile farà meglio a ricredersi, perché Rhem 4 I Frammenti Dorati è qui proprio per dimostrare il contrario. E soprattutto lo fa con un gusto conservatore senza mezzi termini che lascia a dir poco stupiti…
Partiamo doverosamente dalla trama: il gioco riprende il filo narrativo dove era stato lasciato nel terzo episodio della saga. Vi ritroverete quindi nuovamente a Rhem (posto surreale e per certi versi bellissimo, se non fosse per il fatto che è in qualche modo la vostra prigione) ed un messaggio di Zetais vi informa che è stato lui a farvi tornare sull’isola col cristallo nero: grazie a tale cristallo potrete accedere ad una parte segreta dell’isola in cui è presente un sistema di trasporto che rimanda al mondo esterno. Per poterlo far funzionare però avrete bisogno di nove frammenti…
La trama inizia e finisce qui, perché Rhem è un’avventura grafica in stile Myst, come si è accennato in precedenza e non ha nulla a che vedere con i classici punta e clicca basati sulla storia e sui dialoghi. Infatti vi troverete di fronte ad una visuale in soggettiva e potrete spostarvi all’interno degli ambienti quasi come se steste giocando ad un fps, solo che per farlo dovrete spostare l’icona di puntamento ai lati dello schermo (destra e sinistra ma anche alto e basso, per procedere o indietreggiare) e premere poi sul pulsante sinistro del mouse: l’avanzamento non sarà mai fluido ma procederà a “blocchi”, praticamente scattando.
Per gli appassionati di Myst questo non è sicuramente un problema, visto che saranno più che abituati alla cosa, per tutti gli altri basterà qualche ora (ma anche meno) per abituarsi a dovere. L’interfaccia di gioco è piuttosto semplice: la “manina” di puntamento cambierà aspetto una volta che passerete sopra a degli oggetti attivi, in modo da farvi capire che tipo di azione è performabile. Inventario e file degli indizi sono poi posizionati a fondo schermo e si aprono con un semplice click.
Gli enigmi sono basati quasi tutti sull’utilizzo di congegni meccanici,sulle leve, sui colori ecc. e sono davvero ostici da portare a termine il più delle volte. Va detto che sono enigmi nel vero senso della parola e per venirne a capo dovrete spremere per bene le meningi ma anche appuntarvi tutto quello che vedete (è fondamentale tra l’altro avere un ottimo spirito di osservazione, perché spesso nei dettagli che sembrano di minore importanza è racchiusa la chiave di volta di un rebus).
Dal punto di vista tecnico siamo davvero ai minimi termini e lo si capisce quando all’inizio vedrete come unica opzione video la scelta tra bassa ed “alta” risoluzione (che tra l’altro comporta il rimpicciolimento dello schermo, proprio come accadeva tanti anni fa). Gli scenari sono stupendi, ma solo nella loro ideazione, perché dal punto di vista visiva tutto è piatto, con pochi colori, eccessivamente semplice. Il sonoro è presente solo marginalmente, con alcuni rumori di sottofondo che servono a rendere più credibile l’ambiente in cui vi muovete. Unica nota positiva è che almeno è presente un (poco più che) discreto doppiaggio in italiano.
IN CONCLUSIONE
Rhem e i Frammenti Dorati è il quarto capitolo di una serie che risulta essere anacronistica oltremodo. I meccanismi ludici sono davvero datati, con un’interfaccia grafica ridotta all’osso e gli spostamenti a “blocchi” tipici dei giochi stile Myst. L’atmosfera c’è tutta e gli enigmi sono davvero degni di questo nome (forse anche troppo, vista l’eccessiva difficoltà nel procedere). Se vi cattura potreste anche amarlo in virtù del suo non scendere a compromessi (nemmeno da un punto di vista grafico, visto che siamo ai minimi termini anche prendendo in considerazione la categoria di appartenenza) ma saranno davvero pochi i giocatori con un tale stomaco…
GLAMOUR 7
TECNICA 5
GAMEPLAY 7
LONGEVITA’ 9
TOTALE 7
Nicola “Demon’s Souls” Coccia

Fabry T

















