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Oltre 40 anni di Beatles e per qualcuno non sono serviti...

Una risposta a Scaruffi e al suo ingeneroso giudizio sui Fab Four

“Love me do”,primo storico singolo firmato Lennon-McCartney ,ha oramai compiuto quaranta anni:tutti sembrano associarsi in un peana collettivo innalzato alle opere del quartetto di Liverpool ,ma invece c’è ancora chi mugugna…
P. Scaruffi,del quale vi consiglio sinceramente di visitare il sito www.scaruffi.com ,è un critico musicale molto attento e meticoloso col quale condivido diverse opinioni (l’apprezzamento per il cosmic rock tedesco e per la Third Ear Band,il ridimensionamento di Bowie etc…)
Purtroppo su alcuni argomenti ci dividiamo inesorabilmente: nel suo sito infatti i Beatles sono annoverati come gruppo più sopravvalutato di tutti i tempi ed a suggello di questa impopolare tesi vi è una lunga retrospettiva sulla band di Liverpool alla quale vi rimando.
Ora,tutti sanno che è legittimo avere e difendere i propri gusti ed opinioni,ma è pur vero che non ha alcun senso scatenare crociate contro chi ha credenze diversein maniera poi così umorale e risentita (stesso trattamento capitato in sorte a Franco Battiato,etichettato persino…come sostenitore di Saddam Hussein!);io non amo affatto i Led Zeppelin o i Rolling Stones,tanto per fare un esempio,potrei benissimo motivare la mia scelta con affermazioni anche dure,ma non mi sognerei mai di volerne ridicolizzare l’opera che è comunque degna di tutto il mio rispetto e attenzione.
Vorrei dunque in questa sede correggere una lunga serie di affermazioni date per certe,e che per me altro non sono che menzogne e mistificazioni,che compaiono nel testo preso in esame.
Resta sottinteso che Scaruffi potrà contraddirmi come e quando vorrà,nella logica democratica del dibattito.
Il testo si apre con una serie di considerazioni di carattere generale che preferirei qui non prendere in esame per concentrarmi sulle questioni più prettamente tecniche (vi rimando però alle considerazione svolte da McDonald nel suo saggio introduttivo al volume “The Beatles” ed.Mondadori).
Si afferma ad esempio che “I Beatles erano [tecnicamente] la quintessenza della mediocrità”:certo, nessuno dei quattro era nel 1962 un virtuoso,ma quali gruppi allora potevano vantare virtuosi nelle loro fila?
I Beatles hanno badato a creare un suono personale e riconoscitivo che via via hanno provveduto a modificare con sempre maggiori raffinatezze.
Va pur aggiunto a ciò che la slide guitar di George Harrison ha influenzato moltissimi chitarristi,che il basso di Paul McCartney è spesso protagonista di esecuzioni di inarrivabile originalità (e le premesse Wilsoniane -che pure c’erano- sono state ampiamente superate) e che il drumming di Ringo Starr,troppo spesso bistrattato,regali momenti di reale creatività e nella ricerca del suono e nella scelta dell’accompagnamento (Rain,Come Together e l’elenco sarebbe lunghissimo).
Di John Lennon è inutile dire qualcosa; basterebbe la sua voce per elevarlo al di sopra di qualunque altro songwriter.
Addentrandosi nella lettura salta subito agli occhi un falso clamoroso:il pur bravo manager (improvvisato,occorre dire) Epstein non è affatto l’inventore della capigliatura a caschetto che infatti cominciò ad essere sfoggiata dai quattro ad Amburgo grazie all’allora fidanzata del primo bassista del gruppo ,Stu Sutcliffe ,la fotografa Astrid Kirchherr.
I Beatles inoltre non hanno mai preteso di suonare rock’n'roll sporco alla Little Richard,forse lo avranno pensato ai loro esordi,ma in seguito hanno progressivamente cercato di evolversi da quella forma che già allora rileggevano con ironia e sana leggerezza.
Affermare che “i complessi dell’epoca [1963-1964] erano spalleggiati da arrangiamenti complessi e quasi classici” è assolutamente falso: si trattava nella migliore delle ipotesi di arrangiamenti appesantiti e mielosi,oppure di strutture egualmente semplici,ma molto più scontate e destinate all’usura del tempo.
Il disco “A hard day’s night” rappresenta già una pietra miliare per un gruppo -occorre ricordarlo-eternamente in tournèè,obbligato a incidere continuamente:in esso vengono già affrontati una gamma di stili invidiabili con maggiore consapevolezza: “If I fell” è una ballata che,non a caso,non sfigura affatto su un recente album di Adrian Belew.
Il singolo “I feel fine” è il primo pezzo in cui compare il feedback in maniera gratuita e disturbante,gli Yardbirds (pace all’anima loro) proprio non c’entrano nulla,come non c’entrano nulla col sitar suonato da Harrison stesso su “Norwegian wood” ,ballata di Lennon appartenente al periodo Dylaniano di quest’ultimo (perché anche i Beatles,lungi dal copiare qualcuno,hanno anche debiti compositivi nei confronti di altri).
Il brano “Day tripper” solo in malafede può essere definito “una patetica risposta a “Satisfaction” e “You really got me” dei Kinks”;il fatto che sfoderasse uno dei riff più noti della carriera beatlesiana (avara di questo genere di stereotipi che a Scaruffi piacciono molto,evidentemente) non significa affatto che quella fosse una canzone rock intesa in senso classico.In realtà il brano ha un suo sviluppo coerente che lo distanzia dalla “maniera” del periodo e sono semmai i brani succitati a sembrare appartenenti ad un’altra era geologica (può essere divertente il fatto che più di un amico mi ha sempre citato “Satisfaction” come se fosse contemporanea a “I saw her standing there” dei Beatles datata 1963…Ahimè siamo qui nel 1965!)

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