
Automobile: quando conviene usarla? Un invito alla sobrietà
Bisogna riconoscere che esistono situazioni nelle quali l’alternativa più probabile al petrolio è semplicemente … un po’ di buon senso!
Un esempio banale è l’uso spropositato che si fa dell’automobile; eppure le ragioni per limitarlo non mancherebbero:
* camminare almeno mezz’ora al giorno e andare regolarmente in bicicletta tiene in salute;
* il 66% degli spostamenti in automobile (2 su 3) copre distanze minori di 5 Km, il 50% (1 su 2) distanze minori di 3 Km;
* viaggiando in automobile il rischio di essere coinvolti in incidenti mortali è 20 volte superiore all’autobus e 30 volte superiore al tram;
* i mezzi di trasporto pubblico vengono usati costantemente, le automobili in media vengono usate 1 ora al giorno;
* i costi legati al consumo di carburante sono solamente il 20% dei costi complessivi dell’automobile;
* alcuni costi dell’automobile ci sono indipendentemente da quanto venga usata (assicurazione e bollo), al contrario di quanto accade utilizzando i mezzi pubblici.
Nessuna di queste ragioni è legata al risparmio energetico o alle fonti rinnovabili; eppure a nostro modo di vedere ognuna di esse, anche presa singolarmente, è più che sufficiente per giustificare un uso molto minore dell’automobile.
D’altra parte esistono anche ragioni più legate alle tematiche tipiche del nostro sito:
* il consumo energetico di una persona per percorrere una distanza di circa 1 Km (a piedi) è il 10% del consumo medio di un’automobile che percorra la stessa distanza;
* per produrre e smaltire un’automobile si utilizza una quantità di energia pari a quella necessaria per produrre 100 biciclette.
Tutti gli esempi appena fatti sono una piccola parte di quelli presenti nel sito Schoolway.Net, che è stato realizzato nell’ambito del progetto PROVIDER, finanziato dalla Comunità Europea per favorire il risparmio energetico negli spostamenti casa-scuola.
Concludiamo cercando di riassumere lo spirito di questa ricetta di sostenibilità con le parole di Mikhail Gorbachev:
“Abbiamo un disperato bisogno di riconoscere che siamo ospiti e non padroni della natura e di definire un nuovo concetto di sviluppo, basato sui costi e i benefici che coinvolgono tutti gli abitanti del nostro pianeta, uno sviluppo che proceda secondo i limiti della natura stessa piuttosto che secondo i limiti della tecnologia e del consumismo”.
Un invito alla sobrietà che, se accolto, farebbe un gran bene all’umanità e al nostro pianeta.

Roberto Guerra








