A Ferrara città d’arte, ex capitale del Rinascimento e – nel moderno - anche dell’arte elettronica, si è recentemente conclusa la rassegna Ferrara Sotto le Stelle, ormai dagli anni novanta, probabilmente il vero fiore all’occhiello della città estense.
Puntualmente, ogni estate, Ferrara da città straordinariamente affascinante per il suo storico futuro anteriore, si trasforma da Città del Silenzio in City of Rock, con concerti d’altissima qualità internazionale , live show e set innestati in una coreografia pressoché unica, in Italia, all’ombra luminosa…del Castello Estense in pieno centro storico.
Ancor più del celebre Festival Buskers, il fenomeno è interessante, poiché sia di natura istituzionale ( logo Arci Ferrara, il ché prova scenari alternativi di competenza e creatività anche politico-culturale, quando il sistema operativo – per così dire – è attivato), sia per la Gestalt innovativa extraperiferica innestata su figure sfondo sociali e urbane territoriali atipiche, apparentemente dis-armoniche.
Uno dei promotori storici, il Dottor Ronchi, non a caso proprio recentemente ha persino curato un bel volume dedicato al noto musicista Dirk Hamilton: fu lui, anche scommettendo, a suo tempo a scaraventare nell’afosa nebbia estiva di Ferrara, decibel serali e luci psichedeliche-elettroniche per svegliare e rinfrescare almeno cerebralmente la città troppo nostalgica della sua storia.
Sulla scia, altri degni eredi dei vari Nicolini (Roma), oggi Sgarbi a Salemi, i vari Dottor Maisto e Dottor Roversi, tutti esperti in rock cultura, hanno consolidato l’evento in questi anni.
E sotto le 4 Torri del Castello Estense, micrograttacieli del futuro anteriore rinascimentale e medievale ferrarese, in questi anni si sono alternati alcuni dei nomi più importanti della nuova cultura rock-pop, spartiacque postmoderno, esempi concreti di cultura di massa d’avanguardia, comunicativa e non manieristica/esoterica…., secondo le pre-visioni futuriste e-o pop warholiane del Novecento, altra prova del villaggio globale anticipato dalla Scuola di McLuhan, anche della svolta semiotica italiana di Umberto Eco, nell’eco persino di certo Gramsci mediatico ante litteram.
Tra rock puro e elettronica, da memorizzare, l’icona queen Patty Smith, Kraftwerk (con il concerto del doppio CD/DVD Minimum Maximum, l’ultimo con Florian Schneider), Balenuscu Quartet, Lou Reed, Laurie Anderson, David Byrne (proprio nell’edizione 2009, con l’ultimo album con Brian Eno), The Air, interpol,Radiohead, Sigure Rose, electroband e leggende giovani o forever young della cultura pop post68 (e anti…anche), cibercultura allo stato nascente. (E abbiam menzionato solo alcuni degli ospiti di Ferrara Sotto le Stelle).
Impressionante l’iper-realismo naturale con la band tedesca, il mix spontaneo coreografico tra il sound electro gli schermi quasi Realtà Virtuale applicata, e con l’ex leader dei Talkin Heads, quasi musica nanotech, frullato ciclotronico di 40 anni ormai di ricerca pop, tra ambient e world music… con la Consolle storica appunto del Castello Estense, quasi una soundtrack di un nuovo episodio della saga fantasy science fiction di Guerre Stellari, Rinascimento prossimo venturo alla Roberto Vacca.
Un grande evento significativo, Ferrara sotto le Stelle: a medio e lungo termine per il futuro ben più incisivo, in termini di evoluzione culturale delle Periferie magari di nostalgie anche prestigiose (ma di retroguardia), sempre pertinenti ma da relativizzare tipo certi Direttori d’Orchestra o Grandi Mostre museali, fuori sincronia con le ferree leggi della comunicazione generazionale e semplicemente con il cambiamento dei tempi.
Sguardi provenienti invece “filosoficamente” dal futuro: il tempo e la percezione nuove irriversibili della (post)modernità…. pupilli importanti non solo nel cuore dell’Impero ma anche – riassumendo- in Periferia.

Roberto Guerra








