“Un giovane poeta che desidero segnalare per il suo indubbio talento, Paolo Ruffilli : … per il futuro ci riserverà qualche piacevole sorpresa”: cos’ì il Premio Nobel Eugenio Montale, alla Radio, consacrò nel 1977 , l’ancor giovanissimo Paolo Ruffilli, poeta e scrittore atipico, soprattutto oggi, nalla scacchiera della poesia contemporanea italiana.
La poesia contemporanea italiana cosiddetta: in gran parte poco creativa e antipatica (l’unico anti rintracciabile..) ridotta ormai quasi a una setta, ai rituali di improbabili premi letterari (con giurati e vincitori, intercambiabili…), spesso simulacri editoriali, o a prediche quasi new age contro il consumismo, il futuro, Internet e la scienza “disumana”., l’orrida Televisione!!! In principo il Verbo, la Parola come feticcio, grammatici neoparanoici!
Paolo Ruffilli (edito da Garzanti, Camunia, eccetera) certamente non è apologeta nè di qualche “isola dei famosi”, né di faceboook, né McDonald, ma si differenzia dalla setta, per le sue ossessioni – parole sue - squisitamente individuali, irriducibili a qualsivoglia ismo; nello stesso tempo è libero anche dalle proprie ossessioni, rivendicando con cifra superiore le sue ascendenze post gruppo 63 e delle neoavanguardie, persino con complici attenzioni a certo “futurismo renaissance” contemporaneo (definizione di Luciano De Maria all’epoca delle grande mostra di Venezia del 1986 Futurismo e Futurismi).
Ruffilli fin da giovane è all’avanguardia anche “accademica” della poesia e la parola italiane, lanciato anche persino da un certo Pssolini: Ruffilli, originario della Romagna, nato nel Lazio, oggi vive a Venezia, vanta, ancora nella piena moturità’ (è del 1949), un raro background anche quantitativo: tra opere, anche saggistiche, recensioni e collaborazioni con quotidiani nazionali, ad esempio il Resto del Carlino e il Gazzettino, nonchè programmi proprio di Poesia a Radio Rai. (Cura anche collane editoriali di poesia contemporanea).
In fondo la bibliografia essenziale: noi ci limitamo a ricordare alcuni lavori, fermo restando un filo d’Arianna rintracciabile in tutte le sue opere: mix di raro equilibrio dinamico e dis-ordine elettronico (come McLuhan leggeva l’opera d’arte, i “paesaggi interiori” di poeti e pittori), dove la Parola pur ricercata e sperimentata dallo scrittore, archetipo quasi delle poetiche del novecento e anche del duemila, è però felicemente volata verso la Musica come Matematica e viceversa.
Tale musica della parola scritta è forse particolarmente evidente nella raccolta poetica “Piccola Colazione” (Garzanti) degli anni ottanta, nel saggio su Ippolito Nievo e nelll’ultimo recente “La Stanza sull’Acqua”, parole simultanee tra poesia prosa e analisi estrema sociale, assolutamente originali come vedremo.
“Piccola Colazione” sintetizza la Parola/Musica di Ruffilli come ossessione creativa (malattia creativa diceva Freud) tra trasparenti echi dell’ultima neovanguardia italiana: quasi witz alla Sanguineti e soprattutto Zanzotto, ricerca ma leggera, quasi un fanciullo poeta rimbaudiano nella scienza del gioco.
La grammatica, il linguaggio come pallottoliere già video game, quasi un girotondo di vocali colorate, il mondo quotidiano stesso non daltonico come negli occhi rugati di certo neppure infame ma banale inutile buon senso, ma a colori…. il fluire del giorno come piccolo arcobaleno scandito da secondi e minuti e lancette ritmiche , ma un metronomo che riflette poeticamente il volo della Terra attorno al Sole.
Il saggio su Nievo (Camunia), la riscoperta quasi, al di là delle pagine scolastiche e convenzionali, di un libero pensatore , quasi visionario della cultura italiana, decontestualizzato dalla cifra storica e prevedibile, riformattato nella sua singolare ansia /speranza persino dell’avvenire, riflessa nelle parole note… non tipografiche ma pentagranmatiche…
Ecco, Ruffilli trasforma la grammatica in Pentagramma liquido e aperto, così in “Le Stanze del Cielo” (Marsilio, 2008), la creta del libro… sono situazioni limite contemporanee: la vita non vita quotidiana di tossici e carcerati è dilatata assimilata con scansioni inedite a sociologi e moralisti: Ruffilli, con la sua specifica arte del Levare cosiddetta, operazione squisitamente d’avanguardia e parallelamente scientifica, focalizza in primo piano, come uno zoom, lo zero spesso rimosso in tali tragedie e drammi individuali: la perdita o persino l’assenza, la non memoria della Libertà.
Nessuna causa, nessun effetto, la superficie alla luce e l’ombra del sole, nessuna sociologia, appunto l’assenza di Libertà, non il sonno della Ragione ( diagnosi che salva i risvegli spesso dei Medici delle varie caste), genera …certi zombies contemporanei.
Ruffilli persino, da scienziato puro, importa tali informazioni choc della contemporaneità nel suo fare anima elettronico per sperimentare tale interfaccia del cosiddetto male, per amplificare (operazione nietzschiana…il Sì al Mondo, quel che non parlano mai ..tossici e delinquenti) il divenire della propria libertà d’artista, scienziato delle parole.
E chissà: quasi la poesia come tecnoterapia, come suggeriva la scuola di Palo Alto, come fa Internet, in quanto web messaggio (se l’hardware è unità umana creativa e immaginante, come sono, a volte, i Poeti).
«Nove decimi della poesia sono stati elegiaci e fondati su questo meccanismo. Per me non è più così, in quanto ciò che è trascorso non è sentito come al di fuori, ma dentro ciascuno di noi. Il nostro passato è, quindi, quello che siamo. Nella mia poesia non c’è elegia perché non c’è nostalgia del passato […] è un rapporto con l’io più profondo.» Paolo Ruffilli
BIBLIOGRAFIA (minima) La quercia delle gazze (1972) Quattro quarti di luna (1974) Notizie dalle esperidi (1976) Prodotti notevoli (1980) Piccola colazione (1987) Diario di Normandia (1990) Camera oscura (1992) La gioia e il lutto (2001) Preparativi per la partenza (2003) Le stanze del cielo (2008).

Roberto Guerra








