Il Postmoderno Alternativo: dal '68 al Duemila

Spartiacque tra la cosiddetta controcultura del… secolo scorso e quella degli anni duemila è certamente certo postmoderno squisitamente francese, anzi la “rottura postmoderna”, in[...]

Io robot cover film Spartiacque tra la cosiddetta controcultura del… secolo scorso e quella degli anni duemila è certamente certo postmoderno squisitamente francese, anzi la “rottura postmoderna”, in Italia malintesa tutt’oggi, con gli stessi riflessi politici in primo piano, ancora fortemente ideologici.

Il postmoderno, in Italia infatti, fin dagli anni 70 è stato filtrato prima politicamente dall’estrema sinistra (la Vecchia controcultura spesso più nel male che nel bene), poi, dagli anni ottanta dalla sinistra cosiddetta riformista e intellettuale, letto come apologia del tecnocapitalismo e del consumismo (ovvio, schemi succinti e puramente indicativi).

Eppure, in Francia, il postmoderno fu una rottura radicale contro l’ideologia, le visioni del mondo: non contro il futuro, anzi, la possibilità di ri-godere il presente, come terza via postesistenziale, al di là degli apocolattici e degli integrati, degli alternativi stessi (che poi son quasi tutti finiti nell stanze dei bottoni); e nuovi sguardi verso il futuro possibili, ad esempio la letteratura cyberpunk, le nascenti poetiche e controculture nascenti nel web, fortemente cyber e anche neoscientifiche… senza più obsolete illusioni alternative strettamente politiche, figurarsi strutturali…..

I cosiddetti nuovi filosofi, quali Delouze, Guattari, Derrida, Baudrillard, Lyotard captarono la mutazione elettronica all’epoca quasi embrionale: la trasformazione sociale, effetto della tecnologia e dei viaggi spaziali eccetera verso una complessità, nientaffatto astratta, ma concretissima… la mutazione di ogni codice (tranne quelli strettamente scientifici) da parole solide… a parole liquide, un poco come la svolta in fisica dopo la fine del mito dell’atomo indivisibile.

Ancor prima delle codifiche di Lyotard o delle analisi mediatiche perturbanti di Baudrilllard, un libro, complesso, difficile, riletto oggi, forse simboleggia la staffetta tra il vecchio spirito alternativo, dogmatico e spesso totalitario con i nuovi paradigmi dell’alternativa e la ribellione elettronica, non più utopistica ed extrasistema, ma, quasi come hacker ante litteram, nel cuore e le vene del nascente cibermondo, non più riducibile ad una mera allucinazione reazionaria (anzi…).

“L’Anti-Edipo” di Delouze, Guattari, pur letto all’epoca quasi come una specie di Bibbia post 68, persino del ‘77 stesso, è il libro “elettronico” di tale trasformazione almeno concettuale, almeno umorale… La società (la Storia stessa) vista, concretamente, come una Grande Macchina e un Supercomputer assolutamente dinamici e al di là del soggetto o dell’Io come Agente di Controllo dei desideri e delle pulsioni: l’Io e il Soggetto visti come mobili, in una sinergia con la Natura/Macchina non classicamente e arbitrariamente separate, ma come micromacchine cIbernetiche in divenire…

Insomma un girotondo/feedback perpetuo, fin all’ultimo battito cardiaco, il soggetto liquido e anche trasparente, mobile e ubiquo, simultaneo, giovane cacciatore del desiderio, ovunque esso fiorisca, dai sassi illuminati della luna portati sulla Terra dagli astronauti, alle labbra e ai profumi sintetici delle ballerine in discoteca, al concerto industriale della fabbrica automatizzata, al broncio e al moccio rimbaudiani azzurri della necessaria aggressività dei giovani e degli spiriti liberi, anche nell’ era elettronica.

Delouze e Guattari parlavano di idee a zig zag complesse e ardue: corpo senza organi, macchine astratte, flussi desideranti, poli e bordi del desiderio rivoluzionari o reazionari (e curioso negli anni novanta in Italia il bipolarismo diffuso sia in psichiatria – Cassano- sia in Parlamento… i due Poli della Libertà e Progressista.

Anche figli del 60 negativo, ultrapoliticizzato, certamente Guattari e Delouze, ma già ben oltre (eran poi filosofi e sociologi creativi, non solo commoventi studenti e operai o cantautori pop…):
quel libro strano, all’epoca fu stroncato quasi da tutti, poiché proclamava già la morte di un secolo intero, il novecento, del comunismo e della psicoanalisi, del capitalismo e dello strutturalismo filosofico, del 68 stesso, oltre che della storia meccanica lineae e del soggetto “classico” centralista, incapace di captare le cose complesse del mondo.. nuovo.

Fu un mix sorprendente tra gli stessi Marx e Nietzsche, un tecnoassenzio contro i dogmi di Sartre e Marcuse, una reinvenzione della tecnologia stessa (e nell’immaginario!) controcorrente: da cui all’epoca, anche, un linguaggio ultracriptico…. eppure eppure poi in seguito e oggi facilmente sperimentabile nella relatività salutare, non solo per quel che riguarda le cosiddette scienze umane, ma nella semplice esperienza esistenziale, finanche quotidiana e politico-sociale (dove i codici son sempre più im-previdbili).

Comunque, a partire da “L’Anti-Edipo” e poi con i postmoderni meno già politicizzati, fu decretata già la fine della vecchia controcultura al massimo creativa nell’immaginario ( arte pop e rock o cinema video eccetera), in democrazia e politica solo soprattutto nell’ala radicale: certi virus genetici del 68, terzomondialismo astratto, droghe o pacifismo lisergico o parareligioso (da cui la stessa new age meno folle, a volte persino innocua se non creativa), non infantilismo come poi si è preteso, ma neoprimitivismo ostile alla tecnologia e alla scienza (che pure- quest’ultime- produssero il 68… proprio allargando la complessità anche dei bisogni e e dei sogni e dei desideri di generazioni con il boom delgi anni 60, davvero secollate anch’esse ad sideram, verso legittimi nuovi desideri, ma quasi senza parole e tecnologia adeguate!).

Oggi assistiamo all’Ombra per così dire di Edipo: culture dello sballo, arrivismo arrogante (o sinuoso, dipende dai contesti….), ma son stati d’inerzia ancora del 68 neoprimitivo, anche sponsorizzati dagli old media stessi e da certo moralismo impersonale dei gruppi politici e dirigenti, incapaci di svolte giuridiche antiiproibizioniste non risolutive, ma meno ipocrite e comunque più efficaci, fin dove è possibile, fin dove la naura umana individuale (anche semplicemente mediocre o suicidale o distruttiva , naturalmente) pone i suoi vincoli invalicabili….

Ma la controcultura o cibercultura, dopo l’avento dei Pc e esponenzialmente dopo Internet (almeno in line adi principio) è venuta alla luce, on e off line: figlia della scienza, del computer, della Rete, di un secolo stesso , bene o male pervaso di cultura o atmosfera scientifiche, sperimentazione anche artistica. E l’ “eppur si muove” galileano, eretico, verso scenari sociali desideranti possibili più evoluti è un dato di fatto, un nascente dinamico umanesimo scientifico, finalmente la rivoluzione elettronica possibile, non da effimeri spontaneismi generazionali, ma ribellioni costruttive di giovani replicanti o robot possibili.

E questo è davvero il giovane Edipo, liberato, come Icaro: l’uomo scientifico vola, il desiderio non brucia più le ali. Un giorno, forse, non brucierà neppure più il Desiderio, matrice di libertà e cretività, di progresso culturale, necessariamente contro, nella fase di scoperta dell’ignoto….quasi a occhi chiusi, prima del duemila cibernetico, dopo… almeno con le pupilli non più dilatate di sostanze tossiche daltoniche ma di colori inediti all’orizzonte, verso stupore, sopresa, meraviglia e – se non rivoluzione- mutazione! Nuovamente il Senso del Futuro, ma al di là delle ideologie…

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