All’età veneranda di 92 anni è morta Fernando Pivano, musa delle avanguardie letterarie del secondo novecento: una rosa sempre profumata di futuro e desiderio del nuovo, una spina per accademici e mediocri leccapile della casta culturale e anche universitaria di ieri ed oggi. “Vietato l’ingresso ai Professori”, come lapide, la sua ultima autobiografia minimalistissima .. ha esplicitamente indicato nel.testamento per la sua ultima factory house…warholiana, forse sarà prima o poi esaudita.
La Pivano è quasi una libellula sconosciuta nell’italica psicologia culturale e letteraria: secondi luce più avanti di quasi tutti: l’estetica della libertà allo stato puro 18 carati sempre alla base della sua straordinaria innovazione critico-culturale per l’Italia che ha modernizzato con intensità e valenze quasi uniche.
Chi, oggi, in Italia e da un pezzo le si può accostare? Nella cultura letteraria è arduo solo rammentare qualche nome…. anzi viene in mente per analogia anche genetica la sola Rita Levi Montalcini, ma si tratta ovvio qua di scienza non di letteratura.
Se la Pivano è celebre per avere letteralmente innestato la Beat Generation in Italia, ovvero l’ultima grande stagione letteraria internazionale, traducendo e -o ospitando intervistando in Italia i vari Kerouac, Corso, Ferlinghetti, Borroughs.. fino a Bukowsky, già durante il fascismo, virtualmente agli antipodi magari della Sarfatti di regime, una giovanissima e bellissima rivoluzionaria studentessa fece perdere la testa in Italia a un certo Pavese, che la introdusse nell’editoria e la cultura nazionali (traducendo l’Antologia di Spoon River di un certo Edgar Lee Master ).
Poi, finalmente il rendez vous prima letterario con Hemingway di cui tradusse Addio alle Armi, colpita puntualmente dal regime: il grande scrittore volle conoscerla e le chiese persino la mano….
La musa, la Peggy Guggenheim della letterarura del novecento, la Mademe de Stael italiana, scoprì la nuova cultura americana del novecento (alla faccia della passatista Europa autoalienata nel suo specchio già infranto dalla modernità e dalle avanguardie). E la scaraventò sempre più iriverente e spregiudicata, inaudito per Professori e letterati mestieranti, nella povera Italia postfascista, dimentica persino del futurismo, ossessionata dal Realismo, tutto localistico (spesso), mentre in America la nuova cultura spiccava al volo, fino all’ apoteosi poi di Warhol e la pop art
: ecco la Pivano anche come Warhol in Italia.
E così via, fino ai giorni nostri con sempre nuove provocazioni non effimere ma previsioni: non refrattaria anzi a certo postmoderno letterario minimalista né alla nuova poesia pop , scandalosa per i puristi, vale a dire da De Andrè a Ligabue… a Jovannotti a Morgan, sulla scia sempre anglosassone dei vari Jim Morrison, Syd Barrett e altri poeti rock…. Opzioni intellettuali tutt’oggi stoltamente contestate dalla casta letteraria italiana non sempre neppure in silenzio: tempo fa la stessa Spaziani, ultra invidiosa, se la prese con un certo Battiato.
Insomma, Fernando Pivano: un prototipo per il futuro prossimo per le parkinsoniane Belle Lettere Nazionali: quando l‘Avanguardia sarà Tradizione Moderna, saranno le sue pagine l’anno zero della letteratura libera e dinamica, anzi termodinamica! Off e On Line, naturalmente, virtualmente….

Roberto Guerra








