L’Arte Transumanista italiana eventuale, ovviamente, poggia su alcuni cardini o idee costanti del cosiddetto Transumanesimo come filosofia scientifica contemporanea: la sintesi Uomo-Macchina, un’etica nuova proveniente dalla conoscenza scierntifica, la sconfitta della morte attreverso la Medicina e la tecnologia anche biogenetica o biomeccanica (bionica), la previsione del futuro verso scenari desideranti alternativi rispetto al presente giudicato generalmente insoddisfacente e ancora primitivo rispetto alle potenzialità delle scienze sociali o della scienza tout court applicata alla politica e l’economia….
Non ultimo, anzi, atomi fondamentali, le previsioni infine di una nuova tappa dell’ evoluzione, dall’Homo Sapiens all’Homme Robot o Cyborg parallelamente allo sviluppo di una specie cibernetica ex novo, vale a dire l’Intelligenza Artificiale, i Computer Pensanti, i Robot autocoscienti, mutazione e metaformosi epocale e così via.
Va da sé, si tratta di temi generalmente presesistenti alla codifica stessa del Transumanesimo, più o meno verso il duemila con anticipazioni in fine novecento, frutto dell’intero novecento culturale, scientifico e fantascientifico in particolare, temi anche lucidamente anticipati da alcune avanguardie artistiche: ad esempio il Futurismo. Molti input, tuttavia, sono chiari anche spostando ancor di più le lancette nel… futuro anteriore. Il Frankenstein di Mary Shelley già è opera visionaria complessa e contiene in vitro quasi tutti i temi poi transumanisti…
Un’arte transumanista in Italia esiste ma francamente di nicchia: mentre a livello mondiale Natasha Vita More appare l’icona principale se non fondatrice…oppure lo stesso neosituazionista quasi Casaluce…
In ogni caso per l’Italia è possibile collocare l’arte transumanista all’orizzonte all’interno di un filone che ancora una volta fu inaugurato, piaccia o meno, dall’ avanguardia futurista; rielaborato poi dalle successive avanguardie cosiddette tecnologiche; da certo già neofuturismo cosiddetto spazio-nucleare (dallo stesso Fontana a Baj eccetera) fino a certa video arte italiana contemporanea.(in particolare quella pioneristica del Centro Video Arte di Ferrara, anni settanta e le sue recentissime pporpaggini contemporanea, la rasssegna annuale The Scientist.
A livello critico figure come Lea Vergine, Lamberto Pignotti, Gillo Dorfles, Renato Barilli e lo stesso Adriano Spatola, tra arte programmata e poesia totale o computer art, musica elettronica e video art incluse, tra altri segnalano percorsi critici destinati all’odierno orizzonte transumanista..
I transumanisti Campa, Vaj, Aguzzi e Boco recentemente hanno lanciato infine analisi live e consapevoli abbastanza inedite nel panorama critico italiano (quanto meno per l’interfaccia consapevole proprio con la News Transhuman).
Infine, anche certa fantascienza italiana letteraria soprattutto, fin dagli stessi futuristi (Viaggio al Pianeta Marte di Enzo Benedetto, lo stesso Mafarka il Futurista con la figura di Gazurmah, quasi un eroe robot ante litteram Made in Japan )…
Insomma, laddove, in Italia, è possibile parlare di estetica della macchina o tecnologica, è pertinente il remix critcio transumanista estetico. Fiorisce già in tal senso un patrimonio superlativo: gran parte della letteratura e dell’aeropittura futuriste in particolare….. gran parte dell’avanguardia italiana secondo novecento, tra ripetiamo arte programmta, spazio nucleari, anche pop art, iperralismo, body art, ambient art, eccetera.
Fino all’arte elettronica: da Berio a Battiato, dalla video art /installazione dei vari Plessi e Cattani o Stringari o Camerani o Toti, Claudio Castelli, allo stesso Massimo Festi nell’ambito di certa arte contemporanea….. Fino alla nascente Net Art e a Second Life, il geniale Roberto Carraro.
Nuovamente il futurismo contemporaneo, da Rosso Trevi a Futurguerra, al connettivismo fantascientifico soprattutto letterario, dopo Calvino, i giovani talenti De Matteo, Battisti, Verso, Milani… Perchè no anche certa electrodisco, dai pionieri Giorgio Moroder, Gino Soccio, Righeira (oltre all’hit Vamos a La Playa sempre suonato dopo 30 anni.. esordirono con un Balla Marinetti cult) fino alla techno italiana da discoteca stessa…
E solo alcuni nomi, quasi quest’ultimo un software tra tanti, facilmente intercambiambile con altri nomi protagonisti noti o meno noti della ricerca artistica italiana contemporanea o magari anche retrospettiva moderna.
Anche l’arte transumanista quindi è una compenetrazione prossima al futurismo e al connetttivismo, oggi…e a molte altre espressioni della postavanguardia, non ncessariamente minori.
Forse l’evento multimediale “transumanista”, completo e anche storico retrospettivo più significativo in Italia contemporaneo fu quello del Mart a Rovereto dello scorso 2005, non a caso curato anche dalla stessa Lea Vergine: Il Bello e le Bestie.
Così depilllant e cataloghi presentarono l’evento:
“Metamorfosi, artifici e ibridi, dal mito all’immaginario scientifico… Dalla mitologia classica alle manipolazioni delletà contemporanea, l’ibrido come incrocio tra umano e animale, spirituale e carnale, come mostruosità naturale o artificiale, metafora della realtà e punto di vista sul mondo. …. Dalla metà dell’Ottocento ai linguaggi dei nostri giorni…. dialogando con la letteratura,il cinema ela scienza”…. Arcimboldo, Bocklin, Moreau, Rodin, Magritte, Chagall, Picasso, Bacon, Khalo, Beuys, Sherman, Barney” gli archetipi anche viventi indicati dai curatori del Mart, compresi finalmente gli italiani Giorgio De Chirico, Alberto Savinio, Luigi Ontani.
Eppure alla fine resta un’impressione netta e prima o poi non archiviabile. Forse il Transumanesimo, parola brutta e ben poco evocatica, anzi quasi equivoca per certe analogia extraartistiche oppure riduzionistiche in certo senso (ci riferiamo alla Transavanguardia, una delle avanguardie del secondo novecento pur ricca di spunti stessi postumani e transumanisti), gira e rigira, almeno in Italia, non è nient’ altro almeno a livello artistico che Neofuturismo degli anni duemila!
Nella sua accezione filosofico-estetica già tacita fin nel periodo eroico storico del primo novecento, poi obliata dai critici, fino all’evocazione da approfondire all’epoca per l’avvenire, esplicitamente evidenziata da Luciano De Maria, anni 70 nella sua prefazione a Marinetti e i futuristi….
Con buona pace di chi riscopre impronte dimenticate e ne nega l’interfaccia oggettivo per questioni meramente ideologiche o – tipico di certa intellighenzia del secondo novecento- manierismo culturale elettronico….

Roberto Guerra








