The Beatles remasterizzati: l’utopia clonata?

Un esempio spettacolare degli effetti delle nuove tecnologie, da un lato, e della differenza fondamentale tra la cultura alternativa del passato e quella contemporanea, celato in un evento apparentemente[...]

Beatles versione pop Un esempio spettacolare degli effetti delle nuove tecnologie, da un lato, e della differenza fondamentale tra la cultura alternativa del passato e quella contemporanea, celato in un evento apparentemente commerciale, è il recentissimo relativo rilancio dei leggendari Beatles. L’industria musicale ha remasterizzato, sorta di clonazione digitale, il quartetto di Liverpool.

I puristi potevano storcere il naso, ma al contrario, a livello musicale, il sound è quello originale, mai sentito così, neppure dai Beatles quando suonavano o incidevano, eppure per questioni complesse, appunto nulla d’artificiale!

I Beatles, e tutti i valori annessi, 68, cultura hippy, pacifismo eccetera sono tra le icone storiche del cosiddetto underground della seconda metà del Novecento: quei valori si sono rivelati quantomeno discutibili. Tranne la rivoluzione artistica, peraltro strettamene intrecciata con un’altra icona già potente all’epoca parallela, vale a dire la rivoluzione pop di Andy Warhol e la Factory (non solo la ..Apple eccetera).

Ecco, la clonazione musicale dei Beatles, esclusivamente musicale, segnala proprio la mutazione, quel che è rimasto, al di là della mitologia della controcultura storica: la musica, la dimensione estetica e sullo sfondo, alla luce del sole, il motore per cos’ dire della nutazione stessa, le nuove tecnologie, nel caso specifico quelle di registrazione e musicali.

E in certo senso, già all’epoca evidenziato da sociologi e storici, tra Woodstook e New York, tra l’utopia del 68 e la.. Factory di Andy Warhol ha vinto quest’ultimo: la dimensione artistica e tecnologica, industriale quasi come veri input di trasformazione e creatività sociale. Quando proprio la pop art fu etichettata dai soliti Soloni in apologia del consumismo dell’imperialismo americano!

Cinicamente, ma è solo un’iperbole, tra i sit in di John Lennon e le canzoni capolavoro di Paul Mc Cartney (e lo stesso Lennon) musicista ha vinto il dandy di Liverpool non il rivoluzionario hippy.

Pure, la critica meno politicizzata, da un pezzo ha paragonato spesso i Beatles a… Mozart, i Mozart del nostro tempo… E questa, onore a John e Paul (e Ringo e George Harrison) è davvero rivoluzione culturale, senza le ombre di qualsivoglia Maotzetung o ambiguo Malcom X o pseudocultura lisergica sullo sfondo come un virus!

Con i Beatles, effetto della tecnologia spaziale, della televisione… della tecnologie di massa, lavatrice, minigonna eccetera, della stessa ultima grande avanguardia artistica- appunto la pop art di Warhol, per la prima volta, la nuova cultura di massa, non più tradizionale ma moderna è diventata consapevolmente Arte…. Non solo i Beatles, ma sicuramente, l’icona, negli anni 60 70 più forte e d’impatto planetario o almeno occidentale… Resta la guerra nel mondo, ma sono rimasti anche i Beatles, attraverso cannoni virtuali prodotti dal Sistema cosiddetto stesso, meno orrido, rispetto a qualsiasi alternativa del Passato o contemporanea.

Quando l’utopia possibile non remota o mistificante, si allea con la tecnologia, l’Eppur si Muove di Galileo non è solo un link astratto, ma un’equazione, non facile, complessa e mai lineare, a zig zag nei riflessi sociali della mutazione verso scenari più evoluti e libri.

Forse dalla nuova generazione di Internet, dopo l’overdose attuale di blog, chat, siti forum, sperimentazioni e o sonnambulismi e sindromi del web stessa, l’utopia interfacciata con la tecnologia sarà – come un Hacker collettivo geniale, davvero contrattuale e vincente a livello politico-sociale. Con il Sergente Pepper…. sempre soundtrack!

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