Forse finora, nonostante aperture nette anti-ideologiche alla modernità e al pensiero laico, spesso lasciava perplessi: al di là delle boutade provocatorie di Feltri, che per tali fuori tema, rispetto alla destra classica, l’ha persino chiamato Compagno Fini, il leader storico appunto dell’ex AN, appariva, forse, persino troppo lineare e esatto in certo suo dinamismo e prese di posizioni atipiche.
Forse pesavano anche alcuni imbarazzanti giudizi della penna raramente erronea di una certa Fallaci che anni fa lo liquidò con accuse di opportunismo e di cliché politichese senza appello.
Va da sé, l’ultima sua presenza nel talk show intelligente (a volte anche troppo ostentato e deja vu sinistroide, a volte….) di Fazio “Che Tempo che fa”, ha forse fugato certi dubbi: un segnale importante per la futura destra postBerlusconi, altrimenti senza il Cavaliere, probabilmente a fine naturale legislatura, senza un leader sostituto di razza.
Troppo disinvolto, disincantato, persino disarmante e padrone del dialogo con Fazio, l’attuale presidente della Camera che ha confermato- nella macchina della verità televisiva, una statura attuale e in progress ormai quasi estinta tra gli uomini politici italiani.
Indipendentemente dalle singole sempre eleganti domande di Fazio (che ha senz’altro il merito nella Tv ancora ideologica area sinistra di non scadere mai ai livelli di altri colleghi, Santoro in primis, anzi…) generalmente mirate proprio ai temi più innovativi dell’ultimo Fini e alle disarmonie appunto con certa Tradizione del Centro-Destra, persino con il PDL e Berlusconi in particolare, Fini semmai ha rilanciato la propria svolta futuribile, ribadendo quasi programmaticamente la fine nel duemilanove di qualsivoglia novecento ideologico, pur rifiutando ogni relativismo altrettanto dogmatico.
Destra e sinistra relativizzate, conservatori o progressisti restano opzioni di campo, ma nella futura consapevolezza che nei tempi postmoderni, generalmente e per gran parte delle problematiche politiche e per l’arte di governo in particolare, …non esiste un’unica risposta, o prospettiva a una dimensione.
A parte certa antitradizione radicale, forse mai nessuno è stato in Italia, negli ultimi anni cosi’ esplicito e autorevole, come Fini nel lanciare auspicabili scenari postpolitci, fondamentali sia per avviare, a destra sinistra e manca, una nuova stagione della politica italiana, al di là sia dell’antiberlusconismo obsoleto sia dell’antisocialismo meramente reattivo.
Certamente, Fini in tale rotta verso un neoconservatorismo postliberale davvero neomoderno, aperto e e dinamico, è stato a livelli più spettacolari anticipato dallo stesso Berlusconi, che peraltro, molti l’hanno rimosso dal 1994, proviene ideologicamente dal socialismo craxiano.
Tuttavia, finalmente, forse è scattato per il futuro del fondamentale bipolarismo italiano prossimo venturo, nello specifico per l’Area della destra neomoderna un salto in avanti promettente: non distante da certa riflessione intellettuale e artistica che ha animato certa cultura d’ Area stessa o finanche paradossalmente affine negli ultimi 20 anni circa: da Alain de Benoist e Guillame Faye in Francia, agli stessi Marcello Veneziani, Giordano Bruno Guerri, Vittorio Sgarbi, Stefano Zecchi e altri in Italia, irradiata anche del moderno incompiuto futurista.
E tale interfaccia nascente nei Dinamici eretici dell’ex… Destra Italiana, postideologica, tra uomini politici e substrati o spinte culturali, è indizio anche finalmente in Italia di contaminazioni non organiche, ma neovitalistiche per così dire, non strumentali, ma che capitano naturalmente, come dovrebbe essere, per garantire un minimo di elaborazione critica ed innovazione nella sfera e nella casta politica tout court.
Fenomeno, in contro luce, appunto evidenziato da Gianfranco Fini nel programma di Fazio, invece ancora sotterraneo nella mutazione in atto nell’ex… sinistra, dove la barriera decennale di certa visione comunque organica ed idologica dell’interfaccia politica/cultura frena tutt’oggi evlozioni parallele.
Riassumendo, certamente un Fini del genere, capace di sintetizzare senza traumi svolte neomoderne (sui temi nucleari di certo progressismo radicale, testamento biologico, ricerca scientifica eccetera), captando anche certo nuovo zeitgeist intellettuale italiano e europeo, ne suggerisce una futura leadership, fredda e potente come e oltre il miglior Fini a suo tempo Ministro degli esteri e attuale Presidente della Camera. Che poi ha replicato certa autorevolezza anche a 8 e 1/2 , soprendendo nettmente Lilli Gruber…
Nello stesso tempo, un Fini del genere sarà un serio problema in più per certta svolta stessa inaugurata da Bersani nel PD e la sinistra, dopo la fine dell’equivoco storico democristiano Prodi+Franceschini, per approfittare dei limiti biologici dell’era Berlusconi. E Fini a a quanto pare piace parecchio anche a sinistra!
Inter partes: in realtà, sia Bersani che Fini segnalano finalmente quella stagione politica postberlusconiana (ma fin d’ora.), pragmatica e riportata all’agorà meramente politico e dinamicamente programmatico, che tutti gli italiani da tempo desiderano, come dimostrato in contro-luce, dagli esiti elettorali post tangentopoli, che -dopo circa 50 anni di quasi monoteismo democristiano sempre hanno premiato l’alternanza politica. Un progresso..statistico, sottovalutato dai politologi!

Roberto Guerra








