Di origine italo-indiana, Govind Khurana è il fondatore e produttore discografico di New Model Label, sito blog su my space, etichetta discografica indipendente di musica alternativa, esito di un non comune background professionale, attiva da un paio d’anni circa.
D-Govind, giù la maschera, nell’ambiente si narra di .. prestigiose collaborazioni musicali, forse, per certa eleganza tutta orientale, da Lei quasi celate o ridimensionate:
R-Nessun scoop da rivelare, storie divertenti e, ovvio, importanti: ho lavorato per una etichetta indipendente “multinazionale”, edel in particolar modo per la promozione degli artisti. I nomi sono davvero molti, dai Deep Purple, Simple Minds, The Rasmus, Turbonegro….
D- “New Model Label”, la tua etichetta, quasi italiana, quale filosofia editoriale?
R- Più che approcci filosofici settoriali e specializzati, monodirezionali, preferisco lavorare con generi e musicisti di diversa estrazione: da certo Metal a certo rock “alternativo” e davvero non mi pongo limiti, tanto che uno dei progetti su cui sto lavorando come editore, The Wild Boars, sono un gruppo country blues! Rispetto alle esperienze in una multinazionale ora ovviamente lo sfondo è più in certo senso artigianale, nel senso storico della parola. Prima ero un bell’anello di una struttura, e non voglio certo dare un giudizio su questo. Adesso come produttore attraverso globalmente il prodotto, dall’inizio alla fine, senz’altro spazi più creativi e flessibili. Mi piace poi pensare a potere sviluppare i progetti in maniera creativa, proponendoli in tutto il mondo.
D- La breve eppure già celebre (almeno in certo underground) storia di New Model Label:
R-Abbiamo pubblicato finora diversi artisti con notevoli riscontri critici di pubblico e della stampa specializzata, audience favorito anche da puntuali concerti e minitour dei musicisti.Ad oggi sono usciti i dischi di Vittorio Cane, cantautore unico in Italia, Speed Jackers, una giovanissima band punk’n'roll dall’energia incontenibile e Lunacy Box, gothic band guidata da Ms Larsen che ha ottenuto ottimi riscontri dalla critica soprattutto in Germania.
A breve in arrivo i dischi di I Got A Violet, tra garage, rock e un’attitudine punk, di cui abbiamo anche realizzato il primo video, “Swing Swang”, Rummer and Grapes, indie rock con voce femminile, Thisorder, da Ischia, una rock band influenzata dal sound americano di Alice In Chains e Pearl Jam, con grandissime doti di songwriting.
D- A tal proposito: come noto, Internet e la musica on line facilmente accessibile è certamente un problema per la produzione cosiddetta classica, per le grandi Major, figurarsi per quelle cosiddetti minori, persino d’avanguardia. Come interpreti il fenomeno?
R- L’industria musicale tradizionale, piccola o grande, deve reinventarsi, sperimentare e scommettere nuove soluzioni nell’interfaccia economico e culturale con la Rete. Il problema è che vendere qualcosa che da tutti è riconosciuto come gratuito è davvero difficile, e mi riferisco ovvviamente, agli mp3 in rete.
La musica on line è qualitativamente una Dea Kali, ambigua: favorisce il dilettantismo. Io però non sono contrario alla Rete; è un bene per la sperimentazione. Una risposta possibile per le etichette del presente cablato e del futuro è la sopravvivenza materiale della musica… per cos’ì dire- soprattutto più di nicchia, davvero alternativa- pubblico incluso. Il ritorno del vinile ne è un esempio.
D-L’avanguardia musicale, oggi?
R-Questa è la domanda più difficile di tutte…. come difficile è fare nomi. Si parla molto di marketing e poco di creatività. Spesso quelle che vengono proposte come ultime sensazioni o novità non sono altro che il riciclaggio di stili che hanno più di vent’anni alle spalle. Mi riferisco a nomi come Gossip, giusto per intenderci. In studio si possono fare miracoli ma alla prova del live non si sfugge!

Roberto Guerra








