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Elisabetta Setnikar ADA: prefazione di Paolo Guzzanti

Scrittrice e anche giornalista , Elisabetta Setnikar ha appena edito ADA (Giraldi Editore) un’affascinante “storia” postfemminista, non solo colma di poesia..e ricordi sogni[...]

cover del libro Ada di Elisabetta Setnikar (Giraldi editore)Scrittrice e anche giornalista , Elisabetta Setnikar ha appena edito ADA (Giraldi Editore) un’affascinante “storia” postfemminista, non solo colma di poesia..e ricordi sogni d’infanzia. Appunto, in tempi di nuove riflessioni sulla condizione femminile nella postmodernità, dopo decenni di battaglie ideologiche, certamente eccessive, questo bel romanzo, tra Immaginario e Reale, segnala mutamenti di rotta significativi: a livello letterario e sociologico.

Come ben sottolineato già da rilevanti note critiche, sulla scia sia di ..azzurre elaborazioni maschili.. sia di certa stessa sociologia femminista finalmente e nuovamente profumata di rose…, al di là delle necessarie rivendicazioni e irreversibili, giuridiche e genericamente sociali, l’autentica libertà femminile va, anni duemila, rintracciata certamente in certa Letteratura femminile…

Senza sovrastrutture obsolete, tutt’oggi a volte con frutti risibili, con feticismi linguistici semplicemente trash e reificati (in Emilia una recente iniziativa culturale è denominata Poete e Poete!), denunce nominaliste su certo maschilismo nella Parola, nonostante le stesse femministe…Julia Kristeva e Luce Irigary…., al contrario, proprio la parola femminile archetipica quasi, genera in sé, quando tocca vertici poetici, orizzonti stessi inediti e vincenti sociologici.

Da Mary Shelley a Banana Yoshimoto, via anche Virginia Woolf o la stessa Alda Merini, un cielo rosa puramente indicativo per intendersi, l’autentico femminismo individualista e singolare che libera davvero la creatività delle Rose e delle Stelle… senza vincolare a qualche Ente Supremo collettivo, il Prezzo stesso della Libertà….

E non solo la libertà Da, domandano le donne nel XXI secolo, ma soprattutto la Libertà ..Di: la letteratura come autocreatività o come cibo culturale nell’era cib-ernetica è tra gli scenari possibili e desideranti.

E il contenuto in tal senso, nella libera produzione intellettuale e nella Parola specifica femminile, è relativamente cosa secondaria: più decisiva la cifra, la combinatoria e il cromatismo delle vocali e delle consonanti, in caso di talento, libertà goduta e offerta come un bellissimo dono a l’Altro, uomo o donna o società che sia.

Nel romanzo in questione, tali microassiomi sono alla luce del Sole: Nessun modernismo in primo piano, nessuna guerra dei sessi: al contrario quasi nostalgie d’altro futuro anteriore, ma quasi: è invece ecopoesia al cento x cento. L’archetipo si libera con quiete e grazia dall’inquinamento acustico contemporaneo (anche delle femmministe) e come un telaio incantato ricompone il sublime smarrito del Reale e dell’Esistenza in sincronia con i rintocchi, oggi digitali delle lancette del tempo.

Tutta la musica e la ritmica di note naturali e memorie viventi, concrete, non astratte né fabulate: al contrario una giornata di straordinaria normalità, la vita come sorpresa quotidiana, alla luce delle pupille solari dell’Infanzia, magari delle Piccole Colazioni, di memoria Ruffilliana (un uomo!”) delle passeggiate mai..per fortuna Jogging (!)….

In versione laica e profana, il dialogo nelle parole è remasterizzato:, quasi, le parole della strega, la mela e Biancaneve, una Biancaneve di tutti i giorni, capace di mordere la mela senza avvelenarsi, di donarla al Futuro, una strega stessa senza pentole inquisitorie, un frutto stesso, saporito e velenoso. O la stessa Cappuccetto Rosso che passeggia dicendo veloce ciao al lupo e raggiunge la nonna. Ma nell’artificio e nel gioco, come un avatar, un nick name, una fiction condivisa, quale strategia di godimento del Reale. Per sé e per l’Altro.

Ecco una bella storia del mondo al femminile. Chi vuole scoprire e assaporare la differenza fra lo scrivere degli uomini e quello delle donne,deve leggere Ada di Elisabetta Setnikar per ritrovare il sapore dell’infanzia e del perduto, delle parole dimenticate e dei dialetti della campagna, dei sapori, degli amori, del fruscio delle tovaglie e delle pioggia d’autunno….
(Dalla prefazione di Paolo Guzzanti)

Una donna risolta e madre dal destino compiuto si rivolge alla memoria in cerca di una bambina che c’era e che, forse, lei stessa era. Ne esce un apologo sugli affetti domestici che dispensano “felicità”, prima sensazione assoluta che la protagonista ricorda di aver percepito entrando nel mondo. Felicità come inizio e come promessa della vita? Sì. Come si capisce immergendosi in questo racconto ingenuo e sognante, andando come su un’altalena, tornando bambini, ascoltando i discorsi di una grande nonna che dispensa saggezza e affetto, tanto alla nipotina sul seggiolone, quanto al piccione venuto ad appollaiarsi sul balcone.
(Luigi Amicone, Direttore di Tempi)

Si tratta d’un libro che prende il lettore, o almeno ha preso me, tanto che non sono praticamente riuscito a interromperne la lettura.
Non credo che sia per lo stile, così diverso dal mio ordinario; e neanche per l’ideologia, che, per quello che traspare qua e là, non so se potrei condividere. Probabilmente è la continua presenza dell’autrice, che non lascia mai che la storia prosegua da sola; o è la singolarità di quella Nonna straordinaria, della quale conosciamo l’abitazione antiquata e il vestiario e le abitudini e gli argomenti dei suoi discorsi, e del cui interno tuttavia non sappiamo nulla; o è l’elementarità, la semplicità dei sentimenti – in sintesi, l’umanità – della coppia Nonna-nipote, che ci tocca e che comprendiamo anche se non ne abbiamo mai avuto un’esperienza analoga. Questo, diciamo così, in generale. Per me, che ho vissuto i primi vent’anni di mia vita con una nonna totalmente diversa da Ada è proprio quella figura di Nonna che mi affascina.

Sono contento di essere stato coinvolto nella sua “storia” di famiglia . Per quel che conosco il mondo, non credo d’essere l’unico lettore che è stato “catturato” da questa storia di sentimenti, di sentimenti buoni. Bisognerebbe che il suo “Ada” fosse fatto conoscere.
(Renato Peri)

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