John Belushi e Gianni Fantoni

Gianni Fantoni ..alias John Belushi (John Belushi, L’ultima notte, produzione del Teatro Comunale di Occhiobello, Quinlan e Arkadis, Regia di Massimo Navone, musiche Daniele ‘Benji’ Benatti e[...]

Gianni Fantoni Gianni Fantoni ..alias John Belushi (John Belushi, L’ultima notte, produzione del Teatro Comunale di Occhiobello, Quinlan e Arkadis, Regia di Massimo Navone, musiche Daniele ‘Benji’ Benatti e Stefano ‘Perez’ Peretto, costumi di Elisabetta Gabbianeta) superlativo recentemente (17 12) per la bellissima rassegna di Occhiobello, “Il Teatro Uccide” a cura del creativo Comune e del talentuoso art director Marco Sgarbi, esempio di antenne anche istituzionali appunto propulsive e in sintonia con il mondo contemporaneo.

Un Fantoni oggettivamente ora decollato, il miglior erede di Paolo Villaggio. Un tributo al grande John Belushi, dove il cliche già notevole del comico ferrarese doc, tocca inediti vertici a modo suo esistenzialisti postmoderni. Un’ autostrada ha – come un super cartoons- il percorso creativo di Fantoni, dalle esilaranti esperienze d’esordio allo Zelic di Ferrara, poi il boom al Costanzo Show, altri shov televisivi o meno, una cult con la stessa Moana Pozzi in un minifiction comica sul grande Omero, Striscia la Notizia, libri d’area interessanti e gaudenti, fino allo spettacolo su Belushi di sicura audience ulteriore.

E a Occhiobello (Rovigo) , l’anteprima, scoppiettante e significativa. Il doppio Belushi, soprattutto, rivela forse l’anima essenziale del comico Fantoni: come tutti i grandi scienziati del motto di spirito, capace con la maschera della risata, del sarcasmo, dell’umorismo, della leggerezza virtuale dell’essere, di eprimere detti e contraddetti indicibili nella modernità e i suoi tabu’, tutt’oggi purtroppo fondamentali e condizionanti il libero volo degli spiriti liberi, divi o profani che siano. Anche e in particolare attraverso l’arte vita simbolo del geniale e sfortunato John Belushi.

Più nello specifico così ha brillantemente evidenziato il quotidiano on line Estense Com per l’anteprima:

“Il giorno del suo trentesimo compleanno, Belushi era già una star: aveva recitato in Animal House, la commedia più amata d’America; era l’idolo del Saturday Night Live, lo show televisivo più famoso del paese; e l’album dei suoi Blues Brothers, Briefcase Full of Blues, era in vetta a tutte le classifiche. Nato a Chicago, figlio di immigrati albanesi, da ragazzo il futuro di John Belushi sembrava già scritto e prevedeva un posto dietro alla cassa nel ristorante di famiglia. Da quel punto di partenza, come comico, attore, cantante e personaggio è arrivato a colpire l’immaginazione di un’intera nazione, arrivando a incarnare la gloria e la tragedia del sogno americano. E proprio sulla scia di questa vita vissuta sempre al limite si inserisce questa sorta di catarsi teatrale.

È il 5 marzo 1982. John Belushi sta morendo in una stanza dell’albergo Chateau Marmont di Los Angeles a causa di uno ‘speedball’, un’iniezione letale di cocaina ed eroina insieme. È una notte drammatica che il suo talento riesce a trasformare in un momento leggero, come solo i comici sanno fare anche in istanti impensabili. Forse Belushi è consapevole di quello che gli sta accadendo o forse, come tutti i grandi artisti, si crede immortale. Da sempre ama le sfide pericolose e anche questa volta affronta questa situazione con l’amabile spudoratezza che lo contraddistingue. Fino alla fine non perde occasione di voler essere un comico e, insieme al suo pubblico, rivive l’atmosfera dei suoi migliori shows, attraverso monologhi, dialoghi e l’immancabile musica dei Blues Brothers di cui è stato grande protagonista. Poco per volta tutti gli amici, i parenti, i colleghi e i rivali gli fanno visita, accolti in un grande girotondo onirico di battute e gags, per un’ultima grande rappresentazione, dove il bis, purtroppo, non è contemplato.”

In pillole: forse, Con Fantoni, il comico ritorna Homo Ludens, dribbla le caste stesse di certa Intellighenzia, spesso fuori dal tempo e dallo spazio, e anche dal ciberspazio, ora, lancia verità indicibili, oltre i vincoli e le corazze del linguaggio e della parola, spesso cemento sociale.

Il Belushi alter ego di Fantoni è il ritorno forse anche della grande apppunto antitradizione di certo umorismo nazionale: la generazione di Villaggio, Manfredi, Gassman, Tognazzi, Vianello, necessario link per trascendere il pur propulsivo humor post Drive In.

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