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L'Homme Robot: Intervista a Sandro Battisti

Sandro Battisti (Roma) è tra i principali promotori della nuova fantascienza italiana: come scrittore e co-fondatore del movimento connnettivista (con Marco Milani, Giovanni De Matteo), come curatore[...]

Sandro Battisti site Sandro Battisti (Roma) è tra i principali promotori della nuova fantascienza italiana: come scrittore e co-fondatore del movimento connnettivista (con Marco Milani, Giovanni De Matteo), come curatore di un prestigioso blog space su Fantascienza com, dove alterna recensioni del settore e amplificazione dei temi cibernetici sociali e filosofici contemporanei alla luce della scienza e della tecnologia contemporanee. Collabora anche con l’avanguardia transumanista di Riccardo Campa (ha scritto anche un saggio nel volume di quest’ultimi Divenire 2)

Alcuni secoli fa, agli albori dell’Illuminismo, apparve all’orizzonte l’inquietante e meraviglioso L’Homme Machine di Lamettrie, pamplhet visionario, quasi scritto da un viaggiatore del tempo ante litteram. Oggi si parla, sulla scia degli sviluppi della computer science, ormai di Homme Robot: Battisti è senz’altro in Italia uno dei tecnovisionari cantori della contemporanea e prossima fusione Uomo-Macchina, dove le Macchine diventeranno, forse, più umane degli umani.

E dall’A.I (Intelligenza Artificiale), paradossalmente, nella scienza e nell’arte, inclusa la nuova fantascienza, è già fiorita una nuova poetica, etichettabile come Sensibilità Artificiale o Intelligenza emotiva: non a caso gli scrittori i suoi messaggeri. E Battisti, tra i più chiari e analitici nella Parola (e poetici).

L’abbiamo intervistato:

D- Dopo pochi anni il Connettivismo, in questo 2009, è decollato, tra partecipazioni a centenari futuristi, compleaanni connettivisti, antologie, Premi Urania, Tv >, Radio e partecipazioni a festival Jazz prestigiosi: una sintesi?

R- Una sintesi? Poco fattibile, anzi io espanderei il campo d’azione perché accanto a tutto quello che hai elencato te, che vede protagonista ogni componente del collettivo con il proprio percorso artistico, aggiungerei anche la creazione di una casa editrice (EDS) di Marco “pykmil” Milani e di una etichetta (Avatar, curata da Francesco “Xabaras” Verso, il vincitore del Premio Urania 2008, e da me) per un’altra casa editrice (Kipple Officine Librarie, del Kremo) altra entità storica del Connettivismo.
Significa che il Movimento vuole espandersi pure nell’editoria, non solo letteraria ma multimediale, anche se ciò non vuol dire che si pubblicheranno solo opere connettiviste: significa, più propriamente, che il Connettivismo non vuole isolamenti ma si propone come interlocutore verso la cosiddetta cultura mainstream, perché il flusso degli eventi è uno solo e noi tutti vi siamo dentro, densi di passato ma anche pregni di aspettative per il futuro.

D- Connettivismo, Futurismo e Transumanesimo…

R- I Movimenti che hai citato sono, in realtà, frutti del Futurismo stesso. Il Connettivismo non annovera tra i suoi padri, però, solo il vulcanico ensemble ideato da Marinetti, ma anche altre idee derivate e pure non affini - vedi Surrealismo - oppure i Crepuscolari, o discipline interiori ed energetiche come l’esoterismo. Connettere le varie culture, le varie discipline scientifiche o filosofiche al fine di ottenere una visione unitaria e superiore, proiettata direttamente nel kernel del Futuro, è un po’ la missione che ci siamo posti cinque anni fa quando fondammo, la notte del solstizio buio, il Connettivismo.cinque anni fa

D- La Fantascienza e la critica letteraria italiana convenzionale. Un problema italiano. Oggi è risolto?

R- In Italia, il filone Fantastico gode di poco prestigio. A mio avviso è colpa delle tradizioni storiche italiane, di certa cultura imputabile al dominio incontrastato che la Chiesa Romana esercita da duemila anni a questa parte. Nulla è dovuto al fantasticare, perché nulla esiste oltre la certezza di Dio, sembrano affermare gli imperatori cattolici di Roma, degni eredi dello Stato assolutista quale era quello di Roma antica. Giocoforza, quindi, tutte le estrapolazioni che non si confanno al reale sono viste con un mezzo sorriso beffardo, soprattutto dai critici che in qualche modo plasmano, poi, il gusto dei (pochi) lettori; certo, la colpa non tutta è della critica, anche il pensiero dominante italiano è conservatore, gretto, meschino, attaccato alle poche cose che si possiedono… Ah, magari si fosse nei paesi anglosassoni, lì il Fantastico è davvero considerato un genere di alta cultura. Sì, per esempio proprio lì, nella Perfida Albione…

D- Differenza tra fantascienza cartacea, on line e cinematografica.

R- La differenza è nella fruizione. Media diversi richiedono sforzi di assimilazione diversi, che si ripercuotono sulle modalità di realizzazione: fare un film significa, per forza, avere molti soldi a disposizione, oltre alla capacità di rendere la storia raccontata credibile, ben scritta, ideologicamente chiara in primis all’autore stesso, problemi tra l’altro condivisi dallo scrittore di un libro o di una webzine che contiene racconti.
La differenza è, anche, nella necessità di esprimersi per immagini (molto potente e ricca di archétipi) piuttosto che per parole (una mediazione delle stesse immagini, un “porting” che non sempre può essere felice o riuscire a esprimere appieno le potenzialità di un concetto che le immagini, appunto, rendono potente).

D- La Fantascienza come Realismo d’anticipazione. Ipotesi valida?

R- Mah, la Fantascienza, proprio perché cultura di un Fantastico votato all’estrapolazione (non previsione) di un Futuro basato sul Presente e, all’occorrenza, sul Passato, non può essere considerata come l’estratto da una palla di vetro; non c’è magia, né divinazione, né Sibille che reggano: è solo fantasia lasciata correre sfrenatamente che, a volte, può coincidere con certi sviluppi del presente, altre volte può tranquillamente rimanere un lavoro di fantasia, un’ucronia se volete, lasciata lì ad affascinare o ad ammuffire. Finché qualcuno non si decida, poi, a percorrere un rivolo che lo porti su un universo alternativo dove l’ucronia diventa vera.

” …ora so che era lo schiudersi di una porta su una stanza immensa, ancora adesso per lo più intuita. I sottili capillari delle connessioni che riesco ad intravedere mi lasciano spesso dei brividi, una sorta di guida a ciò che sento premermi addosso, a cui ero sordo ma non insensibile…” (Sandro Battisti)

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