Antonio Saccoccio e il Net.Futurismo: intervista per il Futurismo 100 anni dopo

20 2 2010: compleanno 100+1 (o 200-99….) del Futurismo, celebrato un anno fa in tutto il mondo. In Italia, diversi gruppi “neofuturisti”, attivissimi on e off line, hanno ufficialmente[...]

Netfuturismo performance

20 2 2010: compleanno 100+1 (o 200-99….) del Futurismo, celebrato un anno fa in tutto il mondo. In Italia, diversi gruppi “neofuturisti”, attivissimi on e off line, hanno ufficialmente rilanciato la più importante avanguardia italiana. Azione Futurista, i Transumanisti, i Connettivisti, i Netfuturisti, in particolare, in quanto autentici nativi digitali, nati letteralmente nel web, poi, nel fatidico 2009, appunto, protagonisti anche off line con un tour centenario non stop.

Oggi, primo anniversario del Futurismo, postcentenario, gli Old Media, dopo la sbornia del 2009, incredibilmente, hanno persino rimosso la ricorrenza! In questa esclusiva intervista, il “leader” e fondatore di Netfuturismo, il giovane ma autorevolissimo Antonio Saccoccio, fa il punto sul futurismo contemporaneo, traccia le guerre future (culturali….) fondamentali per liberare l’Italia da certa casta culturale, attardata e tutt’oggi - in gran parte - semplicemente tecnoanalfabeta sulla Net-Revolution in atto…

Ormai chi si occupa di Futurismo vi conosce. Ma al grande pubblico come descriveresti il Net.Futurismo?

“Il Net.Futurismo è Futurismo. È il Futurismo che occorre portare avanti in questo particolare momento storico. L’idea di base del Futurismo fondato da Marinetti è un’idea intramontabile, è la sfida nei confronti di chi non si accorge che la realtà si trasforma e va continuamente reinterpretata, è la sfida per una costante evoluzione. I futuristi, un secolo fa, ebbero il compito di testimoniare la trasformazione della sensibilità umana per mezzo delle grandi innovazioni tecnologiche (telegrafo, telefono, cinema, automobile, treno, aereo). Il Net.Futurismo, oggi, deve essere interprete dello straordinario rinnovamento della nostra sensibilità, avvenuto in seguito alla rivoluzione neo-tecnologica. E la “rete” (net) è assunta come paradigma in grado di riassumere la sensibilità contemporanea.

Come vedi la realtà contemporanea?

“Stiamo superando un momento di enorme crisi. E non parlo della crisi economica, perché è secondaria ed è ridicola l’importanza e la visibilità che si attribuisce a questo genere di argomenti. Parlo della crisi del tradizionale modello gerarchico-piramidale. Viviamo da un decennio lo scontro drammatico tra il secolare modello centralistico autoritario e il nuovo paradigma interattivo reticolare globalizzato. Il vecchio modello tenta in tutti i modi di resistere, ma ogni giorno perde consistenza sotto i colpi del nuovo. C’è chi parla di possibili mediazioni tra i due paradigmi: in realtà chi propone mediazioni è quasi sempre chi ha timore di perdere privilegi o di affrontare sfide troppo grandi. È la vecchia malattia del moderatismo a tutti i costi, del buon giusto mezzo. E invece lo scontro è in atto. Non bisogna aver paura di schierarsi e combattere. Anche la crisi economica sarà superata solo trasformando radicalmente l’attuale modello di riferimento.”

Com’è stato il 2009 per il Net.Futurismo?

“Esaltante, anche se molto faticoso. Esaltante perché avere la possibilità di portare in giro le idee in cui crediamo è stata un’occasione unica. Ma è stato anche faticoso perché gli eventi a cui abbiamo partecipato si sono susseguiti in modo incalzante e prepararli tutti al meglio ha comportato un notevole dispendio di energie.”

È difficile essere avanguardia oggi?

“Oggi è più che mai complicato fare avanguardia. C’è chi mette in dubbio persino la possibilità che si sviluppi un’avanguardia ai nostri giorni. L’avanguardia deve ripensarsi continuamente. Anche noi netfuturisti siamo in continua evoluzione. Dobbiamo ancora comprendere come agire in molti casi. Per fortuna il web in questo ci dà una grossa mano. Il Net.Futurismo è nato sul web a costo zero. Ho provato a lanciare l’idea sin dal 2005, ma ho dovuto aspettare il 2008 per vedere delineato un vero gruppo d’avanguardia. Oggi siamo una ventina di attivisti (e centinaia di sostenitori), ci abbiamo messo il coraggio, la passione e l’intelligenza. Nel 2009 abbiamo girato l’Italia portando le nostre idee e le nostre creazioni dalla Puglia al Piemonte.”

Un bilancio del centenario futurista appena concluso.

“Difficile un bilancio. Tantissime sono stato le iniziative per celebrare il Futurismo. In linea di massima ho oscillato per tutto il 2009 tra la soddisfazione nel vedere finalmente tutti occuparsi di Futurismo e la noia generata da questi eventi celebrativi. Diciamo le cose come stanno: alcuni futuristi (Marinetti, Boccioni, Balla, Cangiullo, Papini, Depero) ebbero un talento e un coraggio smisurato. Ora, se per ricordare e onorare questi talenti si prendono individui mediocri, il risultato non può che essere una farsa deprimente.”

Qual è stato quindi l’errore delle celebrazioni?

“Semplice. Marinetti avrebbe detto: il Futurismo è diventato un verminaio di glossatori. L’errore fondamentale è stato celebrare soltanto il Futurismo morto. Invece andava sostenuta la piena attualità delle idee futuriste. La figura dell’artista che è al tempo stesso teorico e critico, inventata incredibilmente da F. T. Marinetti, è oggi annebbiata dai criticastri che nulla capiscono d’arte e soprattutto d’avanguardia. Questo testimonia che lo spirito futurista non ha attecchito per nulla nel nostro Paese. Se dopo cento anni gli studiosi vanno a cercare inutili foglietti autografi del futurista più inconsistente (perché accanto agli enormi talenti ci fu anche una quantità di futuristi insignificanti) invece di soffermarsi sulla nuova ondata avanguardistica (erede del Futurismo stesso) che si profila nel mondo contemporaneo, significa che l’Italia è ancora più passatista di un secolo fa. L’Italia è piena di gente che parla d’arte avendo una conoscenza libresca dell’arte. L’Italia è piena di gente che parla d’avanguardia senza avere avuto neppure la minima esperienza d’avanguardia.”

Torniamo al Net.Futurismo. Come siete organizzati?

“Esattamente come una rete, siamo un vero network. Il Net.Futurismo è un’idea di tutti, e non è di nessuno. Tutto quello che abbiamo realizzato è per merito dell’entusiasmo, della passione, dell’energia straripante di ogni singolo net.futurista. Siamo un’evoluzione della tradizionale famiglia, siamo una rete-famiglia, una famiglia unita dalla passione per un’idea e non da legami di sangue. Senza un forte legame tra di noi non avremmo potuto pensare a nulla di grande. A questo punto dovresti farmi questa domanda: “State anche anticipando le relazioni affettive che avremo nel Futuro?”. La mia risposta è “Sì, le relazioni affettive future saranno reticolari, anzi reteali”.”

Progetti per il futuro?

“L’obiettivo del 2009 è stato quello di proporre il nostro pensiero e le nostre creazioni all’attenzione pubblica. Molti ancora non ci conoscevano. Già da quest’anno stiamo invece lavorando per estendere la rete anche al di là del Net.Futurismo. Chiunque lavori per il Futuro e per il rinnovamento è nostro potenziale alleato. Fare rete, fare network è esattamente questo.”

E l’arte? Come vedi la situazione dell’arte oggi?

“Malissimo. Il problema non è l’arte, sono gli artisti. Di sicuro, dopo la pop art e la conceptual art si è definitivamente conclusa quell’idea di Arte con la A maiuscola che già Futurismo e Dada avevano messo in discussione. Oggi noi netfuturisti parliamo di “oltrarte”, una condizione di creatività estesa ad ogni ambito umano e resa oggi possibile dai nuovi media. Un’arte con la a nana. Purtroppo esiste una pletora di individui imbevuti di cultura passatista, che aspirano ancora a fare gli Artisti come nell’Ottocento. E ci sono pure gli artisti presentisti, che hanno la stessa mentalità dei passatisti, ma invece di creare sculture fanno video-performance o net art. Pensano che un programmatore o un videomaker sia per forza di cose più intelligente di un pittore. E invece spesso è più presuntuoso e più asino. Anche nel caso di questi artisti presentisti si tratta di arte di sistema, arte che aspira al riconoscimento ufficiale, arte che non è scomoda per chi ha il potere artistico, politico e culturale. In fondo, di fronte a tutti gli artisti passatisti e presentisti, non possiamo che sfoggiare la nostra beffarda risata prospettica.”

Risata prospettica?

“Sì, risata prospettica. È una risata in prospettiva. La risata di noi netfuturisti, consapevoli che tutto ciò che per primi oggi stiamo sostenendo sarà accettato tra qualche anno dagli altri. Tutti i problemi, tutte le discussioni, tutte le polemiche travolte da una gigantesca risata prospettica.”

A d F u t u r u m 2 1 0 9 .

Commenti dei lettori

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  • Mariaserena

    21 Feb 2010 - 10:59 - #1
    0 punti
    Up Down

    Bella intervista. Densa di contenuti e innovazione. Questa è la vera risposta alla palude della comunicazione oldmediatica che tenta invano di soffocarci. Questa è la nostra direzione contro il passatismo.
    Lo sciacallo mediatico apre la bocca, esala il suo fiato esiziale e sgranocchia la preda inconsapevole.
    E’ necessario imparare tutti ad usare la comunicazione mediatica (invece che criticare soltanto) e fare sempre RETE.
    Abbracciamoci nel WEB: la realtà dei nuovi affetti e della famiglia virtuale è diventata la nostra forza.

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