I cortronici di Tonino Casula: intervista

Forever Young l’artista e pittore elettronico Tonino Casula, protagonista dalle origini della sperimentazione video italiana contemporanea: e sempre in progress, in mutazione creativa in una[...]

Tonino Casula Arte Tridimensionale Forever Young l’artista e pittore elettronico Tonino Casula, protagonista dalle origini della sperimentazione video italiana contemporanea: e sempre in progress, in mutazione creativa in una sintesi anima-computer, uomo-tecnologia di raro equilibrio formale e contenutistico. Sardo, nell’arte contemporanea d’avanguardia appare complementare all’altrettanto celebre Aligi Sassu.

Sul fronte e il bordo prettamente visivo, quest’ultimo, nell’old media Picture, Casula danza invece a 360° nei new media: il futuro antico dell’Isola, anche grazie a questi sue due maestri, decolla oggi nell’era di Second Life, in certo senso. Con Casula capace di conciliare virtuale e Reale, prova scientifica della continuità storica creativa dell’opera d’arte, esempio luminoso per l’arte nascente dei nativi digitali, quando -naturalmente- l’unità umana interfacciata con le tecnologie è “macchina pensante”, un artista!

Il Maestro ci ha elegantemente donato la seguente intervista:

D- Tonino Casula autopresentazione

“Anche se attualmente mi occupo solo di cortronici e delle loro implicazioni tra immagine e suono, ne vengo da una lunga carriera di pittore, durante la quale, com’è giusto che sia per ogni pittore, ne ho fatto di tutti i colori. Alla fine degli anni 80, mi sono domandato se, come artista, vivevo davvero il mio tempo e, trovandomi sommerso da un oceano di oggetti da appendere al muro (quadri), ho capito che, nella ricerca delle mie poetiche di lavoro, volgevo il mio sguardo al passato. Così, ho preso ad amare il computer e a produrre, con questa macchina, dapprima le mie computer graphics, poi le diafanie e i cortronico bidimensionali, a cui sono seguiti i cortronici tridimensionali (http://www.toninocasula.net/).Decisi di chiamare cortronici i miei video dopo che il poeta visivo Gianni Toti mi definì pittronico (pittore elettronico). I mie cortronici sono bidimensionali o tridimensionali, a seconda che siano realizzati con programmi bidimensionali o tridimensionali, mentre mi appresto a chiamare cortronici tridimensionali a visione stereoscopica i video che realizzerò più avanti col sistema 3D del cinema.”

D- L’immagine elettronica oggi

“L’elettronica ha facilitato il lavoro di chiunque desideri tradurre in immagini cose e pensieri. E questo riguarda tutti, sia chi si occupa di televisione e sta dietro una telecamera della Rete 4, sia la mitica casalinga di Voghera che fotografa la nipotina con una camera digitale trovata nel fustino del detersivo. Il problema si pone diversamente per chi, come me, utilizza l’elettronica con finalità artistiche. Allora, il problema si divarica in due direzioni: lasciare che le opere nascano dai pensieri sublimi degli artisti (per statuto, pare che essi ne abbiano la testa piena), per realizzarsi attraverso un uso libero, inconsueto e non banale dei linguaggi; oppure lasciare che i pensieri sublimi nascano direttamente da un uso libero, inconsueto e non banale dei linguaggi. In quest’ultimo caso, i pensieri (sublimi e no) non vengono fuori dalla mente degli artisti, ma la impegnano man mano che l’opera si va facendo, e solo alla fine si alloggiano nella loro mente. Io sono per questa seconda ipotesi di lavoro: intanto, perché non credo d’avere, in quanto artista, pensieri più sublimi di quelli che potrebbe avere la mitica casalinga di cui sopra. So però che, lavorando in quel modo, cioè inseguendo liberamente i linguaggi, le opportunità di incappare nella nascita di pensieri sublimi sono più numerose di quelle che spetterebbero alla casalinga. È solo per l’uso libero, insolito e non banale dei linguaggi da parte mia che mi sento in vantaggio, rispetto a lei. Ma so per certo che, di questo mio vantaggio, a lei non importa niente. E forse neppure a me.”

D- Arte e società

“Uno dei luoghi comuni più frequenti, assieme a quello secondo cui gli artisti prevedrebbero il futuro, è che la funzione principale dell’arte sia quella di cambiare la società. Non è vero. L’arte è sempre al servizio dei potenti, anche quando sembra contestarli e anche quando sembra porsi alla portata di tutti. Chi ha cambiato le società sono gli inventori della lampadina e, più indietro nel tempo, del cacciavite e delle punte di lancia. L’arte serve agli artisti per il loro bisogno di innovare e verificare in continuazione i linguaggi, col fine di arricchirli e arricchirsene, oltre che, perché no, metterli a disposizione di tutti, dove tutti, però, non sono indistintamente tutti, bensì i possessori degli strumenti culturali opportuni. Non c’entra la squisita sensibilità - un bicchiere d’acqua che non si nega a nessuno - con cui gli uomini si accosterebbero all’arte (altro luogo comune). C’entra invece la cultura (il possesso degli strumenti opportuni, appunto), che però non è equamente distribuita. E c’entra il denaro, che contribuisce non poco a distribuirla.”

D- Come immagini il futuro? Certe ipotesi futurologiche sull’elisir di lunga vita, eccetera:

” Non farò certo carte false per entrare nell’eternità, progetto che lascio a certi politici assatanati. Invece, condivido l’idea di un futuro sempre più determinato dalla tecnologia. Ma si tratta di una mia curiosità intellettuale e, se vuoi forzando un po’, artistica, nel senso che mi piacerebbe domandarmi in continuazione cosa succede se, di fronte agli eventi della vita. Artistica perché è la posizione che assumo sempre quando lavoro, di fronte alle scelte che devo fare di volta in volta, man mano che il lavoro procede, incrociando piacevolmente contraddizioni e malintesi, errori e successi, tutta merce preziosa che aiuta la mia mente a sentirsi libera, senza il bisogno di trasformare la libertà conquistata in qualcosa di utile.”

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