Uno degli scrittori più importanti per comprendere appieno il fascismo italiano e Mussolini, alla luce di certa nuova storiografia, postDe Felice e Nolte, è certamente Emilio Gentile, il nome nel destino. Come gli altri contestato ( e per Gentile, davvero mero fanatismo) dagli storici stalinisti nel libero Occidente, in quanto - tali- nuovi storici hanno via via suggerito, chi in un modo chi nell’altro, l’ipotesi scandalosa del fascismo e del Duce non più male assoluto, persino nella sua complessità anche fenomeni positivi.
Va da sé, oggi tale nuova analisi del ventennio, è patrimonio acquisito persino tra gli storici non ideologici dell’Area Sinistra: ma stampa, media, tranne magari in certi programmi a tarda ora, l’opinione pubblica perlomeno ufficiale, rilanciano ancora l’ipse dixit degli storici comunisti, in Italia persino più stalinisti loro e dogmatici magari di Togliatti, che infatti domanda anch”egli analisi diverse da certa vulgata postmuro1989! (E con esiti, anche per Togliatti, globalmente anche positivi:::).
Persino un mero articolo, addirittura ..l’I-Phone, può generare tutt’oggi polemiche arcaiche, in Italia: l’antifascismo militante ideologico, è ancora totem tabu’ freudiano, come osare dire che in fondo Maometto era un pedofilo o – relativizzando- che Dio esiste ma ..ci deve parecchie spiegazioni.
In contro-luce, la strana reazione di tutta La Casta culturale trasversale, dal cinema ai politicanti, al cult movie comics di Guzzanti di qualche tempo fa, Fascisti su Marte, apprezzato ma perturbante sia per i camerati che per i compagni, è sintomo di quanto sopra.
Figurarsi, poi, se il revisionismo critico viene da sinistra…..
Comunque, perchè il Duce e il fascismo non furono mali assoluti, anzi fenomeni anche propulsivi della storia nazionale?
Alla luce di certa nuova storiografia, amplificata da certi link chiarificatori, provenienti dalla storia dell’arte stessa, il fascismo prese il Potere, durò 20 anni, non tanto per la presunta manipolazione delle coscienze degli italiani, foraggiata dal capitalismo dell’epoca, per frenare il naturale… destino storico dell’Internazionale Comunista in Italia, ma perchè fu il primo esperimento globale di modernizzazione dell’Italia postunitaria. (Nel Bene e nel Male, ovvio!).
La figura di Mussolini, eccezionale, fu decisiva in tale catalizzazione nazionale del fenomeno moderno mondiale: paradossalmente, il fascismo, come la stessa Fallaci e altri hanno provocatoriamente o meno rilanciato, era fenomeno originario della sinistra rivoluzionaria italiana.
E dall’inizio alla fine: la contrapposizione con il comunismo, va oggi vista anche come uno scontro tutto interno, tra due anime del progressismo italiano: l’ala già europea, mediatica, italiana (anzi, Mussolini fu un massmediologo ante litteram, anticipando persino la politica mediatica americana imminente), l’esperimento di uno spiritualismo moderno inedito, in opposizione alla mitologia socialista meccanica e meramente economicistica del cosiddetto comunismo.
Non a caso, proprio Mussolini, persino nella parabola tragica e criminale della seconda guerra mondiale, fino alla fine, esplicito con il velleitario e puramente virtuale ritorrno alle origini della farsa di Salò…, considerava il fascismo e se stesso comunque fenomeni rivoluzionari.
Non era forse stato in gioventù il leader del Socialismo italiano? Uno dei giornalisti rossi d’assalto al capitalismo italiano? Non fu simultaneamente, dopo la rottura con il socialismo pacifista, uno dei simboli interventisti e futuristici (con Marinetti e Nenni persino in galera!) della meglio gioventù italiana, un promotore della Grande Guerra, vista in Italia come la quarta guerra d’indipendenza?Non tento persino, durante il ventennio, a più riprese nuove sinergie con la sinistra? Lo stesso primo mitico Programma originario di San Sepolcro, tutt’oggi a rileggerlo, non sorprende forse per i contenuti assolutamente di sinistra e assai avanzati per quei tempi?
In un certo senso, l’Italia nel ventennio fu un esperimento –all’italiana- dell’Internazionale socialcomunista! Il Duce il Lenin del Bel Paese… I compagni non se ne sono accorti!
Boutade a parte, anche parzialmente, rispetto al nazismo e allo stalinismo, la cosiddetta Dittatura fascista è imparagonabile: al di là dei formalismi istituzionali e legislativi, il fascismo fu una specie di non ufficiale Repubblica Presidenziale; la repressione ci fu ma in misura, statistiche storiche, non molto distante da certa realtà stessa americana parallela e del novecento. Certa negazione dei diritti ai Neri in America fino a ben oltre la seconda guerra mondiale, è un fatto…
E certamente, i comunisti italiani, pur certamente in buona fede, erano o sarebbero stati agnelli senza alcuna difesa nelle fauci di Stalin, se in Italia avessero preso loro il potere. Il Fascismo, scandaloso, ma probabile scenario, ha davvero salvato l’Italia dalla colonizzazione stalinista… Forse sarebbe stata l’Italia il primo stato satellite dell’ Impero Sovietico… fino al 1989?La dittatura relativa, il totalitarismo debole di Mussolini e la rivoluzione fascista, oltre che nelle cifre delle reali repressioni (che colpiva quasi esclusivamente fino alle leggi razziali, soltanto o quasi i comunisti) sono documentati sorprendentemente, dalla percezione generale dell’Italia fascista e di Mussolini in particolare all’estero.
Ha scritto lo stesso Giordano Bruno Guerri in “Fascisti”, Oscar Mondadori (Le scie), 1995 Milano pag. 80, con riferimento a Ferrara, tra le città natali del fascismo, riprendendo anche le tesi dello stesso Nolte: “Bisogna considerare che a Ferrara, come in molte altre zone dell’Italia centrale e settentrionale, vigeva già una forma di illegalità di segno opposto. Il Partito socialista aveva il pieno controllo del comune e la Camera del lavoro e le leghe contadine facevano il bello e il cattivo tempo: otteneva lavoro solo chi era gradito alle leghe, che decretavano una vera morte civile a chi non voleva aderire; posti che avrebbero dovuto essere assegnati per concorso venivano attribuiti a membri del partito; denaro spettante a orfani e vedove di guerra veniva versato agli uffici del lavoro; spese per la propaganda di partito venivano accollate all’amministrazione pubblica”.
Persino fino al famoso Summit di Monaco, alla vigilia ormai della seconda guerra mondiale, scorrere la stampa straniera dell’epoca è sconcertante. Il Duce era considerato quasi ovunque un mito positivo vivente, l’Uomo Nuovo, il fascismo la sua macchina politica moderna originale: da Roosevelt a Chrchill ai più grandi intellettuali o artisti del primo novecento. Stranieri e Italiani. Non solo Marinetti e Malaparte (la sinistra “fascista”…), persino Freud e Walt Disney.
In definitiva: l’avvento del fascismo e la sua storia furono fenomeni rivoluzionari fino al 1939. Una risposta propulsiva (ovvio incompiutissima!) al passatismo liberale prefascista, espressione ancora di una giovane Italietta medievaleggiante, fuori dalla turbolenza dei tempi moderni. Un baluardo efficace al pericolo del comunismo sovietico stalinista, contemporaneamente all’orizzonte, mentre i rapporti contemporanei con Lenin furono sorprendenti. L’Italia fascista la prima nazione a riconoscere la legittimità della rivoluzione d’Ottobre e di Lenin.
Quest’ultimo considerava Mussolini un rivoluzionario in Italia con Marinetti e D’Annunzio!
La svolta poi antidemocratica in seguito al delitto Matteotti, non voluto da Mussolini, va relativizzata: ci si ferma alle apparenze formali, ufficiali, rimuovendo i fatti. L’Italietta di Crispi, Giolitti, Benedetto Croce (pure ambivalente con il fascismo stesso) era una democrazia soprattutto formale: in realtà appunto una Monarchia ancora sabauda, con ben poca reale libertà per i gruppi sociali più deboli e per quindi per la stragrande maggioranza degli italiani. Se ci ferma al mero formalismo, agli stessi letteralismo o nominalismo, i granchi sono facili… La stessa Costituzione Sovietica , nelle parole fu forse la più democratica e avanzata del mondo..ma…..
In Italia la svolta antidemocratica fu storicamente necessaria per far decollare davvero l’Italia nella modernità, al passo con le superpotenze dell’epoca: come poi avvenne, con l’espansione italiana in Africa, bollata e sanzionata dall’Onu dell’epoca, non tanto per la presunta difesa dei diritti umani e della democrazia, ma perchè minava la supremazia dell’Inghilterra e delle altre superpotenze colonialiste… Non era forse speculare la dittatura dei giovani e del fascismo popolare alla transitoria rivoluzionaria proletaria dei memoria leninista se non marxista? I casi Marinetti, Bombacci, Malaparte non sono forse paradigmatici?
Parallelamente, persino gli storici ideologici di sinistra, hanno registrato nel ventennio lo sforzo fascista in tutti i campi di modernizzazione: dalle bonifiche alla diffusione tecnologica, dai treni al cinema e alla radio, all’aeronautica, da Marconi a Italo Balbo, eccetera, come fonti non solo di propaganda (ma quale democrazia pura ne è esente?) ma appunto di progresso sociale e culturale…
L’alfabetizzazione di massa, un ruolo persino per le donne più evoluto e attivo e un dinamismo culturale all’insegna non solo del ritorno alla mitologia di Roma, ma al passo con le avanguardie artistiche, dal futurismo al razionalismo sono dati ormai condivisi.
Modernizzazione culturale nell’Italia fascista, annacquata dal regime quanto si vuole, ma un dato di fatto, come appunto la storia dell’arte sempre più oggi documenta in modo oggettivo.
Esperiemnti culturali come il Corriere Padano (diretto da Italo Balbo e Nello Quilici), i collaboratori persino socialisti di Gentile per la celebre Treccani, certi margini non sottili di critica nella stampa giovanile del cosiddetto regime, indicano la complessità reale dell’era fascista…
Non ultimo, a parte appunto i comunisti o …non a caso i Democristiani del’epoca, antimoderni, il consenso al Duce al fascismo fu fino al terrificante errore hitleriano, soprattutto autentico e spontaneo.
Il popolo era complice attivo e non manipolato della rivoluzione moderna fascista che avvertiva consapevolmente come tale, persino il Duce in particolare come Capo carismatico del Popolo, liberatore dalla debole, pavida, inefficiente borghesia o aristocrazia nazionali, persino foriero di svaticanare in parte l’Italia, al di là del Concordato ritenuto un inevitabile compromesso, ma a vantaggio della libertà d’azione e progresso del fascismo, persino presagio prima o poi di svolte repubblicane…
Naturalmente, come ben sottolineato dagli storici, tutt’oggi alla luce del sole dai giornali e la stampa dell’epoca, tale consenso riguardava soprattutto il Duce, mentre il fascismo, in sé suscitava sempre anche perplessità: soprattutto per la mediocrità di ras locali, e per gli effetti sempreambigui, tangibili, dell’era fascista.
Quanto sopra, ovvio, è poi stato disintegrato prima con le leggi razziali e poi con l’alleanza suicidale con la Germania nazista con la nota follia poi della seconda guerra mondiale.
La storia è complessa e alcuni anni terrificanti ovviamente (e qua l’Antifascismo non fanatico è storia oggettiva inscalfibile da qualsivoglia revisionismo o relativismo storico, chiaro?) a volte, come nel fenomeno del Duce e del fascismo italiano, delineano, senza se senza ma, giudizi storici paradossali, quasi schizoidi, ma solari!
Con un esempio contemporaneo recentissimo individuale: Roman Polansky è nei fatti certamente un artista, cineasta, geniale (giudizio globale e quasi unanime), nello stesso tempo, come ben noto, è stato uno stupratore (giudizio altrettanto globale). A volte, questo vale anche per fenomeni sociali macroscopici come appunto Mussolini e il suo fascismo. (In certa misura anche per la Russia rivoluzionaria di Lenin!).
Dalle leggi razziali in poi, osteggiate anche esplicitamente da un certo Italo Balbo quasi filoamericano, applicate fino al 1943 anche qua, almeno parzialmente all’italiana, senza la necrofilia nazista (ma dopo il 1943…uno schifo e basta!) per comprendere senza ideologismi la degenerazione fascista è necessario scindere i fatti storici e le motivazioni soggettive del Duce, per poi riarticolarle in una nuova sintesi e approccio che comunque, come sia ancora chiarissimo, non cambia il quadro globale in tal senso esatto e indiscutibile della storiografia ufficiale anche marxista, il giudizio storico sulla seconda guerra mondiale, sulla Resistenza eccetera.
Tuttavia… lo amplifica non rimuovendo più certo aspetto soggettivo della questione, quasi mitico, ma non astratto, in quanto incisivo proprio sui dati storici oggettivi. Soggettività storica appunto reinnestata dalla nuova storiografia di cui prima, che ha permesso anche appunto alla fine di articolare l’analisi stessa del ventennio in modi nuovi e anche positivi, senza scadere nel revisionismo negazionista e acritico.
In tal senso, la svolta hitleriana del Duce va imputata anche alla miopia delle democrazie occidentali che – nonostante le intenzioni dello stesso Churchill- sottovalutando esse stesse la minaccia nazista- hanno certamente isolato l’Italia fascista, anzichè- e Mussolini, Balbo e gran parte dei fascisti erano ben predisposti- assimilarla di diritto (come scrivevano e dicevano ovunque) al Fronte dell’Occidente Anglo-Americano con interazioni e azioni concrete.
Paradossalmente, in quegli anni tragici, Mussolini, una volta tanto, optò per Hitler in base a calcoli razionali non folli, alla luce di quei scenari politici e militari, analisi quasi analoghe proprio a quelle delle Democrazie occidentali e dei commentatori, stampa e esperti, dell’epoca.
Hitler, ancora sottovalutato, si riteneva avesse scatenato una guerra lampo, di breve durata, destinata soltanto al cosiddetto spazio vitale per la Germania, mortificata ancora dal Trattato di Versailles della prima guerra mondiale: nuovo assetto europeo, una volta realizzato, persino tollerato dalle Democrazie Occidentali e europee in particolare. Il patto stesso d’acciaio Germania :Unione Sovietica avallava tale ipotesi della guerra lampo! E il Duce, una volta tanto, non artista.., ma Uomo di Stato razionale incappò in un bivio storico paragonabile per gli effetti reali quasi a un Buco Nero!
Dopo il 1943, nella farsa della Repubblica di Salò. Mussolini consapevole della sconfitta e della fine del ventennio fascismo, accettò di recitare il copione di Hitler nell’illusorio tentativo di arginare almeno frenare l’olocausto italiano possibile….E’ probabile che minimamente, poca roba ma concretamente non astratta per un discreto numero di vite umane e situazioni reali, ci sia anche riuscito.
Parallelamente, il ritorno alle origini socialiste e a sinistra con i programmi puramente virtuali, ma comunque…storia, post1943, fu un testamento consapevole non tanto per negare responsabilità indifendibili, al contrario una confessione, soltanto postillata per così dire, dal tentativo di codificare comunque l’esperimento fascista (fallito com’era consapevole) per quello che fu: una rivoluzione incompiuta, un progetto moderno inedito per l’Italia. Il fascismo non come male assoluto, ma anche positivo, fino alle leggi razziali.
Va da sé, appunto, amplificazioni soprattuto soggettive che , ripetiamo, non inficiano il giudizio storico sul ventennio fascista, ma lo articolano nella sua storicamente plausibile complessità.
Operazione non nostalgica, ma necessaria in Italia, per trascendere definitivamente l’ideologismo tutt’oggi imperante, disibernare il moderno incompiuto fascista e del Duce in particolare, rilanciare il Compagno Duce nell’antitradizione del modernismo stesso incompiuto italiano (anche del PCI…), per nuovi scenari del XXI secolo nuovamente progressisti, futuribili e colmi di slanci vitali.
Se si vuole (al di là e contro ogni nostalgia stessa postcomunista o postfascista) per un futurismo sociale e politico italiano prossimo venturo, al passo, ovvio, con le democrazie elettroniche ed evolute possibili e in divenire del nostro tempo.

Roberto Guerra








