Inaugurata lo scorso 27 febbraio, in cartellone fino al 6 giugno prossimo, a Ravenna, la mostra dedicata alla cosiddetta stagione Preraffaellita “I Preraffaelliti e il sogno italiano. Da Beato Angelico a Perugino. Da Rossetti a Burne-Jones”è semplicemente da non perdere (a cura di Colin Harrison, Christopher Newall, Claudio Spadoni)
In tempi, spesso, di manierismo avanguardista, il ritorno della quasi Religione della Bellezza, auspicata, vissuta e realizzata, da quella generazione protovanguardista inglese, è più di un antidoto.
Né il rilancio attuale va visto in senso puramente atemporale (pur legittimo per la non caducità dell’arte del sublime). La generazione dei vari William Holman Hunt Dante Gabriele Rossetti, P. Boyce, J.W. Inchbold e J. Brett, poi J.W. Bunney, F. Randal e A. Burgess, Burne-Jones , lo stesso William Morris, straordinariamente supportati dagli stessi rari (oggi) critici e studiosi Algernon Swinburne e Walter Pater, John Ruskin (e naturalmente Oscar Wilde), tutt’oggi, può suggerire input da riattivare, paradossalmente alla luce della nascente cibercultura e della net-arte postInternet.
Quello che Wilde lanciò come vero e proprio Rinascimento Inglese…, promuovendo il cosiddetto Movimento Estetico (o Estetismo), nella sua celebre tournée americana, certamente, come cliché pertinente della storia dell’arte e degli addetti ai Lavori, attingeva parecchio dalla pittura appunto italiana ante Raffaello (da cui i sacrosanti link con il Perugino e il Beato Angelico); persino dalla Natura, attraverso interfaccia quasi naif…
Matrice italiana culminata con i mosaici di Burn Jones nella Chiesa Americana di Roma (1880/90).
Tuttavia, alla luce proprio del postmoderno, del ritorno della Superficie quasi wildiana come paradossale e sconcertante flusso esistenziale creativo, senza superflue profondità o reticolo strutturalisti…, per dirla con Baudrillard, la pittura preraffaellita (ma anche la letteratura degli stessi Wilde e Dante Rossetti), più che alla Natura in senso quasi naturalistico (come ancora si dice scolasticamente), ha inaugurato, come Wilde, ben consapevole, la Natura già trasfigurata dalla strategia dell’artificio, dell’Immaginario diremmo, oggi.
Più che la Natura in senso quasi letterale, la Natura interfaccia con l’arte del vivere, secondo il flusso del corpo e dell’anima, intrisa di sessualità e godimento. Semmai, è la Natura pagana, quasi hardware tacito non solo del Rinascimento italiano, ma anche appunto dei suoi artisti tardo medievali, lo stesso Giotto.
Di più: i Preraffaelliti, in quanto proto avanguardia, dichiaratamente ostili alle accademie ad essi contemporanee, sperimentarono la via squisitamente estetica alla nascente modernità. In tale cifra, non distanti da certa stessa generazione artistica e letteraria romantica europea.
I preraffaelliti , già post romantici, se ne distanziarono per la peculiarità sensuale e artificiale innestata con modulazioni del colore e delle immagini e dei soggetti meno metafisici spirituali, anzi l’Anima dal godimento e il Piacere: Bellezza, Stupore, Meraviglia, Sublime come Vertigine, Estasi…. la Morte stessa vista come Fanciulla dell’Al di là, colma di Luce, quasi una sfida, coerenti con il culto della giovinezza, la messa in forma del nuovo archetipo della modernità, il Puer Aeternus.
Certo freddo caldo estetismo cibernetico contemporaneo, disseminato in certa attuale arte contemporanea, ma anche in certa estetica scientifica trasparente persino nella saggistica specializzata (le nuove frontiere dell’AI e della Genetica, con l’umanizzazione della tecnologia), viene certamente dall’aurora dei Preraffaelliti. Sorta, per dirla con lo stesso Franco Rella (”Estetica del romaticismo”- Donzelli editore), di visione atopica neomoderna, preludio all’arte del XXI secolo, non solo come fatale divenire sperimentale, ma anche come ciberclassicismo, quasi, dioniso+apollo, in minuscolo, insomma Fare Bellezza nell’ era della tecnoscienza.
Un fare Bellezza, non rinviato alla rivoluzione futura (come nelle avanguardie moderniste), ma possibile nel l’Oggi dinamico, la Natura come ecopoesia mentale, trasmutando quasi la seconda natura virtuale contemporanea…oltre e anche in querelle tacita, come avevamo iniziato, con il minimalismo eccessivo del Presentismo artistico. In tale vettore, sulla scia stessa del ritorno alla Bellezza (Nuova e Netmoderna….) auspicato dagli stessi Stefano Zecchi e Vittorio Sgarbi.

Roberto Guerra








