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Umanesimo Scientifico: intervista a Giulio Prisco

Da Julian Huxley a Bertrand Russell a Norbert Wiener a Jacques Monod, Karl Popper, Marvin Minsky (e i più grandi scienziati del Novecento/Duemila): la scienza come filosofia e viceversa è il[...]

Leonardo Umanesimo e Scienza Da Julian Huxley a Bertrand Russell a Norbert Wiener a Jacques Monod, Karl Popper, Marvin Minsky (e i più grandi scienziati del Novecento/Duemila): la scienza come filosofia e viceversa è il linguaggio più radicale e rivoluzionario, energia nucleare e solare dell’evoluzione concreta della specie umana. All’ alba dei tempi postumani, quando la scienza non è più soltanto mera tecnologia e-o Intelligenza, ma ormai lo stomaco e il cuore dell’Uomo contemporaneo, contro certo neo-oscurantismo la parola scientifica, nelle sue frontiere più avanzate, appare ancora più potente e radicale, rispetto alla crisi non solo dell’economia in fase di riformatizzazione postinformatica e postecologica, ma anche dell’arte alla ricerca di nuovi paradigmi del XXI secolo. Di seguito questa significativa intervista al Dottor Giulio Prisco, fisico e informatico, di fama internazionale, tra i leaders del cosiddetto movimento transumanista contemporaneo, la futurologia scientifica del nostro tempo.

D- Il transumanesimo come umanesimo scientifico?

R-(GIULIO PRISCO)Umanesimo, nel senso che le persone sono più importanti delle idee astratte. Se qualcosa può migliorare la vita di qualcuno senza peggiorare la vita di altri, allora è qualcosa di buono, e non ci sono obiezioni filosofiche o “etiche” (non ho mai capito che significa questa parola) che tengano. Scientifico, perchè i transumanisti si occupano principalmente della possibilità migliorare la vita attraverso la tecnologia avanzata. Gli occhiali sono una tecnologia transumanista, che ha migliorato la vita di miliardi di persone permettendo loro di continuare ad avere decine di anni di vita interessante e produttiva anche dopo la riduzione della vista “naturale”. Come? Che a Dio non fa piacere? Ha detto che dobbiamo accettare i nostri limiti con umiltà e reverenza, senza cercare di eliminarli? Risposta a Dio: tu pensa alla tua, di vista, che alla nostra ci pensiamo noi.”

Varie tecnologie emergenti permetteranno di cambiare le regole del gioco della vita in modo molto (ma proprio molto) più radicale. Si tratta sempre dello stesso concetto degli occhiali — usare la tecnologia per migliorare la vita — ma con le tecnologie di oggi e di domani: prolungamento della vita, ingegneria genetica, interfacce dirette cervello-computer, impianti cerebrali: fra una ventina d’ anni molti avranno il cellulare impiantato direttamente nel cervello e integrato con i neuroni da una parte e con la rete globale dall’altra, una fusione fra carbonio e silicio che permetterà, fra le altre cose, la comunicazione telepatica istantanea. Più tardi, sarà possibile trasferire l’ intera personalità umana al di fuori del cervello biologico (mind uploading), permettendo a una persona di vivere per un tempo indefinito in un corpo robotico o virtuale.

Questa non è la fantascienza del quarto millennio, ma la tecnologia della seconda metà di questo secolo. Stiamo per assumere il controllo della nostra evoluzione, passando dauna fase puramente Darwiniana e una nuova fase principalmente autodiretta e post-biologica. Finora siamo stati prigionieri dei nostri corpi biologici, ma in futuro voleremo fra le stelle in corpi robotici o come intelligenze pure. E sono convinto che i nostri discendenti avranno vite più piene, interessanti e felici.”

D- L’AIT e HUMANITY +, oggi
R-(GIULIO PRISCO) “Humanity+… che cosa è? Seriamente, ho fatto parte del consiglio direttivo della World Transhumanist Association (ex WTA, ora Humanity+) dagli inizi, essendone anche Direttore Esecutivo nel 2006 e 2007. Mi sono dimesso da tutte le cariche esecutive e direttive, e infine anche dalla stessa organizzazione, in segno di protesta contro le spinte verso il disfattismo, il perbenismo e la correttezza politica. Io sono per il transumanesimo originale, autentico, futurista, avventuroso, rivoluzionario, radicale e politicamente scorretto. Purtroppo molti ex-transumanisti, pur continuando ipocritamente a definirsi come tali, sembrano intenzionati ad abbandonare il vero spirito transumanista per sostituirlo con una versione annacquata, moderata, rinunciataria e, fatalmente, noiosa. Sembrano principalmente interessati ad apparire come “bravi ragazzi” agli occhi delle gerarchie accademiche mainstream. Questo atteggiamento è, naturalmente, perdente, ed è facile vedere come Humanity+ stia rapidamente scivolando verso l’ irrilevanza.

Faccio però i miei migliori auguri all’ amico Ben Goertzel, l’ attuale Direttore e un vero spirito transumanista, e spero che riesca ad invertire la tendenza. A me, il transumanismo moderato interessa poco. Voglio spingere il piede sull’ acceleratore verso l’ immortalità, il mind uploading e la conquista delle stelle come entità post-umane, post-biologiche e potenzialmente immortali. Mi rendo perfettamente conto che, con ogni probabilità, la mia generazione non potrà arrivarci — come dico sopra, vedo il mind-uploading nella seconda metà del secolo. Ma il sapere che io non ci sarò non mi impedisce di rallegrarmi per le generazioni (quella dei nostri nipoti, e forse anche quella dei nostri figli) che ci saranno. La nostra specie sta per imbarcarsi in una meravigliosa avventura cosmica verso le stelle, e vivo queste visioni del futuro con un’ intensità quasi religiosa. A proposito di religione, sono convinto che il transumanesimo, nella sua interpretazione più futurista e radicale, possa offrire una valida alternativa alla religione, e seguo con estremo interesse varie iniziative volte a creare vere e proprie “religioni transumaniste”. Di queste tendenze verso una nuova “spiritualità transumanista” sono uno dei principali esponenti, e naturalmente i miei scritti vengono attaccati da tutte le parti, da destra, da sinistra, da altre dimensioni politicamente ortogonali, dai transumanisti ultra-razionalisti e dai religiosi ultra-bigotti. ”

L’ AIT è fra le organizzazioni transumaniste più attive del mondo intero. Naturalmente ci sono differenze di opinione anche all’ interno dell’ AIT, come in tutte le organizzazioni vive, ma queste non hanno impedito di portare avanti varie attività che hanno reso l’ AIT sempre più nota a livello non solo nazionale, ma anche internazionale. A novembre scorso abbiamo organizzato a Milano il primo workshop dei transumanisti europei, e abbiamo in programma altre iniziative interessanti. Vorrei invitare le lettrici e i lettori interessati, o semplicemente curiosi, ad iscriversi all’ associazione, che ha una forte presenza online centrata sul sito www.transumanisti.it.”

D- La fantascienza come transumanesimo letterario o cinematografico?
R-(GIULIO PRISCO) ” Purtroppo solo letterario, per il momento. Ci sono moltissimi romanzi di fantascienza eccezionali, ma dopo aver visto 2001 nel 1968 non ricordo di aver visto nessun film di fantascienza davvero “grande”.Quello che ci si avvicina di più è “Abre los Ojos” di Amenabar, con Penelope Cruz e Eduardo Noriega, che è stato poi rifatto in inglese come “Vanilla Sky”, con Tom Cruise e la stessa Penelope Cruz. Di Matrix mi sono piaciuti solo i premi 20 minuti del primo, il resto è noiosissimo. Ho paura che a Hollywood continuino a credere che noi consumatori siamo molto più cretini di quello che siamo, e a rovinare bei libri facendone film mediocri per adattarli al grande pubblico. Degli autori classici, i miei preferiti sono Sir Arthur C. Clarke e Olaf Stapledon (mi piace molto anche Lovecraft, ma non sempre si può considerare fantascienza). Dei moderni, Greg Bear, Gregory Benford,Stephen Baxter, Richard Morgan, Alastair Reynolds, Rudy Rucker,Charlie Stross e Greg Egan. Quest’ ultimo è l’ autore transumanista per eccellenza, e ne raccomando la lettura a tutti quelli che vogliono esplorare futuri transumanisti con la guida di personaggi credibili, ai quali è facile affezionarsi. Questo è molto importante per creare empatia verso futuri possibili che sono spesso descritti in modo troppo asettico per fare presa sulle emozioni.

Dai libri di tutti questi autori sarebbe possibile trarre bellissimi film, e continuo a sperare che qualcuno lo faccia. Qualche mese fa ho partecipato, a Woodstock, alla prima del film 2B, prodotto dal genio transessuale e transumanista Martine Rothblatt, che è stato un primo passo verso il cinema di fantascienza maturo ad orientazione transumanista. Non parlerei soltanto di fantascienza come transumanesimo letterario o cinematografico, ma anche di fantascienza come strumento di progettazione della realtà scientifica e sociale e delle future società post-umane. La realtà imita l’ Arte, cercando sempre di correre dietro alle visioni di questa. Sono stati gli scrittori di fantascienza, e non i filosofi e i saggisti, a incendiare l’immaginazione di tanti giovani che poi sono diventati gli scienziati, ingegneri, e manager che hanno trasformato la nostra realtà quotidiana. Gli artisti sono gli architetti del domani, le loro opere sono i piani di progetto, e tutti noi siamo gli ingegneri, i costruttori, i manovali e i muratori a cui spetta il compito di tradurre l’ immaginazione in realtà.

D- La scienza come nuova politica militante? E’ possibile?
R-(GIULIO PRISCO) ” Forse no. La scienza è uno strumento, ma la politica è qualcosa di più fondamentale: la politica è l’ arte di vivere con altri senza spararsi addosso a vicenda in una società che, in qualche modo, permette a tutti di vivere in modo decente. La scienza e la tecnologia porteranno, nei prossimi decenni, a tranformazioni radicali del nostro quotidiano, estensione della vita, sistemi di produzione basati sulla nanotecnologia, intelligenza artificiale, mind uploading e forse a una vera e propria Singolarità. Ma questo non eliminerà i conflitti di interesse e le lotte per l’ accesso alle risorse che sono considerate scarse in un luogo e momento dati. In alcune parti del mondo, la gente si ammazza per l’ acqua. Qui nel mondo occidentale l’ acqua ce l’abbiamo tutti, ma continuiamo ad ammazzarci per altre cose. Il potere. Ci saranno sempre conflitti e lotte per l’ accesso al potere, e la politica è l’ arte di gestire questi conflitti. D’ altra parte, una visione del mondo scientifica può certamente portare un pò più di razionalità nel mondo spesso caotico della politica. Parlerei quindi non di scienza come politica, ma cultura scientifica come antidoto all’ irrazionalità troppo spesso presente nella politica.

D- La società aperta di Popper: utopia o possibilità postdemocratica?
R-(GIULIO PRISCO) ” Se la società aperta di Popper è un’ utopia, è una bella utopia che dobbiamo cercare di realizzare. Chi ha detto che le utopie sono irrealizzabili? Sulla democrazia, mi riconosco in due affermazioni che stanno diventando luoghi comuni, ma che non per questo sono meno vere. La democrazia è la peggiore di tutte le forme di governo… tranne tutte le altre. E anche, la democrazia sono due lupi e un agnello che decidono, con un voto di maggioranza, cosa mangiare per cena. Come Winston Churchill, non vedo in questo momento alternative credibili alla democrazia. Ma penso anche che la democrazia abbia una forte tendenza a diventare una dittatura della maggioranza che spesso, adducendo motivi “etici” o “morali” privi di qualsiasi fondamento pratico, opprime le minoranze per il solo gusto di opprimerle.

È la pratica a dimostrare che una società non funziona senza regole e leggi, ed è giusto che queste regole e leggi siano decise, in un certo modo e in una certa misura, dalla maggioranza. Le limitazioni dell’autonomia personale sono accettabili — ma niente di più. Vanno considerate come un male necessario, e sono accettabili soltanto se, quando e nella misura in cui l’ esercizio dell’ autonomia individuale da parte di alcuni può impedire ad altri di esercitare lo stesso diritto. Questo lo stiamo dicendo da secoli, ma non siamo ancora riusciti a metterlo in pratica a livello politico. Una società aperta deve essere basata su un sano principio di vivi e lascia vivere e non dimenticare mai che, se non ci sono vittime, non ci sono crimini. Quindi, cerchiamo di basare la società e l’ economia su regole sempre più giuste, ma lasciamo in pace i cittadini nella sfera privata. “

D- L’ecologia è un mito oscurantista?
R-(GIULIO PRISCO) ” L’ ecologia in sè certamente no, ma molte esagerazioni fatte in nome dell’ ecologia certamente si. Tornando all’ umanesimo, penso che noi esseri umani, e gli esseri post-umani che diventeremo, siamo molto più importanti del concetto astratto di “natura”. Io mi considero, e scusatemi la mancanza di correttezza politica, più importante di un verme. Se, come pensano i fautori dell’ ecologia profonda, il naturale è bello e l’ artificiale è brutto, allora avere il cancro è bello e curarlo è brutto. Il transumanesimo radicale è profondamente ecologico: prima o poi vivremo nello spazio e in mondi virtuali, e lasceremo la terra ai fiori e alle balene: cosa ci può essere di più ecologico di questo? Per arrivarci, dobbiamo però sviluppare le tecnologie che ci permetteranno di passare a una fase post-umana e post-biologica della nostra esistenza. Quindi è necessario spingere il piede non sul freno,ma sull’ acceleratore dello sviluppo tecnologico.

Naturalmente, finchè restiamo qui è necessario prenderci cura dell’ ambiente affinchè questo possa continuare a sostenere la nostra vita, ed in questo senso appoggio varie politiche e iniziative ecologiche… ma senza dimenticare che siamo più importanti dei vermi. “

D-Giulio Prisco postintellettuale….
R-(GIULIO PRISCO) “Dio mio, postintellettuale, che significherà mai? Certamente mi riconosco in varie definizioni di post-qualcosa. Come transumanista, passo molto tempo a pensare a una nuova fase post-umana e post-biologica dell’ avventura cosmica della nostra specie. E non posso non considerarmi post-moderno nel senso di non credere a nessun tipo di Verità assoluta con la V maiuscola. Penso invece che le verità”morali”, metafisiche, religiose, e perfino in una certa misura le verità scientifiche, non siano altro che verità locali con la v minuscola, prodotti culturali di una data società in un dato momento della sua storia. In questo senso, si che mi considero post-moderno, ma non insisto troppo su questa definizione. Non nascondo che la maggior parte delle cose che mi interessano di più sono cose “intellettuali”.

L’ analisi scientifica e culturale e le visioni cosmiche del transumanismo forte mi interessano certamente molto di più degli ultimi pettegolezzi e del prossimo derby Inter-Milan. Ma sono convinto che le cose veramente importanti si possono anche dire nel linguaggio di tutti i giorni senza troppi paroloni polverosi — se qualcosa sembra priva di significato, spesso è veramente priva di significato. Invece, molti “intellettuali” sparano una logorrea di paroloni sperando che nessuno si accorga della totale assenza di contenuti. Scusa, mi sto contraddicendo: logorrea significa diarrea di parole, e avrei dovuto scrivere questo. La gente è molto, ma molto più intelligente di quanto vorrebbero credere e far credere gli intellettualucci del (lasciamo perdere), ed è perfettamente capace di capire ed intervenire su concetti complessi se ci si prende il disturbo di formularli in modo chiaro e accessibile.Voglio che la cultura scenda dalle torri d’ avorio e venga a parlare con noi nella strada, ed è in questo senso che posso considerarmi post-intellettuale.”

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