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Ipazia di Alessandria prefemminista

Una straordinaria figura femminile, pre-femminista nel senso meno ideologico della parola, ma concretamente come vita vissuta, Ipazia, attrae da qualche tempo, sempre più l’attenzione di cineasti[...]

Ipazia di Alessandria Una straordinaria figura femminile, pre-femminista nel senso meno ideologico della parola, ma concretamente come vita vissuta, Ipazia, attrae da qualche tempo, sempre più l’attenzione di cineasti e scrittori, ritornando alla luce come affascinate scoperta quasi archeologica, ma, nello specifico squisitamente umanistica e culturale.

In particolare, spicca, il ben noto film all’eroina-martire esplicitamente dedicato: Agorà di Alejandro Amenàbar (fuori concorso anche a Cannes 2009) che così l’ha presentata ai media:

«La vergine Ipazia - proseguiva Amenàbar - era uno spirito aperto, praticava la misericordia e fu torturata e uccisa dai cristiani alla vigilia del tracollo del mondo classico. La sua vicenda ricorda - in senso opposto - quella di Gesù».

Ipazia come Gesù, in certo senso paradossale: ma nessun doppio della Maria Maddalena fantastorica di Dan Brown: una rara e fantastica donna dell’Alessandria d’Egitto del IV o V secolo A.C., filosofa e scienziata, vittima del fanatismo religioso cristiano, nell’allora guerra quasi religios tra il politeismo greco-cristiano e il nascente o emergente monoteismo, giudaico e cristiano. Il tutto in un Mediterraneo all’epoca colonizzato dai Romani, l’Impero Romano d’Oriente.

Oltre al cinema, scrittori e intellettuali come lo stesso Mario Luzi e più recentemente Franco Cardini hanno rilanciato la misteriosa e intrigante Ipazia: lo stesso Cardini ha recentemente presentato il volume Azazel, il nuovo romanzo di Youssef Ziedan.

Ma chi era Ipazia? Cos’ una sua biografia significativa intitolata Catturatrice di Stelle

“….visse ad Alessandria d’Egitto fra la fine del IV e l’inizio del V secolo (tra il 370 e il 415 d.C). Ipazia fu introdotta agli studi scientifici dal padre Teone. Fu dunque una grande studiosa di matematica, ma anche una insegnante: “Introdusse molti alle scienze matematiche” ci dice Filostorgio, e numerose altre testimonianze ci attestano addirittura di sue opere autografe, purtroppo però ora scomparse.
Una delle discipline in cui Ipazia seppe distinguersi di più fu l’astronomia. Ancora Filostorgio e poi Suda, ci informano di interessanti scoperte compiute dalla donna a proposito del moto degli astri, scoperte che ella rese accessibili ai suoi contemporanei con un testo, intitolato “Canone astronomico”. Ipazia fu anche una filosofa molto apprezzata: Socrate Scolatico parla di lei come della terza caposcuola del Platonismo, dopo Platone e Plotino. Damascio spiega come ella seppe passare dalla semplice erudizione alla sapienza filosofica. Pallada poi, in un epigramma, tesse uno degli elogi più belli di Ipazia: “Quando ti vedo mi prostro, davanti a te e alle tue parole, vedendo la casa astrale della Vergine, infatti verso il cielo è rivolto ogni tuo atto Ipazia sacra, bellezza delle parole, astro incontaminato della sapiente cultura”.

Tra le opere di Ipazia si annoverano: un Commentario sull’Arithmetica di Diofanto di Alessandria, un Commentario sulle Coniche di Apollonio di Perga e fu proprio Ipazia che provvide a curare l’edizione di un’opera di suo padre, il Commentario sull’Almagesto di Tolomeo.
Con il terzo editto del 391 dell’imperatore Teodosio la persecuzione anti-pagana s’intensificò e molti cristiani si sentirono autorizzati ad iniziare la distruzione degli edifici pagani. Ad Alessandria il vescovo Teofilo avviò una sistematica campagna di distruzione dei templi. Il tempio di Serapide, divinità greco-egizia che riuniva in sè Zeus ed Osiride, venne assediato dai cristiani. Il vescovo Teofilo ed il prefetto Evagrio, insieme con gli uomini della guarnigione militare, iniziarono l’opera di demolizione. Il vescovo Teofilo volle dare il buon esempio dando il primo colpo contro la colossale statua del dio Serapide. Durante l’operazione di repressione religiosa la famosa biblioteca di Alessandria fu incendiata dai cristiani.
Nel 412 Cirillo prese il posto dello zio, il vescovo Teofilo, e divenne patriarca di Alessandria. Il prefetto di Alessandria Oreste ebbe dei contrasti con Cirillo e fu amico di Ipazia. Nella primavera del 415 una banda di monaci cristiani catturò Ipazia per strada, la colpì e trascinò il suo corpo fino in una chiesa dove la sua carne venne fatta a pezzi con tegole acute e i suoi resti bruciati. Alcuni ritengono che il vescovo Cirillo fu unico responsabile di questo atto oltraggioso in quanto l’imperatore era il minorenne Teodosio II. Cirillo (375-444) venne fatto santo e nel 1882 fu dichiarato dottore della chiesa cattolica.
Dopo l’assassinio di Ipazia i suoi allievi abbandonarono la città. Alessandria perse definitivamente il suo ruolo di centro culturale.”

Una colta e nobile libera pensatrice ante litteram, sorta di pre-umanesimo cosmico, per l’attività molto concreta in nome della giustizia e della libertà, nello stesso tempo, una sorta di Sibilla meno esoterica, una divinatrice inedita attraverso la riflessione squisitamente femminile, che la differenziano e in certo senso la disibernano tutt’oggi nella sua antevisione, messaggio di intelligenza appunto protofemminista, autoaffermatrice del pensiero in Rosa (con Sublimi spine millenarie)

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