«E’ questo il momento per il quale Planck è stato costruito. Non stiamo offrendo risposte. Stiamo aprendo le porte di un Eldorado in cui gli scienziati potranno andare a caccia di pepite d’oro, che approfondiranno la nostra comprensione su come l’Universo è nato e su come funziona».
Così David Southwood (Direttore ESA di Scienza ed Esplorazione Robotica),ha comunicato al mondo, 14 miliardi di anni circa dopo, la prima immagini del nostro universo neonato, la mappa originaria del cielo, i suoi vagiti (radiazione primordiale) che continuano, miracolo scientifico a strillare nelle particelle oggi più remote del firmamento in espansione.
E Baby Big Bang era (o è? ) bellissimo. Queste notizie, scoperte scientifiche, semplicemente stupefacenti, dovrebbero occupare le prime pagine dei media a lungo, anziché qualche fugace News scoop o anteprima. La storia stessa del Satellite Planck, costruito per tale obiettivo, puntualmente raggiunto, appassionerebbe come le antiche leggende…
Soprattutto, eventi scientifici del genere, possono indicare il vettore anche esistenziale… ad una specie umana, in crisi psicosociale, deprivata negli ultmi decenni del senso e la meraviglia del futuro (oppure ancora nella presitoria di dittature da pianeta delle scimmie), per relativizzare la minuzia quotidiana che imprigiona tutti quanti, uomini di stato e persone comuni, spesso anche artisti e presunti intellettuali.
Intellighenzie.. in crisi spesso di idee e entusiasmi che ciarlano di tutto, cieche all’unico linguaggio che appare comunque in progress (quello della scienza), capace di trasformare l’angoscia postmoderna, l’apparente impossibile superamento dell’attuale incertezza esistenziale, senza -pare- mappe forti e futuribili, prospettiche, al contrario in estasi e-o disincanto, verso orizzonti di verità, quelle scientifiche, certamente mai assolute, ma comunue verosimili nel divenire delle scoperte. Dalla verità ambigua del… marmo e della scultura che poi si trasforma in mausolei o piramidi o chiese maestose.. . per schivizzare la storia e gli umani, alla scienza come arte immaterial, liquida, ma come nanodiamanti che mutano con l’evoluzione tecnoscientifica….
Riassumendo, la scoperta dei primi vagiti del baby universo conferma certo umanesimo scientifico, radicale (ma a ben vedere capace anche non di interfacce forzate con le antiche religioni e miti, ma di crearne di nuovi ricombinando gli archetipi stessi), il valore stesso scientifico dell’esplorazione spaziale (oltre la conquista di Marte o di Saturno…): potenzialmente - nella metafora- grazie ad un significativo telescopio intelligente (da Galileo a Planck….) capace di esplodere nel cuore (non solo nel cervello umano o elettronico che sia) dell’uomo del XXI secolo, per la sua necessaria evoluzione anche psicosociale, al di lò dei simulacri tutt’oggi dominanti.

Roberto Guerra








