Crionica: intervista al futurologo Bruno Lenzi

Biofilia contro Necrofilia in Italia

Bruno Lenzi a Studio Aperto Biografia: Bruno Lenzi è uno studente di Ingegneria Elettronica. Il suo campo si specializzazione sarà quello della Nanoelettronica applicata alla Medicina ed alla Robotica / AI.
All’età di circa 16 anni, dall’interesse per la Crionica, si è avvicinato al mondo Transumanista ed oggi è membro del Network dei Transumanisti Italiani (Network H+), gruppo transumanista italiano e fondatore, in Italia, del primo gruppo Crionico.
I suoi principali interessi riguardano l’Estensione della Vita, la Crionica, il Mind Uploading, la Singolarità Tecnologica e l’IA, oltre naturalmente i campi che attualmente sta studiando.
Circa un anno fa ha avviato l’I-LIFEGROUP - “Gruppo di Studio sull’Estensione della Vita” un progetto di divulgazione e studio sull’Estensione indefinita della Vita Umana tramite molteplici percorsi (il sottoprogetto principale è relativo alla Crionica).
E’ un attivista nel campo del Transumanesimo, un divulgatore scientifico (scrive per alcuni siti transumanisti/scientifici) ed un promotore dell’Estensione della Vita e della Singolarità: in merito a questi argomenti ha avuto modo di apparire su riviste nazionali ed in vari programmi televisivi e a partire da quest’anno in alcune conferenze.
E’ attualmente Consulente iLabs per quanto riguarda l’Estensione della Vita.
I suoi studi ingegneristici assecondano il lato predominante del suo carattere teso a capire costantemente ciò che è alla base del funzionamento di ogni cosa/fenomeno con il quale viene a contatto, tuttavia è convinto che per dare risposte soddisfacenti alle sue domande c’è bisogno di più tempo, da questa necessità nasce l’amore per l’Estensione della vita: il suo percorso è segnato da queste due grandi strade maestre.

D- La crionica? Chimera o Quotidiano del futuro prossimo?
BRUNO LENZI Innanzitutto facciamo un pò di luce su cos’è tecnicamente la Crionica. Brevemente la crionica (o ibernazione) consiste nell’abbassamento della temperatura corporea immediatamente dopo il decesso del paziente, non prima di un trattamento con particolari agenti protettivi per conservare i tessuti cellulari. Il motivo dell’ibernazione è la speranza dell’avvento di una tecnologia che un giorno possa riportare in vita lo stesso corpo, magari ringiovanito (ad esempio con le nanotecnologie).
Siamo soliti associare la Crionica a film fantascientifici come “Forever Young”, “Vanilla Sky” o a cartoni come “Futurama”, il che non è propriamente sbagliato. Questi veicoli di “informazione” trasmettono con esattezza quello che è l’effetto della Crionica, cioè estendere la vita umana, un pò meno (ed è giusto che sia così) la serietà della ricerca che c’è dietro.
Sono solito definire questa pratica come un’ “etica scommessa razionale”: scommessa perchè se ad una lotteria nessuno scommettesse, non vincerebbe neanche colui che poi, nonostante la probabilità infinitesima, effettivamente ne uscirebbe vincitore; razionale perchè se funziona salva la vita, se non funziona, si perdono delle somme non ingenti di denaro; etica perchè non basa la tua “vincita” sulla “perdita” di un altro, come invece accade di norma!”.
Il concetto alla base della Crioconservazione viene applicato costantemente in sale operatorie o nei trapianti di organi (dove appunto c’è abbassamento della temperatura per mantenere in vita il paziente / l’organo, anche se in circostanze ben diverse da quelle di applicazione della Crionica) quindi è bene fare un distinguo.
L’idea di preservare cellule (parliamo di questo) a basse temperature è chimera o realtà? Senz’altro la seconda.
L’idea di preservare organi (formati da cellule) e riportarli in vita è chimera o realtà? Senz’altro … quasi la seconda. Il compito della Crionica è quello di mantenere intatto il corpo del paziente, conseguenza ne è il “riportarlo in vita”. Allora la Crionica è realtà, mentre il “tornare in vita” (non diversamente da chi “torna in vita” dopo un arresto cardiaco) PROBABILMENTE sarà possibile quando la tecnologia avrà raggiunto determinati traguardi.

D- Secondo te, quali effetti psicologici avrebbe sulla vita quotidiana vivere almeno 100 anni in ottime condizioni (per intenderci con un’età biologica però da 40 enni?)
BRUNO LENZI Oggi si fa molta difficoltà ad accettare l’idea di poter vivere senza problemi un numero di anni composto da 3 cifre. Questo probabilmente per due principali motivi (e molti altri secondari): una visione ristretta del periodo evolutivo ed un’innata cultura della morte.
Riguardo la prima, se solo si guardasse indietro negli anni si avrebbero prove oggettive di quanto la vita umana si sia estesa e di quanto si estenderà in futuro: l’età media mondiale è di 66 anni, 84 nei paesi sviluppati. Nel 1900 era di 43, nel 1800 di 30 (parlo di vita media non di quanto ogni persona è riuscita a vivere). Negli ultimi 170 anni nei paesi industrializzati l’aspettativa di vita è cresciuta di 2,5 anni per decade, vale a dire di circa 6 ore al giorno. Se questo trend continuerà, oltre metà dei nati dal 2000 in poi vedrà in maniera naturale i 100 anni.
Riguardo la seconda, definisco la morte come processo e concetto dinamico: un processo perchè non è un evento istantaneo (con le dovute eccezioni, naturalmente, come un’esplosione o simile che distrugga il cervello, per esempio). Quando la respirazione si ferma e il cuore smette di battere, il cervello inizia a deteriorarsi, ma si tratta di un processo molto piu’ lungo dei cinque/sei minuti generalmente citati come limite massimo prima dell’insorgere di danni irreversibili (che sono, comunque, irreversibili con le terapie oggi disponibili). Le strutture neurali che determinano la personalità e le memorie del paziente possono sopravvivere per molte ore.
Dinamico perchè la sua idea varia, cosi come sono fluidi i criteri per stabilire se un paziente sia “morto”. Una volta non si conoscevano metodi per rianimare chi subisse un arresto cardiaco, ma verso la fine del dicannovesimo secolo comincio’ a circolare una prima versione del massaggio cardiaco, il che rese potenzialmente “non morti” coloro che fino ad allora erano considerati perduti. Oggi i defribillatori sono sempre piu’ comuni e la definizione di morte e’ stata di nuovo cambiata, adattata alle conoscenze scientifiche e alle capacita’ tecniche disponibili. Non esiste ragione per prevedere che tali progressi non possano continuare…
Per rispondere quindi alla domanda, ritengo che quantunque non ci si volesse abituare ora all’idea di vivere almeno 100 anni (in maniera immediata quindi), piano piano (ed in maniera diluita) entrerà nell’uso comune iniziare ad avere la cosiddetta “crisi di mezz’età” a 150 anni più che a 50, e così via. A volte sarebbe magari più utile anticipare i tempi.
E per gli effetti psicologici? Ci comporteremo non diversamente da come ci comportiamo adesso che viviamo più di 80 anni sapendo che nell’antica Roma l’essere umano ne viveva la metà.

D- Il XXI secolo: dovevamo andare in vacanza su Marte e invece l’Occidente ha ancora il problema dei Saraceni e il senso del futuro pare dimenticato. Vincerà il Passato o l’Avvenire?
BRUNO LENZI La linea di confine tra “voli pindarici” (motori del progresso) e problemi reali è sempre sottile e delicata. Senza voler andare indietro nel tempo (fosse anche di qualche anno) quotidianamente abbiamo esempi di previsioni a lungo termine (ottimistiche e non). Personalmente mi considero un realista (anche se molto entusiasta di qualsiasi scoperta / previsione) che si lascia spesso andare a momenti in cui dà spazio alla fantasia. Fare previsioni di ciò che potrebbe realizzarsi in un mondo ideale (motivi della non realizzazione non sono solo di natura scientifica, ma anche e soprattutto economica / politica) non esclude lo scontrarsi con quelli che sono i nostri problemi reali. Bene quindi lo slancio ed il conseguente spendersi per determinate questioni (colonizzazione spaziale / estensione della vita forte / I.A. Forte / genetica), ma bisogna prodigarsi tanto quanto, se non di più, per quelli che sono i nostri problemi quotidiani. Tra altri 100 anni magari saremo lanciati verso nuove forme di comunicazione oggi impensabili, ma dovremo lo stesso spenderci per il problema, ad esempio, di coloro che sono meno fortunati.
Che sia il “disequilibrio” ad essere base per il progresso? Possibile, ma ognuno dovrebbe avere la stessa fetta di problemi.
Magari tra 50 anni saremo a parlarne proprio su una delle sabbiose spiagge di Marte.

D- Sinceramente, come vedi la Crionica?
BRUNO LENZI Sono per l’Estensione della Vita. Riconosco che attualmente i metodi per estendere radicalmente la propria vita sono in uno stato embrionale, ma non riesco ad essere passivo nei confronti di queste problematiche. La Crionica offre maggiori possibilità (n.b. parlo di possibilità, non di certezze) di estendere la propria vita rispetto a strade che in futuro potrebbero diventare certezze ma che oggi come oggi non lo sono. Non mi considero un estremo difensore della Crionica e neanche un estremo promotore, preferisco essere considerato un estremo studioso della Crionica; tramite il mio progetto mi limito unicamente a presentare pro e contro di questa pratica (così come per le altre pratiche). Reputo i pro in numero maggiore rispetto ai contro, per questo ho deciso di creare una rete italiana di supporto e di spendermi per la causa, ma quando mi chiamano per chiedermi se vale la pena di sottoscrivere un contratto crionico mi limito ad evidenziare i vantaggi e gli svantaggi ed a precisare che, se gli svantaggi ci sono è perchè non uniamo le forze per investire nella ricerca e per facilitare la creazione di un gruppo di supporto, quindi spingo all’attivismo. In futuro molte altre tecniche si affiancheranno alla Crionica, ma a “quel futuro” dovremo arrivarci e qualche possibilità in più “teoricamente” ce la offre solo la Crionica. Considerando che da perdere, una volta morti, non c’è nulla, mi pare sia una scelta da quantomeno considerare.

D- Cosa stai facendo di concreto per l’Estensione della Vita?
BRUNO LENZI Un anno fa ho deciso di avviare un mio progetto l’I-LIFEgroup, il Gruppo di Studio sull’Estensione della Vita. Quest’ulimo può essere considerato come un contenitore di progetti relativi all’estensione della Vita, il primo di essi è relativo alla Crionica. L’obiettivo dell’I-LIFEgroup è quello da un lato di spendersi nella divulgazione relativa all’estensione della Vita, fornendo anche uno spazio di discussione di queste tematiche, dall’altro di avviare progetti concreti. Come dicevo prima il primo è relativo alla Crionica, siamo una realtà molto giovane ed in futuro ne avremo sicuramente altri. Gli obiettivi di questi sottoprogetti sono più specifici; quello relativo alla Crionica ha come compito lo studio della fattibilità o meno di questa pratica (non siamo difensori della Crionica, ma più studiosi); riteniamo, ad oggi, che la Crionica ci offra più possibilità di qualsiasi altra strada per estendere la propria vita per queto ci spendiamo anche per la creazione di una rete di supporto italiana senza la quale chi avesse un contratto difficilmente verrebbe criopreservato. Se domani la Crionica dovesse risultare non percorribile avremo raggiunto il nostro obiettivo (fare chiarezza sulla fattibilità o meno della pratica) e quindi, a differenza di oggi, riterremo gli svantaggi di questa strada maggiori dei vantaggi.

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