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Futuristi contro Fini

Nuovo Futurismo? La stampa italiana dà i numeri

Nuovo FuturismoGli old media nazionali stanno dando i numeri su certa presunta svolta futurista liberale di Fini e i finiani, dopo il tradimento badogliano con il Pdl.

Dal Sole 24 Ore al Corriere della Sera alla Stampa, al Riformista a diversi altri l’accostamento è naturalmente una mera amplififcazione contingente.

Tuttavia, alla luce di certa continuità futurista emersa almeno dopo il centenario è necessario confutare certo andazzo rilanciato in questi giorni, dai media nazionali e altri che involontariamente sia ben chiaro- rischia di avallare – appunto- l’abiura di Fini e compagni come nuovo futurismo.

Se non altro perchè tale relativa disinformazione ha anche firme illustri del giornalismo italiano (i vari Battista, Pansa...) ed è significativo su certi sistemi operativi degli old media incapaci di opportuni download.

Tra il serio e il faceto, certamente, ma qualcuno potrebbe pensare che ad esempio Fare Futuro sia una nuova rivista futurista e Fini un novello Marinetti con chissà quale sfondo e appoggi culturali(Buttafuoco forse…ma, Filippo Rossi? nome ok, cognome neofiniano ultra-anonimo?) quando al contrario già la Fallaci anni addietro ribadì certo cattofascismo genetico profondo in Fini, altro che liberalismo o persino futurismo!

Fini era è e resta un passatista, un democristiano conservatore illiberale, al di là delle sue posizioni e parole ambigue. Tutta la sua storia politica- si muove in tale solco ben preciso di certa cultura nazionale fondamentalmente ostile al moderno, oggi diciamo postmoderno e ancor meglio netmoderno, al futuro, all’Italia possibile del duemila, al passo con gli anni duemila, e con le sue forze conoscitive più sane e robuste, necessariamente inferibili oggi da certa scienza contemporanea e le sue implicazioni neoumaniste.

Già da Fiuggi, Fini dimostrava la sua scarsa credibilità e analfabetismo conoscitivo. Mentre storici dell’arte anche di sinistra, già in quegli anni chiarivano l’equivoco futurismo-fascismo (grave revisionismo alla rovescia della cultura italiana ideologica nel secondo novecento), rivalutando in certo modo persino certa intellighenzia o arte del ventennio, dopo ovvio le revisioni critiche degli stessi De Felice o Nolte e Gentile e altri, Fini finalmente svincolava (a parole) certa Destra italiana da nostalgie obsolete e condannate dalla storia.

Nell stesso tempo, però, Fini ignorava gli aggiornamenti appunto contemporanei di cui prima sulla storia del fascismo e sulla storia dell’arte durante il fascismo, consegnando pertanto AN a nuovi paradigmi privi di quella necessaria modernità storica possibile, certamente rappresentati in “passato” almeno potenzialmente sia da certo fascismo culturale che in particolare, e non solo potenzialmente, ma già in ottiche non riducibili al fascismo, anzi, proprio da Marinetti e dal futurismo.

Fini ed AN , poi, di tanto in tanto evocavano il futurismo come mere stampelle culturali. Nei fatti, invece, proprio in questa ottica, semmai la rivoluzione della comunicazione innestata da un certo Berlusconi… anche in politica, questo sì recupera almeno potenzialmente certo modernismo futurista!

Con il centenario futurista, poi, l’attualità, certa continuità, meglio dis-continuità- aggiornata- dell’avanguardia italiana è stata certificata ovunque, anche a livello accademico culturale scientifico, se – scusate per l’appunto-ma tutto è ampiamente documentato- appunto gli Old Media in particolare si degnassero dei necessari download.

Oltre a Graziano Cecchini, ben noto per le sue performance, oggi unico artista italiano nel celebre catalogo americano Taschen 2010, altri artisti e gruppi (ad esempio Netfuturismo, e Azione Futurista stessa Ferrara in sinergia con Rossotrevi, >, hanno nei fatti rilanciato il futurismo italiano.

Fini futurista è come parlare di Prodi latin lover o Nicki Vendola Mister muscolo….

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