Christian Corvisier (Cléo de Mérode et la photographie, Edition du Patrimoine) ha questa scorsa primavera (stagione icona della “divina” protagonista) rilanciato oltralpe la leggendaria Cléo de Merode, oggi considerata la prima diva moderna della fotografia. Cléo, bellissima, spregiudicata e scandalosa, eppure di rara intelligenza e particolare intuito femminile, espanso in certa ebbrezza storica, ha incarnato nel Primo Novecento, il mito del secolo nuovo e della modernità.
Proprio a Parigi, si narrava quasi fosse apparsa da qualche altra dimensione, durante il celebre Expo del Novecento: principessa della bella epoque, dalla classica infanzia difficile se non violenta, anche se paradossale- figlia quasi illegittima di una baronessa austriaca in fuga nella capitale del loisir per lo scandalo, imitò, quasi clono’ potenziando al massimo grado il sogno di ecellenza della madre, già di per sé atipica e d’innato senso. estetico mondano.
La baronessa madre irregolare, Vincentia de Mérode, approdò infatti nella capitale francese e avvio la futura star al celebre Teatro Opera National de Pari. E Cleo, fin da infante frequentava l’Opera, studiava danza e da Femme Fatale. Ben presto fu vissuta e e visse come una Lolita stupefacente che già attraeva l’attenzione di famosi fotografi:addirittura a 3 anni il grande Felix Nadir. Una ghianda…per dirla con James Hillman, quasi letteralmente genetica, come Mozart in altro ambito, una Alice nella Parigi delle Meraviglie d’inizio novecento.
Diventerà la prima grande icona della fotografia e della modernità femminile, una modella da Vogue e..Playboy (diremmo oggi), al di là del suo talento nella Danza, apparentemente meno geniale di Sarah Berhard t e la stessa isadora duncan. Ma Cleo è la vestale più bella, oggetto del desiderio, celebratissimo, antesignana, a livello “mediatico”, delle stesse Marilyn Monroe, Brigitte Bardot…..fino alla stessa Naomi Campbell.
Un primato che neppure il tempo in certo senso ha corroso: a 90 anni, infatti, il celeberrimo Cecil Beaton volle ancora fotografarla e Cleopolde (così i giornali la griffarono), abbattendo il tempo e lo spazio, accettando lo avvertì con disarmante complicità:“Ricordatevi, sono molto civetta. Mi promettete di distruggere le foto venute male?“. Breton restò trafitto dalla frase “storica”, ancora più sbalordito nel verificare live, nonostante l’età, il genio come modella dell’ex Lolita, in posa, appunto, nuovamente relativamente incantevole e colma di gioventù, quasi per sortilegio.
Al punto che non avrebbe scambiato quelle ultime fotografie di Cléo con nessuna della contemporanee (anni sessanta) dive del Cinema.
Nel primo novecento Cléo, fu sacralizzata da numerosi fotografi ed editori, libri e cartoline e..calendari e stilisti! L’anno zero, oltre la danza fu l’incontro con lo scultore Alexandre Falguiére che sicuramente non la plasmò, ma seppe esaltare tutta il suo straordinario DNA fotogenico.
Naturalmente, artisti di particolare affinità elettiva storica, come il Boldini e Luis de Perinat, la immortalarono sulla tela e la materia: il secondo espose la sua “statua” nel giardino presso la tomba della Madre!
Resta il nudo scandaloso di Falguire- Danseuse- (ovvero Cléo), capolavoro spot dell’epoca, smentito dalla divina innocente …con ciglia autenticamente postmoderne . Pochi mesi e persino un ultimo ex rampollo dell’aristocrazia europea Leopoldo II del Belgio, è tra i suoi Fans, la insegue nei teatri d’Europa, persino in America.
Cléo o Cleopolde, evidentemente, come danseuse, capace di far ballare in punta di piedi la Bellezza non solo come archetipo e eterno femminino, ma nella sua rivoluzionaria e leggerissima oscenità: in certo senso più contemporanea, oggi, lei delle più celebri colleghe…

Roberto Guerra








