La scrittrice Gaia Conventi: intervista

Autoritratto in libertà di una delle penne più eretiche della nuova letteratura italiana

Gaia Conventi scrittrice contemporaneaGaia Conventi, scrittrice emiliana (Goro-Ferrara) è penna giovane e dal talento rari nell’ormai (era di Internet) controverso panorama italiano ed editoriale, quasi più casta di quella… politica: non frequente (altrove) sintesi tra parole noir-dark raffinate e medium-messaggio corrosivo e combattente, singolare fata amazzone in versione netmoderna.

D- Gaia, la scrittura femminile oggi: postfemminismo o nuovi orizzonti..
R-La scrittura femminile oggi è qualcosa che mi tocca relativamente, rifuggo dai libri di propaganda, così come dai manifesti d’intenti. Sulla carta si scrive, si agisce su di essa solo quando si stropiccia un foglio per gettarlo. Abbiamo nuovi orizzonti, noi signore dalla tastiera facile, e spero saremo in tante ad aprire la gabbia che ci vuole autrici di manoscritti epici, dai grandi sentimenti e dalle storie d’amore al profumo di naftalina. Certo ognuna scrive ciò che crede e sente, io tendo a reputarmi uno scrittore, in senso neutro. Non voglio privarmi d’alcuna identità quando penso ad un testo, la scrittura mi permette d’essere tutto, perché dovrei porre un limite al miracolo?

D-Breve cronistoria selezionata di Gaia- autoritratto
R-Un mio autoritratto sarebbe cosa assai noiosa, per me che mi conosco, e per chi mi legge. In fondo poco importa, ma tendo sempre a sottolineare che sono ferrarese, seppur io sia nata a Goro. In me c’è di certo una ribellione estrosa verso la piccola città, eppure ne sono schiava, perché a Ferrara ambiento i miei lavori e, quando sogno, pure i miei incubi hanno il castello sullo sfondo. Negli anni ho pubblicato e vinto concorsi, rinunciato a contratti truffaldini e perso concorsi, ciò che importa è l’essere ancora qui. La voglia di scrivere non manca mai, negli anni la mia cattiveria si è acuita, lo ritengo un pregio: vivere il bel mondo della scrittura senza farsi il pelo sullo stomaco, è come bere birra senza saperla reggere.

D-La parola nell’era del web
R-La parola nell’era del web è libertà, ad un certo prezzo. Il blog che gestisco, assieme a quella masnada d’amici di Gumwriters, è un luogo d’approdo per tutti quelli che hanno ancora voglia di ridere. Facciamo satira letteraria, il prezzo da pagare è scontrarsi con editori poco sorridenti e autori dall’ego smisurato. Eppure di tutto si può ridere, soprattutto ora. La tv è roba da piagnoni patentati, le trasmissioni d’odio politico farebbero venire l’ansia anche ai defunti, noi facciamo qualcosa di diverso. Ci arrabbiamo, se è il caso, ma col sorriso stiracchiato di chi sa che ridere è l’unica faccenda seria. L’ironia è la libertà di poter dire molto, e noi non ci rinunciamo facilmente.

D-Ferrara città di scrittori e scrittrici…
R-Ferrara è per gli scrittori una bella tomba, guarnita da fiori di plastica e messe di suffragio pagate care. A Ferrara si potrebbe parlare di cultura se già qualcuno non pensasse d’averla in pugno e di poterla divulgare come e quando crede, come se ci fosse un rubinetto da aprire e chiudere. Pubblicare a Ferrara mi è sempre stato impossibile, mi è stato detto che ci sono già autori che ambientano le loro storie in città. Ho quindi pensato che non importi poi molto quali siano queste storie, semplicemente l’argomento, qualunque sia, è già proprietà d’altri. Se fossi nata a Ferrara, le cose sarebbero diverse? Se avessi il patentino da cittadina doc, mi sarebbe stato permesso? Questo non lo so, ma sarei stata scomoda anche se fossi nata all’ombra del duomo. Impossibile incasellarmi in qualche “gruppo di scrittori”, non rinuncerei mai ad un briciolo di libertà intellettuale per ben apparire agli occhi di qualcuno.

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