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Tecnologia e sviluppo: DSL

DSL, satellite e Marco Polo: lo sviluppo appeso a un filo invisibile, ai confini del mondo.

Requiem, doppino di rame.

Bombay, 30 gradi all’ombra in inverno, 80% di umidità. Dieci milioni di persone, di cui due vivono per strada. Tra tricicli a motore che ricordano l’Ape di vent’anni fa, e le mucche a spasso per le strade del centro, vicino a quel mare da dove era sbarcata la regina Vittoria per portare la sua Civiltà, c’è un Internet Café con orde di teen-ager in chat.

Mandalay, la seconda città della Birmania, l’attuale Myanmar. Uno dei paesi più poveri del mondo, malgrado cent’anni fa fosse ricchissimo e ancora le case siano tutte in tek, è uno dei pochi dove l’email è censurato dal regime militare, e Internet costa 2 Euro a Kb di download. Cioè, reso praticamente fuorilegge. Eppure, a una fiera sulle nuove tecnologie, un branco di ragazzini stanno scaricando le .gif di Totti e compagni. Internet scivola tra le dita della repressione.

Deqìn, Cina. In una stretta vale a quattromila metri, avamposto cinese sull’Himalaya al confine con il Tibet, odora di grasso di yak e di pelliccia. Intorno, montagne alte quasi il doppio del Monte Bianco ricordano che l’uomo è piccolo. Fa freddo, -20 di notte e i riscaldamenti sono stati proibiti da Mao, perché questo villaggio è “a sud”. Quindici ragazzi fumano e bevono tè davanti a Half Life, il videogame in cui possono combattere on-line con amici che non incontreranno mai, a tre valli di distanza. Un’aquila dalla testa bianca sfreccia cento metri sotto.

Ko Kham, isolotto tailandese di cinque chilometri quadrati, in mezzo al mare davanti alla Cambogia. Una ventina di bungalow con il tetto di paglia, e qualche turista scalzo alle prese con l’e-mail. Il proprietario del ristorante lì accanto guarda le ricette su Internet. In sottofondo, lo scoppiettio del generatore diesel per l’elettricità.

Sono scene attuali, potrebbero essere successe ieri. Internet è arrivato praticamente ovunque. Questi quattro capolinea della rete hanno in comune la chiave per portarlo là dove non c’è né energia elettrica, né connessione telefonica veloce. Anzi, dove manca anche il doppino di rame. E allo stesso tempo, Internet ha saltato lo stadio degli angoscianti 24 Kb/sec. E’ una chiave appesa a decine di chilometri da terra, che segue un puntino virtuale ma inchiodato solidamente per terra, ventiquattro ore su ventiquattro.

Perché il collegamento DSL satellitare ha spazzato via l’ultimo collo di bottiglia, quello del filo del telefono. Dalle postazioni militari sulle Ande, alle stazioni di rilevamento scientifico nell’Antartide, agli Internet Café ai confini del mondo. La rete ha maglie più spesse, e più solide.

E’ il momento per emozionarsi veramente, ma non perché la tecnologia ha fatto un altro balzo epocale, ma perché la vera barriera è ora alla nostra portata: quella di fare arrivare istruzione, cultura, scienza in posti dove la gente vede gli Occidentali una volta l’anno, e li guarda come marziani. A loro, in particolare ai ragazzi che frequentano le scuole, deve essere garantita l’opportunità di utilizzare, assieme alla propria, la conoscenza che il resto del mondo ha costruito nel tempo. Ed in più, siamo noi Occidentali a dover sfruttare questa finestra aperta per abbattere il velo di ignoranza che, inquietante, ancora avvolge le loro reazioni nei nostri confronti. E le nostre, nei loro.

Il satellite non solo permetterà a migliaia di scuole, in India, Cina, Russia, Bolivia, Guatemala, Mozambico di utilizzare l’informazione contenuta in Internet. Darà a milioni di bambini e adolescenti l’occasione di vedere il mondo, e mettersi in contatto con altri milioni di persone come loro. L’occasione per capire da soli che, dentro le immagini della TV e dietro le foto dei giornali, la gente è più simile di quanto i loro genitori sospettino. L’occasione di non frenare, con pregiudizi o ignoranza (loro, e nostri), lo sviluppo di cui hanno bisogno.

Con la DSL satellitare l’Occidente può di nuovo tornare in contatto con l’Oriente. Senza avere bisogno di Marco Polo. E allo stesso tempo, può toccare qualunque punto del nostro pianeta sia illuminato da quel flusso di dati invisibile, originato a trenta chilometri di altezza.

E’ anche il momento di interpretare volontariato e aiuti umanitari in modo diverso, ora che la tecnologia ci permette di fare cose utili, seduti a casa nostra: dal trovarsi un compagno di e-mail in capo al mondo, all’”adottare” il sito internet di un’organizzazione umanitaria situata agli antipodi, ci sono mille modi nuovi di aiutare. Chi è interessato a sfruttare DSL satellitare, Internet e il contributo che possono dare a tre quarti del nostro mondo, c’è un punto di riferimento. E’ www.raisingawareness.org, che raccoglie decine di risorse utili a sostenere lo sviluppo di economia e società del terzo mondo - con un occhio alle nuove possibilità tecnologiche.

Chissà come si dice “doppino di rame”, in Hindustani, Mandarino, Burmese o Tai.

Alla fine non importa. La parola è ora Satellite DSL. In inglese.

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