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Matrimonio Tico

La boda di Yisenia e Jorge

Sono stato invitato al primo matrimonio tico della mia vita, la boda come viene chiamata la cerimonia nuziale: Yisenia e Jorge hanno deciso di diventare marito e moglie sabato 27 marzo 2004, nella chiesa di San Pedro de Poás, alle 14.30: di solito é l’ora della pennica ma qui, in barba ai luoghi comuni, la gente a quest’ora é piena di vitalitá quindi….perché non sposarsi!!! Tra l’altro fa un caldo bestia e mi viene il sospetto di ritrovarmi con le palpabre cascanti durante il rito.

Leggermente in apprensione per non conoscere le usanze del posto in fatto di abbigliamento matrimoniale, quando arrivo davanti alla chiesa e vedo tutti gli invitati, tiro un sospiro di sollievo in quanto sono tutti eleganti ma come in una giornata festiva qualunque: i miei pantaloni rossi, la camicia fuori dei pantaloni e i sandali non credo facciano troppo scalpore. Al massimo penseranno: il solito italiano loco.

La cerimonia inizia con l’ingresso dello sposo, in tight grigio, accompagnato dai due genitori. Arrivato all’altare, inforca la chitarra e insieme agli altri ragazzi della “chitarro-band” suona e canta mentre la sposa, di bianco vestita, fa il suo ingresso dopo aver ricevuto la benedizione dei propri genitori sulla porta della chiesa. Il rito é molto simile al nostro, qualche canto in piú che, alle 3 di un pomeriggio muy caliente, sortisce qualche effetto. Due momenti peró mi hanno piacevolmente sorpreso: lo scambio del segno della pace, da noi sempre molto frettoloso, qui si trasforma in una decina di minuti di baraonda con gli invitati in giro per la chiesa ad abbracciarsi e baciarsi e il momento della comunione con il sacerdote che, tra un’ostia e l’altra, gira tra i banchi a fare conversazione con i presenti. Grandioso. A lui il premio simpatia, perdonandolo della luuuunga predica di poco prima.

Finita la parte religiosa, si lascia la chiesa senza la consueta processione di auto infiochettate e senza strombazzamenti, chi a piedi chi in auto e ci si trasferisce in quella che sembra una baita di montagna, in mezzo al verde, utilizzata di solito per festeggiamenti e cerimonie. E al suono di musica latina, si attendono i viveri che fanno la loro comparsa, accompagnati da un taxi, in una serie di pentoloni direttamente dalle cucine delle cuoche: piccadillo de arracache, arroz con pollo, insalada de pasta fría, piatto unico servito tipo buffet e distribuito ai presenti, sparsi un pó ovunque il tutto accompagnato dal classico fresco di frutta. Nessun tipo di alcolico in quanto, mi viene spiegato, alterando gli invitati, distoglie dal vero motivo della festa: i due sposi!

Poi un pó di giochi e scherzi, un pó di balli latini, il lancio del bouquet della sposa e qualcuno comincia ad andarsene. Rimane il taglio della queque de novia, la torta nuziale ma ci rinuncio volentieri perché i dolci costaricensi sono muy ricos, una bomba energetica al quale non sono abituato.

In Italia quando si riceve un invito ad un matrimonio, la prima cosa che si pensa é il suicidio: se fossero come questo scommetto ci andreste piú volentieri, perché non troppo lungo, non noioso, semplice e informale. É vero o non é vero?

Sono stato felice di esserci per poter apprezzare la naturalezza con la quale i ticos stanno insieme, senza eccessi e con molto garbo, com’é il loro stile di vita. Sono certo che Yisenia e Jorge avranno una vita serena insieme perché….non puó essere diversamente. Parola di Giordi!! Auguri ragazzi!!

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