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Le paure che aiutano

Paura della paura. Non un gioco di parole ma, emotivamente parlando, una grande verità. Dovuta al fatto che il nostro rapporto con le paure è davvero troppo infantile, acerbo e fortemente immaturo.

Mai come oggi, sia individualmente che socialmente, la paura è un qualcosa di difficile da ammettere e la maggior parte delle volte addirittura da evitare, allontanare o nascondere. Ovviamente non solo agli altri ma anche e soprattutto a noi stessi.
Questo perché viene considerata una componente indegna e fastidiosa per un temperamento adulto e, quando c’è, come una manifestazione da inibire, da tenere sotto controllo, da contenere.
Eppure è proprio questa tendenza al contenimento a tutti i costi che spesso causa un profondo conflitto fra la necessità di manifestare aspetti che ci caratterizzano ed il nostro tentativo di controllarli.
E’ un approccio mentalmente presuntuoso e nemmeno troppo costruttivo perché, non accettando le paure, implicitamente non accettiamo neanche quella parte di noi che appunto ci fa paura.

Si crea così una situazione di spinta verso l’esterno da una parte e di repressione dall’altra, durante la quale ciò che noi percepiamo è la paura di ciò che potrebbe accadere se abbandoniamo il controllo: la paura della paura appunto, che ha come conseguenza una dispendiosa lotta contro noi stessi ed i nostri pensieri.
Immaginate una diga: poichè sta piovendo viene continuamente alzata la barriera per evitare che esca l’acqua. Verrà il momento in cui, nonostante gli sforzi, le pareti non saranno più in grado di contenere e l’acqua tracimerà egualmente, magari con una tale forza da distruggere la diga stessa; ma quant’anche questo non dovesse succedere gli sforzi indispensabili per contenere e controllare tale massa d’acqua sono tali e tanti da creare situazioni estremamente dispendiose.

Troppo spesso ci rapportiamo a noi stessi come se fossimo una diga, con la differenza che tutti i conflitti ed il relativo dispendio energetico per controllarli, si manifestano al nostro interno: questo avviene perché se esiste una paura e a questa non si da spazio, essa aumenta la sua forza in maniera direttamente proporzionale alla nostra resistenza.
Ecco dunque l’ansia, il disagio emotivo, il panico o il disturbo psicosomatico.
Per insigh, storia personale, cultura o educazione noi siamo portati a controllare, ma per stare meglio dobbiamo imparare a lasciare andare: è soltanto nello spazio che noi scegliamo di lasciare ad una paura che la sua spinta, anzichè acquisire potenza distruttiva, si inaridisce, sgonfiandosi e svanendo.
Questo è il trucco: guardare in faccia il fantasma permette di toccarlo, per rendersi conto che la nostra mano può, senza rischi, attraversarlo. Occorre farlo, accettando le nostre naturali resistenze, i dubbi e la paure che ci attraversano; accettando l’idea che raramente la nostra mente fa la cosa che potrebbe essere la migliore per noi in quel momento perché il modo in cui essa ragiona è spesso paradossale.
Ecco perché, in maniera altrettanto paradossale, accettando le paure si riesce a superarle, acquisendo dunque il controllo nel momento in cui accettiamo di poterlo perdere.

(articolo di G.Marco Carenzi)

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