Questo sito contribuisce alla audience di

La magia individuale

La nostra unicità, il fatto cioè che pur appartenendo alla stesse specie ogni uomo ha delle caratteristiche univoche e soggettive, non è solo dovuta alla struttura del DNA che ci caratterizza dal punto di vista fisico, strutturale e mentale, ma è anche in relazione alle altrettanto univoche caratteristiche di temperamento, comportamento ed espressione che messe tutte insieme costituiscono la personalità di ogni individuo.

Quest’ultima è in parte precostituita ed in parte acquisita in funzione delle varie esperienze soggettive che nel corso della vita tendono ad influenzarne lo sviluppo.
Ognuna di queste esperienze racchiude a sua volta gli stessi esclusivi caratteri dell’unicità, poichè ogni forma di esperienza è diversa da tutte le altre in relazione al tipo di persona che la vive e relativamente alle conseguenze che essa genera.
E’ infatti assolutamente evidente che la stessa situazione può essere vissuta in maniera totalmente differente da persona a persona e per conseguenza generare reazioni totalmente differenti; pensiamo, ad esempio, alla diversità che ci può essere nel modo di affrontare determinate cose o situazioni da parte di alcune persone rispetto ad altre: alcuni potranno rapportarcisi in maniera fiduciosa e positiva, mentre altri tenderanno a vederne l‘aspetto meno facile e più drammatico.

Se ci fermiamo qui ciò che emerge è però soltanto una generica e superficiale diversificazione fra approcci positivi o negativi all’ambiente che ci circonda: in realtà la soggettività di ogni individuo è qualcosa che va al di là e supera di molto questo semplice aspetto.
Può infatti capitare che anche la persona più ottimista di fronte ad un certa situazione inspiegabilmente si demoralizzi molto, e forse anche di più del peggiore dei pessimisti che magari, in quell’ambito, trova carattere e forza di reazione che fino ad allora gli erano sconosciuti. Queste differenti reazioni vanno quindi molto al di là della componente esclusivamente caratteriale.
Esistono quindi i presupposti per ipotizzare che oltre al temperamento dell’individuo ci sia anche altro che ne caratterizza la singolarità e la diversità delle reazioni.

Cos’è dunque che fa la differenza?
Perché persone estremamente calme e tranquille in determinate situazioni esplodono in ridondanti eccessi di rabbia, mentre altre dal temperamento sanguineo riescono a mostrare una calma invidiabile?
Sembra quasi che tutte le definizioni utilizzate da varie correnti psicologiche per definire la personalità perdano ogni volta valore di fronte alla realtà delle situazioni e alle sconcertanti differenze di reazione che ognuno di noi, a secondo della situazione in cui si trova, mette in atto.
Nel corso della giornata il nostro umore cambia decine, se non centinaia, di volte: possiamo essere assolutamente amabili e gentili con una persona e pochi minuti dopo scontrosi e villani con un’altra, con una semplicità e leggerezza apparentemente inspiegabili.
Amiamo realmente e realmente possiamo odiare le persone che ci sono più care, proviamo gioia infinita e subito dopo la più struggente delle delusioni e poi la rabbia della ribellione e la tenerezza del perdono.
E’ un continuo turbinio di emozioni che si alternano e si sovrappongono in un modo così disorientante che da adito a due sole possibilità: o accettare passivamente il tutto facendo finta di non vedere o tentare di trovare una spiegazione, con il risultato di entrare in uno stato più simile alla caotica ricerca di conoscenza piuttosto che non alla reale consapevolezza di ciò che sta succedendo.

Ogni cosa, ogni più piccolo evento, costituisce per ognuno un imput soggettivo e personale che, con la reazione che viene attivata, schiude per un attimo alle altre persone il mondo sommerso e personale di quell’individuo. Egli è in quel momento all’interno della propria storia, con la quale si rapporta e alla quale si paragona.
E come se vedesse una pellicola fotografica sulla quale sono impresse delle immagini e delle situazioni che possono dar luogo a reazioni ed impressioni diverse a seconda dell’angolazione dalla quale le si osserva.
Ciò che cambia non è dunque l’immagine, la situazione, ma il nostro modo di guardarla, o, meglio ancora, di viverla.
Ciò che cambia è la percezione di tale situazione.
Questo avviene costantemente ed in ognuno di noi rappresenta esclusivamente il significato che noi in quel momento decidiamo di attribuire ad essa.

(articolo di G.Marco Carenzi)

Argomenti

Ultimi interventi

Vedi tutti