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Rapporto Iraq: i gruppi armati mostrano profondo disprezzo per i

Amnesty International

In un nuovo rapporto pubblicato oggi, Amnesty International ha dichiarato
che i gruppi armati che si oppongono alla forza multinazionale a guida Usa
e al governo iracheno stanno mostrando profondo disprezzo per la vita dei
civili iracheni e di altre persone, continuando a commettere crimini di
guerra e contro lâ umanità.

Alla fine di uno dei mesi più terribili, con un numero di uccisioni da
parte dei gruppi armati tra i più elevati dall’inizio della guerra in
Iraq nel marzo 2003, Amnesty International rileva che i gruppi armati non
intendono conformarsi neanche ai più elementari standard del diritto
umanitario e ribadisce che non può esservi alcuna valida giustificazione
per il deliberato assassinio di civili, la cattura di ostaggi, la tortura
e l’uccisione di prigionieri inermi.

˜Coloro che ordinano o commettono atrocitâ del genere si collocano
totalmente al di fuori di un comportamento accettabile. Non c’è onore nè
eroismo nel far saltare in aria persone che vanno a pregare o uccidere un
ostaggio terrorizzato. Coloro che compiono queste azioni sono niente di
meno che criminali e le loro azioni svuotano di significato qualsiasi tesi
che essi stiano perseguendo una causa legittima “ sottolinea Amnesty
International.

Nelle 56 pagine del proprio rapporto, intitolato ˜Iraq. A sangue freddo:
abusi dei gruppi armati”, Amnesty International riconosce che molti
iracheni si oppongono alla presenza degli Usa e dei loro alleati e che
questi ultimi hanno commesso a loro volta gravi violazioni, compresa
l’uccisione di civili e l’uso della tortura nei confronti dei prigionieri.

˜Ma gli abusi commessi da una parte non possono giustificare quelli
altrui“ precisa Amnesty International. ˜Questo vale soprattutto quando
le principali vittime sono comuni cittadini iracheni, uomini, donne e
bambini che tentano pacificamente di portare avanti la propria vita
quotidiana. Tutte le parti coinvolte nel conflitto hanno il dovere
fondamentale di rispettare la vita dei civili o delle persone rese inermi.
Chi viola questo dovere, a prescindere dalla parte cui appartiene, deve
essere fermato e chiamato a rispondere del proprio operato”

Nel suo rapporto, Amnesty International cita un ministro del governo
iracheno che ad aprile ha dichiarato che nei precedenti 24 mesi i gruppi
armati avevano ucciso 6000 civili e ne avevano feriti altri 16.000.
Tuttavia, gli attacchi sono cosi frequenti e le condizioni di sicurezza
cosi gravi che è impossibile calcolare con certezza il numero delle
vittime, per non parlare delle conseguenze di lungo periodo cui così
tanti iracheni andranno incontro.

Il rapporto elenca una serie di abusi commessi dai gruppi armati negli
ultimi due anni in Iraq:
- attacchi contro i civili, con l’obiettivo di causare il maggior numero
possibile di morti;
- attacchi indiscriminati che hanno causato la morte di civili, bambini e
anziani compresi;
- attacchi contro gli uffici delle Nazioni Unite, della Croce rossa e di
organizzazioni umanitarie;
- cattura di ostaggi, sequestri, torture e uccisioni;
- attacchi contro le donne e le ragazze, tra cui attacchi indiscriminati o
diretti contro attiviste per i diritti delle donne;
- uccisioni di poliziotti e soldati catturati, decine dei quali sono stati
sequestrati, disarmati e poi uccisi dopo essere stati resi inermi.

˜Sollecitiamo i gruppi armati a cessare immediatamente tutti gli attacchi
contro i civili e ogni altro abuso“ chiede Amnesty International. ˜I
gruppi armati, come le altre parti coinvolte nel conflitto iracheno,
devono aderire rigorosamente al diritto internazionale ed essere chiamati
a rispondere delle loro azioni”.

Amnesty International, inoltre, chiede ai massimi leader religiosi e ad
altre personalità influenti irachene di prendere posizione contro ciò
che non può essere difeso e rendere chiaro che non può esistere alcuna
circostanza che possa consentire o giustificare crimini di guerra e
crimini contro l’umanità. ˜Speriamo sinceramente che essi, esprimendosi
pubblicamente o attraverso modalità più discrete, possano contribuire a
cambiare la situazione. Se noi e loro falliremo, sarà la popolazione
civile irachena a continuare a pagare un prezzo terribile”.

Il rapporto ˜Iraq. A sangue freddo: abusi dei gruppi armati”
disponibile in lingua inglese presso il sito Internet
http://www.amnesty.org