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La “ cercatrice” di funghi.

Vacanze, partenze, addii ma per quanto tempo?

Quarant’anni di matrimonio!

Ormai è l’esperienza di una testa, un’abitudine, un cuore suddiviso in due corpi.

Sappiamo così tanto l’uno dell’altro, che le parole non servono più.

La ripartizione dei compiti è ormai una scelta naturale, così come per il giardino: a lui il compito della cura dell’orto e per me la coltivazione dei fiori.

Tutto è sereno e già deciso, stabile e consolidato da soluzioni prese da anni e senza mai il più piccolo screzio. Non ricordo che tra noi si sia mai dovuto dire:

” Scusa se ho alzato la voce”.

Un rapporto d’amore basato sull’educazione e sul rispetto e rafforzato da anni di convivenza. Ogni decisione ci ha trovati d’accordo, così come per le passeggiate in montagna. Io con la passione per il trekking e per la raccolta dei funghi e lui invece dedito ai suoi pensieri legati alle lente camminate sostenendosi al bastone.

La partenza è per entrambi dal posteggio della macchina ed ugualmente per il ritrovo, dopo due ore: “all’auto alle 17!”,

così è per tutti i pomeriggi di vacanza in Trentino.

Cammino attenta, lo sguardo che scruta il terreno boschivo, tesa nella ricerca del nascondiglio della mia preda “ il porcino”. Oltre al piacere della cena, a base di funghi, è proprio la “ricerca” quella che mi appassiona.

L’occhio vigile, l’olfatto teso all’humus del bosco, pronta a scorgere l’odore caldo ed un po’ passito, classico del fungo, misto a quello delle foglie secche, depositate nell’ombra del sottobosco. La mano è pronta nello spostare il fogliame di superficie e l’orecchio….

“Beh!..l’orecchio è quello che ormai partecipa meno alla ricerca, la sua funzione è molto attutita dall’età” e sorrido pensando ai miei settantatre anni! Però anche questo sincopato e forzato “non ascolto” dei rumori che mi circondano aiuta la concentrazione. Senza dover porre attenzione ai rumori più flebili del bosco, la mia “caccia vegetale” personale, è più meditata.

Con la punta del bastone sollevo il fogliame, giro attorno ai tronchi più vecchi, sondando tra le vecchie radici che puntellano, screpolando e facendo esplodere in più parti, tutto il terreno intorno ad essi.

In queste ore pomeridiane il sentiero è solitario: chi è partito per le vette è già passato questa mattina all’alba e così mi sento “ la signora del bosco”.

Il mio regno è riposante ed ombreggiato dalle pluralità delle ramificazioni degli alti castagni che mi sovrastano.

Il caldo umido è quello di una serra.

“Il buio mi sembra più intenso oggi, ma anche i miei occhi non sono più quelli di una volta” penso”e forse incominciano a vedere meno intensa la luce, sarà bene prenotare una visita medica al rientro in città”

Le fronde, dallo statico essere della calura, in un attimo incominciano a muoversi minacciose! L’ondeggiare ostile delle cime, in un attimo si diffonde anche ai rami. L’oscurità mi avvolge sempre più intensa ed anche le foglie secche al suolo incominciano ad alzarsi, sempre più alte in turbinii, che ostacolano i miei passi. Grosse gocce d’acqua si fanno strada fino a me, sfondando il tetto naturale di fogliame del bosco.

Allarmata mi guardo intorno:

” Il temporale” penso “ è meglio che mi affretti a tornare all’auto”

In un attimo la pioggia si fa più scrosciante, ormai sono completamente fradicia. I rami intorno e sopra di me sono una massa enorme e nera: una forza enorme e scura che sibila minacciosa, piegata dal vento e interrotta da lampi e saette che mi tagliano la strada.

Incomincio a correre ma, i vortici delle foglie sollevate dalla forza del vento, l’abito bagnato che si incolla addosso, la pioggia che ormai è scrosciante e mi impedisce di vedere, mi rallentano notevolmente.

Scivolo e cado, il rumore intorno a me è ormai assordante: i crepiti dei lampi, la forza del vento e il mio cuore che batte all’impazzata.

Non riesco più a distinguere nel frastuono la conseguenza esatta dei rumori.

Tento di rialzarmi, ma a fatica e con dolore, nella caduta, devo essermi storta una caviglia.

“Cercare un riparo e aspettare che passi il temporale”penso.

Cerco di ricordare se ho mai notato una grotta sul percorso.

“No non ci sono grotte in questo bosco” Quella che era una sicurezza per le vipere diventa ora una trappola nel temporale!

Lentamente mi appoggio al bastone.

“Sono sola, sola nel bosco in mezzo ad una tempesta”

Il mio passo lento e claudicante è agli antipodi della furia che percuote la natura intorno a me. L’ambiente ospitale che mi ha circondato fino a qualche momento fa si è tramutato in un inferno ostile. Il rumore è assordante, brividi percuotono il mio corpo, completamente fradicio ma nello stesso tempo cosparso dal sudore febbrile dell’ ansia e della paura.

In un lampo accecante che mi colpisce mi sembra di intravedere, in lontananza, la traccia del sentiero conosciuto. Mi faccio forza e, passo dopo passo, mi dirigo verso la salvezza che la luce intensa temporalesca mi ha offerto.

Con un ultimo sforzo supero gli ultimi metri di risalita e, avvolta dal buio…….. incomincio a rotolare, in una corsa sfrenata verso il basso.

Dolori lancinanti di oggetti che mi colpiscono le membra.

Mi lascio trascinare da quella folle corsa a corpo morto, senza nessuna difesa, finchè un colpo più forte mi colpisce alla testa ed il buio assoluto mi inghiotte completamente.

Di Elisa Mazza