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La terra della luna

La Luna era una regina incontrastata, molto bella ed anche buona

C’era una volta e, per fortuna c’è sempre, un’ampia vallata con prati e boschi verdissimi che si chiudono, con le vette delle Apuane. Tutto il territorio è caratterizzato da pittoreschi castelli, chiese romaniche, borghi e case, che si ergono sui cocuzzoli. Il clima generalmente è mite, le colline ricoperte da verdi boschi e pescosi torrenti ricchi di limpide acque.

A quel tempo su tutto questo regnava la Luna.
La Luna era una regina incontrastata, molto bella ed anche buona, tanto che tutti i bambini della valle dormivano abbracciati a Lei perché teneva lontani da loro gli incubi della notte e portava solo sogni dorati e sereni.

Ma dopo anni e anni di regno la sua luce si era molto affievolita e il poco chiarore che ormai diffondeva non era sufficiente a garantire la vita, anche se gli argentei luccichii che irradiava riuscivano a tramutare ogni cosa in una incantata magia.

Lentamente tutto il suo reame, senza la luce e il calore stava diventando umido, acquoso e troppo infelice. Anche i sudditi, rattristati dal grigiore finivano con l’avvilirsi e uno strano letargo colpiva piano, piano tutte le cose e le creature.

Soltanto i bambini sembravano indenni da questo avvilimento perché dormendo abbracciati alla Luna avevano modo di assorbire più forza da Lei e, quindi a Mattia, che ancora più degli altri era vivace toccò il compito di aiutare gli altri. Fu incaricato di recarsi in un luogo lontano di cui parlavano i mercanti di passaggio: il regno del Re Sole, che era alla fine delle montagne, e dove c’erano calore, luce e gioia in abbondanza.

Mattia chiese aiuto alla civetta sua amica: era l’unica che poteva trasportarlo velocemente fino al di là delle montagne, fino alla costa.
La civetta lo infagottò nella tovaglia che Mattia si era procurato, afferrò i lembi con i suoi artigli e decollò in una grande curva verso il cielo con il suo fardello.

Seguendo il corso del fiume, che li guidava dal basso, passarono valli, il Monte Bandita, la cima dell’Altissimo e il Pizzo D’Uccello,e arrivarono al Monte Sagro.

Qui la civetta dovette fermarsi, a lei creatura delle notte non era permesso spingersi oltre. Così affidò il bambino a Jonathan, il gabbiano che lo avrebbe portato nel regno del Sole. Jonathan lo fece salire sul suo dorso, da lì non avrebbe più avuto bisogno di essere coperto.

Davanti a loro c’era un’estensione enorme di azzurro, come fiumi tutti uniti e tanti. Tutto era invaso dai colori più fulgidi e brillanti, che il bambino mai avesse visto ed ogni cosa brillava di luce e di energia.

Alte grida di gioia giungevano fino a lui da dei bimbi che nuotavano e si spruzzavano fra le onde, Mattia guardava incantato.
Jonathan allora gli disse: “ E’ il mare!” Si fermò accanto a lui su di uno scoglio per permettergli di vedere meglio.

E da lì il bimbo chiese aiuto al Sole. Aiuto per le sue valli, ormai troppo umide e per le acque dei fiumi che stavano diventando troppo gelide per i pesci. E per la sua gente che aveva costantemente freddo.

Il Sole stese un suo raggio fino a lui, lo trasformò in una scala in modo che potesse avvicinarsi e parlare a tu per tu con quel piccolo che era arrivato fino a lui portandogli la preghiera di un popolo.

Commosso, dal racconto del piccolo trasformò il raggio in un destriero su cui Mattia poté issarsi e a cavalcioni percorrere le valli a ritroso, lungo il percorso del fiume, fin quasi alla sorgente, in modo che il raggio potesse illuminare e scaldare tutto il tragitto.

La Luna, da allora non è più l’incontrastata signora della Valle, il raggio è rimasto e si alterna con Lei, per il bene di Gaia e delle creature:

ma a ricordo di quel periodo sereno ed argenteo, nel museo della città si possono ammirare le statue stele, innalzate dagli uomini per celebrare la loro amata sovrana di un tempo.

Eppure ancora oggi nelle giornate di pioggia, una luce argentea avvolge i paesi e i castelli abbarbicati alle rupi e ritorna nella valle l’incanto magico della luce lunare.