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Il mondo di Ellison. Prima Parte

I sogni e le avventure di una bambina di 10 anni, la quotidianità intrecciata alla storia e alle illustrazioni dei libri

Pedalare nel mese di giugno.
Percorro la via Aurelia piena di automobili e grossi camion e sono confusa dal senso di leggerezza e di libertà che mi da il pedalare all’aria aperta ed il timore invece del traffico pesante che mi affianca: il sopraggiungere degli autotreni che sbuffano in densi nugoli di polvere carichi di blocchi di marmo bianco.
Però è una delle cose che trovo più rilassanti: andare in bicicletta nel fresco del mattino e aspirare profondamente, riconoscendo gli aromi che si sprigionano da cespugli fioriti: le siepi dell’oleandro, lo sporgersi sopra i muri del pitosforo, il groviglio biancheggiante del gelsomino e l’ombra profumata del viale dei tigli.
Accarezzo, con lo sguardo, tutto il paesaggio ed i luoghi conosciuti, spingendo lo sguardo a nord fino alle cime delle imponenti Apuane, che racchiudono il territorio, soffuse da una nebbiolina che nascondendo i contorni netti delle cave marmifere, le trasforma, ai miei occhi, in contorte rovine che assomigliano ai Templi dei Maya, così come li ricordo dalle illustrazioni dei libri.
Ad un tratto, in lontananza vedo una figura che mi viene incontro. A malapena intravedo che indossa una strana tunica, ma il suo aspetto, cappello a cilindro compreso, è inconfondibilmente quello di uno spaventapasseri. Si ferma davanti a me con le gambe e le braccia allargate, proprio in quella che è la sua classica posizione in mezzo ai campi di grano.
Continuo a suonare il campanello incessantemente ma sono costretta a frenare bruscamente e a fermarmi: ora è davanti a me, con la ruota, della mia bicicletta, infilata tra le gambe, le mani appoggiate al manubrio, mi guarda sorridendo, dicendomi:
“Ciao sono ARGONAUT, lo spaventapasseri”
Intimidita ed affannata gli rispondo: “Ed io sono Ellison”
“ Lo so,” mi dice lui” ti aspettavo. Era deciso da tempo che oggi dovessimo incontrarci, il giorno del tuo decimo compleanno, no?”
“ Sì è vero oggi è il mio compleanno, ma come potevi aspettarmi? e poi tu, come fai a saperlo?”. Intanto lo guardo ma stranamente non mi incute nessuna paura anzi in lui noto qualcosa di conosciuto, di vagamente familiare.
“ Perché giri così spesso sola?”
“Non è proprio così; mi piace stare con gli amici, parlare e giocare ma ogni tanto devo prendere la bicicletta e pedalando cercare i luoghi dove trovare le cose che mi piacciono: un profumo, un colore, un’ immagine che mi riconduce a qualcosa di conosciuto e che posso sognare.
La bicicletta è il mio destriero e mi porta verso le avventure che riesco ad individuare più facilmente se sono sola.
Ma dimmi di te: perché sei vestito con una tunica e porti invece in testa una tuba?”.
“ Non c’è tempo per queste spiegazioni, te ne parlerò quando sarà il momento, ora invece, se vuoi visitare le rovine del Tempio, che hai intravisto prima, devi affrettarti, lasciare la bicicletta e seguirmi”.
Stimolata dalle sue parole eseguo quello che ha detto e mi trovo a camminare dietro a lui, che ha un passo sostenuto sebbene sia un percorso a gambe rigide. Entriamo nel bosco e incominciamo a salire, intanto sulle sue spalle si sono posati una decina di passerotti che cinguettano allegri . E’ un momento così fatato: camminiamo nell’ombra delle fronde che ci sfiorano, accarezzandoci affettuosamente, mentre il caldo è attutito dai rami che aprendosi e richiudendosi su di noi si muovono in una danza incessante che anima tutto il bosco, rinfrescato dal sottofondo musicale di rivoli d’acqua lontani.
Non vorrei ma devo rompere la magia di questo percorso, troppe domande mi si aprono nella mente:”Ma allora vuoi dirmi chi sei, perché sai queste cose di me, perché?…..”
“Calma, calma verrà il momento delle spiegazioni, per ora osserva e aspetta!.”
Intanto siamo giunti ad una radura chiusa lateralmente da pareti di marmo bianco, alte come grattacieli, che luccicano rispecchiando la luce del sole. Davanti a noi si alza una costruzione altissima, formata da vari piani percorsi, nella parte centrale, da una larga scalinata che conduce su fino alla sommità dove una grande torre confluisce in tre piccole calotte. L’ingresso alla torre è delimitato da un portale dalle proporzioni enormi. E’ tutto talmente immenso che le figure che si vedono in lontananza, sulle scale e sul gradone antistante, sembrano miniature.
Tutta la radura è avvolta da un silenzio profondo, un luogo fuori dal tempo e da ogni spazio. Mi siedo su uno dei gradini sconnessi mentre Argonaut si appoggia ad un frammento di colonna, e finalmente mi dice:
”Come vedi sono uno spaventapasseri, non ho né tempo, né una collocazione precisa, per cui posso spostarmi in qualsiasi epoca. Gli uomini da secoli mi hanno vestito di cenci: il mio abito quindi non può essere datato, né fuori moda: gli stracci sempre stracci sono, in qualsiasi epoca essi siano stati raccolti. E ora rispondo alla tua domanda: come ti conosco? Conosco tanta gente oltre a te: da anni ed anni proteggo le coltivazioni, e dal mio posto di vedetta, vedo, ascolto e cerco di capire tutto quello che mi passa accanto. Alle persone è sempre piaciuto parlare con me e molte volte non importa come le cose si dicono, l’importante è proprio parlarne. Tu, ad esempio, passando mi hai sempre salutato sorridendo, così ho imparato a riconoscerti. E piano, piano osservandoti sono riuscito a sapere molte cose di te. E’ solo conoscendo che si può imparare ad amare, sia le cose che le persone.”
“Ma cosa vuoi da me?”gli dico.
“ Tra poco sarai una donna, ragazza mia, ed io ho il compito di accompagnarti nel viaggio sull’otto volante che è la vita, con i suoi alti e bassi. D’ora in poi desidererai di uscire per conoscere il mondo: ma le montagne russe possono essere anche terribili, con cadute profonde nel vuoto senza preavviso! Quando sopraggiunge la paura vorresti tornare sul tuo cammino e non essere più nello stesso posto. Invece devi resistere fino a sentire il bisogno profondo, di andare fino in fondo a quello che ti impaurisce, per conoscerlo e così, non temerlo. E non solo, ma ti accompagnerò anche nei tuoi sogni perché finchè un sogno resta solo sogno è riposante e ben venga, ma se si affaccia alla mente durante il giorno e incomincia a fare paura, si finisce col cercare altre persone che lo abbiano condiviso: quando i sogni entrano nelle nostre realtà abbiamo bisogno di parteciparli.”
Così dicendo mi prende per mano e insieme ci avviamo a salire i gradini della scala su cui poco prima ero seduta.
“Argonaut, dove andiamo?”

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