Questo sito contribuisce alla audience di

Il mondo di Ellison. Seconda Parte

I sogni e le avventure di una bambina di 10 anni, la quotidianità intrecciata alla storia e alle illustrazioni dei libri

“ Saliamo a vedere cosa c’è. Non è questo quello che ti incuriosiva? Non è questo che volevi fare quando in bicicletta sognavi questi ruderi? Coraggio allora, andiamo a conoscerli.”
La torre vista da qui è un grosso gigante appollaiato sulla foresta ,con un cappello a tricorno in testa. Quindi per farmi coraggio chiedo ad Argonaut: “Cosa conosci dei Maya e tu c’eri già anche allora?”, il suono delle nostre voci è già rassicurante per me.
“Certo che c’ero! Io esisto da quando l’uomo ha avuto bisogno del mio aiuto per proteggere le messi.
“La civiltà Maya conosce il suo splendore verso il secolo 250 dopo Cristo, è allora che raggiunge una capacità artistica ed intellettuale mai conseguita nel Nuovo Mondo (l’America di oggi) e conseguita da pochi nel Vecchio Mondo,( la nostra Europa). I Maya sono un popolo pacifico governato da sacerdoti che si dedicano all’osservazione degli astri e alla filosofia”.
Parlando siamo intanto giunti al limite della scala, ci voltiamo e rimango estasiata a guardare: davanti a noi. Lo sguardo arriva, degradando in un tripudio di verdi, fino all’azzurro del mare che si allarga per tutto il golfo. Alla mia destra, le bianche mura di marmo di una città s’innalzano a confine, e rispecchiano l’azzurro dell’acqua.
“E’ Luna” dice Argonaut indicandola, “In questi anni è nel suo massimo splendore: caratterizzata dalla forma a mezzaluna del suo porto ne ha anche preso il nome. E’ una città molto ricca, ha un’industria di scultori del marmo, una fonderia di bronzo e una fabbrica di oggetti di vetro. La abitano abili commercianti che esportano il legname delle foreste dell’Appennino, i formaggi, i vini, ma soprattutto il marmo, il richiestissimo marmo bianco a grana fine tanto usato a Roma, la capitale.”
Improvvisamente si alza un boato, colonne di frammenti si alzano da ogni dove e incominciano a intrecciare una danza assurda verso il cielo, se non vedessi non potrei credere! Intanto sgorgano lapilli e colate di fuoco da ogni dove. Argonaut mi prende per un braccio, si guarda intorno come per cercare un riparo, indeciso sul da fare, mi grida in mezzo al frastuono:
” Molto probabilmente è l’eruzione del vulcano Ilopango, dobbiamo andarcene al più presto!”
“Argonaut andiamo fino a Luna? Guarda come risplende invitante nel sole! Stanno caricando delle navi, se ci affrettiamo possiamo sapere dove sono dirette.”
“Va bene, andiamo” e Argonaut scende un gradino davanti a me e mi indica di appoggiargli le mani sulle spalle.
“Ho sempre portato le braccia aperte, e nella mia forzata immobilità ho sognato sempre di spiccare un volo e non l’ ho mai fatto…..vediamo se ora può riuscire!”mi dice sorridendo.
Ed io incredula tento di replicare:
“E vuoi provare con me sulle spalle???” ma non ho ancora finito la frase che già siamo sospesi nell’aria. Voliamo in una confusione enorme, una profusione altissima di capitelli, colonne rotte, arcate sconnesse, pezzi amputati di statue, il tutto ricoperto da rovi e liane rinsecchite dall’età e dal sole, che si innalzano caoticamente verso di noi come fossero di cartapesta. In poco tempo la torre dei detriti è altissima, quasi quanto i muri di marmo.
Il movimento di Argonaut nel volo è quello del nuotatore: una specie di nuoto tra le nuvole, ed io sono attaccata alle sue spalle, abbarbicata a lui, come una strega alla sua scopa. Siamo eccitatissimi: entrambi continuiamo a parlare non si sa se mossi più dalla paura dell’eruzione o dall’ebbrezza del volo. Siamo attorniati da milioni di uccelli: stupiti dalla nostra comparsa e spaventati dall’eruzione.
Planiamo, in una spiaggia, finalmente tranquilla: il bianco che riverbera in lontananza, dei muri di marmo che arginano il porto della città della Luna è veramente riposante. Il brulicare operoso e flemmatico delle figure che si muovono prese dal loro lavoro è un quadro veramente opposto, a quello, pieno di scoppi, lapilli e fiamme, che abbiamo appena fuggito. Ci sdraiamo sulla sabbia assaporando la calma e spero che non sia una bonaccia a presagio di un’altra tempesta! Guardo le onde che si infrangono sulla battigia:
“Il loro movimento e il loro rumore è lo stesso da secoli, sempre uguale,”-penso- “giorno dopo giorno, notte dopo notte.”
Guardo Argonaut e gli dico:“ Non sei il solo a poter viaggiare nel tempo: anche il mare non ha una collocazione temporale se non quella che gli attribuiamo noi!”
“Brava, vedo che cominci a capire: non tutte le cose possono essere misurate con lo stesso metro, bisogna prima intuire qual’ è quello da usare in ogni singola occasione! Ora andiamo, la città della Luna ci aspetta”.
E così ci incamminiamo lungo la spiaggia verso il Porto. In effetti quello che ci appare, mentre ci avviciniamo, è un insieme brulicante di persone, di cose e di animali: il tutto illuminato dal riflettersi del sole sul biancore del marmo. La banchina del porto è composta da grandi massi di marmo bianco accostati e disposti a semicerchio, un golfo artificiale che riproduce quello più grande e naturale, più esterno, che accoglie il mare. Alcuni grossi vascelli sono attraccati alla banchina e centinaia di uomini stanno lavorando per caricare i blocchi di marmo mentre altri stanno liberando dalle corde, con cui sono stati legati sui carri che trainati dai buoi, li hanno trasportati dal “poggio”, sotto alle cave, lungo la pianura, fin qui, al porto.
La fortuna economica della città è legata all’estrazione, lavorazione e trasporto del marmo. Da qui partono i blocchi per raggiungere ogni parte del mondo, la maggior parte con destinazione Roma e con i quali vengono realizzati i più importanti monumenti, palazzi, templi, statue, ecc… oppure per le botteghe artigiane, dove scultori li trasformano magistralmente o per le segherie, dove vengono sezionati in lastre.
Il caos delle lingue che riempiono l’aria è immenso eppure tutti si capiscono e lavorano alacremente.
Assetati lasciamo il porto ed entriamo nel cuore della città in cerca di un po’ di frescura: il foro, una piazza enorme rettangolare delimitata da enormi colonne bianche ci apre la strada verso le botteghe. Passiamo il Tempio dedicato a Giove, Giunone e Minerva, ci avviciniamo alla calca che attornia un venditore d’acqua che versa il liquido invitante e fresco da una brocca di coccio.
Vicino a lui un altro ambulante offre fragole e mirtilli appena raccolti, in cartocci di foglie di vite. Ceste piene di grossi pesci, stoviglie di coccio, vasi in vetro, stoffe colorate, otri di cuoio, ceste: c’è veramente di tutto esposto sotto alle tettoie che contornano le strade. Un pubblico festoso e chiassoso anima tutta la scena. Una portantina coperta da sottili veli aranciati si fa strada in mezzo al traffico caotico: quattro portatori la trasportano, giganti vestiti con tuniche e che avanzano, composti, tra lo scompiglio della gente. Ma ecco che si alza un turbine che scuote ogni cosa: volano le mercanzie esposte, vola la polvere in nugoli che ci tolgono la visuale. Una luce accecante e un sibilo altissimo fendono l’aria: Argonaut appoggia la mano sulla mia spalla per rassicurarmi e insieme guardiamo verso il cielo, incamminandoci velocemente verso il grande anfiteatro. L’ampia arena che ora ci circonda è di forma ellittica ed è formata da due anelli concentrici: passiamo veloci attraverso i corridoi, le celle, le scale e le gradinate. L’edificio ospita normalmente i giochi dei gladiatori e può contenere fino a 7000 spettatori. Intanto un globo luminoso enorme si è portato sopra di noi, ormai all’aperto, e con la sua mole sta oscurando la luce del sole. Con le mani siamo costretti a proteggerci le orecchie perchè il fischio che emana dal disco volante, si è fatto molto insistente. Sembra proprio che l’astronave stia atterrando: è un disco metallico gigantesco e molto lucente. Si appoggia al suolo con leggerezza, con una caduta verticale assoluta ed elegante.
Ne sono completamente affascinata, non ho mai visto nulla di così perfetto, grosso e nello stesso tempo lieve.
Il silenzio è ripiombato su tutte le cose. Dopo minuti che sembrano eterni, dalla superficie perfetta si alza una cortina metallica da cui escono, silenziosi e ordinati, un gruppo di persone. Sono tutti alti, slanciati e molto belli. Indossano tute che aderiscono perfettamente ai loro corpi e sono di un colore bianco luminoso.
“Sarebbero degli interpreti perfetti per gli spot pubblicitari dei detersivi!” è la cosa che per prima penso guardandoli.
Ma Argonaut mi ha già spinto verso di loro:”Non puoi perdere un’occasione così, svelta informati, chiedi tutte le cose che ti si affacciano alla mente”.
Mi accosto e porgo la mano a quello che mi è più vicino e stringendo la sua, mi accerto che siano veri: sono così belli, così perfetti che mi sembrano bambole ( e chi ha mai visto bambole brutte!) ad altezza naturale e che altezza!!….. Mi presento, intimidita oltre che dalla loro presenza anche dalla loro statura:
“Ciao sono Ellison,! Da dove venite?” , chiedo.
“ Ciao anche a te, io sono Barton e loro: Martin, Eleonor, Tommaso, Mary, Costantin “ mi risponde indicando gli altri, “Veniamo dall’anno 2.500. Torniamo da una lunga vacanza/studio sulla Luna e ci siamo fermati qui, sulla strada del rientro a casa, per vedere i ricchi filoni marmiferi delle Alpi Apuane.”
Casa!!!!! Accidenti presa dal turbine delle novità, da tutto queste avventure, mi sono scordata di casa! Immediatamente sono catapultata nella realtà: oggi è il mio compleanno, la mamma e la nonna mi stanno aspettando. Sono costretta a salutare tutti e il più in fretta possibile, se voglio evitare una bella sgridata.
“Argonaut sono proprio contenta di averti conosciuto, e di aver passato queste ore con te, mi dispiace molto ma ora devo proprio rientrare! Spero di ritrovarti! Non sparirai vero? Devi ancora accompagnarmi e parlarmi !!!”
“ Assolutamente, stai certa che ti aspetterò ogni volta che deciderai di ricorrere o ascoltare il tuo intuito e se vorrai portare nella realtà una tua fantasia senza paure, sarò subito accanto a te!”

“Ciao a tutti e grazie della compagnia, ma ora devo proprio correre!” Inforco la bicicletta e con una volata eccezionale, degna della migliore Ferrari, riesco a raggiungere il cancello del giardino di casa. Mi guardo attorno attenta per scoprire eventuali sintomi di possibili nervosismi nell’aria, data l’ora tarda!: no fortunatamente, tutto è tranquillo!
Entro dalla porta della cucina, dove il profumo intenso del cibo in cottura mi si infiltra nel profondo, facendomi avvertire un doloroso buco allo stomaco, che percepisco solo ora.
La nonna, è già arrivata,che gioia!
“ Ciao nonna, quando sei venuta? Mi spiace di aver fatto tardi, se avessi saputo che eri già qui, avrei fatto prima! “le dico abbracciandola.
“No non importa tanto posso fermarmi qualche giorno, così abbiamo tutto il tempo per stare un po’ insieme! Ma raccontami dove sei stata? Ti sei fermata con delle amiche?”
“ Sì veramente ho trovato un amico molto particolare!”
“ Ah sì? E dove siete stati?”
“ Fra i lapilli di un terremoto Maya, in visita alla città della Luna e abbiamo anche assistito all’atterraggio di un’astronave!”
“ Caspita tienilo ben stretto questo sì che è un vero amico, se ti accompagna in posti del genere!”
“Ecco, questo è il lato più affascinante della nonna,” penso sorridendo” Non si stupisce mai di nulla! Ed anche le cose più impossibili per lei possono essere normalissime, chissà cosa penserebbe Argonaut di lei?”