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Laboratorio Saccardi

La candida

I Saccardi non sono ironici. Sono decisamente convinti che quello che fanno sia arte (e forse sono davvero convinti di essere in contatto medianico con Albert Saccardi - complici lo smog milanese e il vino della Vucciria). E forse hanno ragione. In un mondo dove l’arte e il cinema imitano la realta’, ma la realta’ imita la televisione (non e’ mia, e’ di Woody Allen), e’ possibile pensare un’arte che racconti il presente in maniera diversa dalla loro - se il presente e’ programma TV (scegliete voi quale)?
I Saccardi sono realisti nella linea Balzac-Courbet (sono pronto a spiegare loro chi sono questi due). E’ la realta’ che e’ di merda.
Mi piace scrivere per questo nuovo lavoro che non ho visto (e forse non vedro’). C’e’ bisogno di vedere un lavoro del Laboratorio Saccardi, mentre in TV sta passando De Filippi Maria moglie e complice di Costanzo Maurizio?
Sono Polaroid - il mito della presa diretta e la nostalgia in cui le tecniche di presa diretta erano ancora in relazione col sogno di un futuro tecnologico.
Come voler tradurre il presente con linguaggi anacronistici per farne, se non arte, storia.
O forse, e’ la prima cosa che si sono trovati a portata di mano. Bisognerebbe vedere il lavoro, parlare con loro… ma quale persona di buon senso e’ disposta a farlo?
Francesco Galluzzi

L’inevitabile leggerezza dell’essere appesantita da strati di emulsione.
Osservare la raccolta di Polaroid firmata Saccardi e’ osservare la TV nel marzo del 1954, quando il colore invase i nuovi e costosi apparecchi.
Autoritratti e ritratti in pose ascetiche, tavole narrative con visi smunti e corpi infagottati, paesaggi bucolici o nettamente oscurati. “Concetto di estate finita” ritaglia nel buio un siparietto piu’ che minimale, il fantasma di Isabella Ferrari si aggira li’ dove il sapore di mare e’ ormai impalpabile.
Il Laboratorio Saccardi raccatta e riassetta il carico epocale e sommessamente elegante degli scatti firmati nei primi ’80 da Luigi Ghirri, muovendosi tra compostezza e barlumi chiassosi, tra le ceneri di vecchi scatti e l’oblio della fotografia contemporanea.
Non vi e’ irrisione, ma sguardi apocalittici, una Finlandia post-atomica, una Palermo di insperata lievita’. La malinconica visione del gia’ accaduto, dove i personaggi vivono o muoiono rigorosamente al di fuori dalla scena, dove tutto cio’ che appare e’ gia’ svanito e con tale rapidita’ da non essere mai apparso realmente.
Federico Lupo

Opening sabato 25 febbraio 2006 h.19.00

ZELLE arte contemporanea
via Matteo Bonello 19 Palermo (via Papireto), 90134 Palermo
Orari: dal lunedi’ al sabato dalle h.17,00 alle h.20,00