Questo sito contribuisce alla audience di

In su, nell'azzurro, come una piuma

Cinque artisti incrociano i cento anni di Samuel Beckett

Un progetto di a.titolo per la Scuola Holden nell’ambito di Respiro. 1906-2006 Il secolo di Samuel Beckett. Lezioni, letture, immagini (aprile-giugno 2006)

a cura di Giorgina Bertolino e Lisa Parola

gli artisti:
Massimo Bartolini, Giulia Caira, Flavio Favelli, Marzia Migliora, Diego Perrone

il titolo
Tratto da una della battute pronunciate da Winnie in Giorni felici, In su, nell’azzurro, come una piuma e’ un titolo paradosso, un’immagine rovesciata, un contrappeso aereo ai temi affrontati dalle immagini.

una mostra da abitare
Ideata da a.titolo appositamente per gli spazi della Scuola Holden, la mostra e’ una proposta di convivenza tra un gruppo di opere d’arte contemporanea e chi studia, lavora, vive e frequenta questo luogo. Pensata per fornire un confronto visivo agli incontri e al seminario organizzati in occasione del centenario di Samuel Beckett, In su, nell’azzurro, come una piuma e’ una mostra da abitare. Basata sulla dislocazione delle opere nell’atrio, nelle aule, nelle biblioteche ma anche sugli schermi dei computer della Holden, e’ un tentativo di infiltrazione dell’arte nella scrittura, nella lettura, nella riflessione e tra le consuete attivita’ della Scuola.

gli artisti e le opere
In su, nell’azzurro, come una piuma raccoglie un gruppo di opere gia’ realizzate dagli artisti Massimo Bartolini, Flavio Favelli e Diego Perrone, cui si uniscono due installazioni site-specific sviluppate ad hoc dalle artiste Giulia Caira e Marzia Migliora.
L’indirizzo curatoriale e’ stato quello di controllare un’eredita’ diretta o indiretta e di riportare attenzione alla concezione beckettiana del tempo e alle figure attorno alle quali si condensa e sviluppa: l’attesa e il rapporto con la memoria biografica, istituita attraverso una narrazione frammentaria e veri e propri loop temporali. Il primo gruppo di lavori si presenta come serie di immagini e di oggetti “laterali” alla figura di Winnie di Giorni felici, costretta all’interramento e a un progressivo scivolamento nel buco in cui e’ prigioniera.
La letteralita’ delle serie fotografiche di Massimo Bartolini - 3 dal titolo Senza titolo (Propaggine), 1995 e Angolo, 1995 (Courtesy Fondazione Sandretto Re Rebaudengo) - e di Diego Perrone - I pensatori di buchi, 2002 (Courtesy Fondazione Sandretto Re Rebaudengo) e’ a prima vista molto forte poiche’ fa leva sull’immagine del buco e della costrizione. Ognuno dei due artisti ha sviluppato un immaginario autonomo che va dal tentativo di Bartolini di radicarsi alla terra, a quello di Perrone di scavare un buco e pensare al vuoto. Simulacri dell’attesa sono le sedute di Flavio Favelli (Courtesy Galleria Maze, Torino), realizzate dalla mescolanza ibrida di oggetti reali che mantengono in parte la propria riconoscibilita’ e funzione, inglobando frammenti di memoria e di vissuto.
Invitate a lavorare nelle due biblioteche della Holden - scelte per la loro funzione e per la loro qualita’ di spazi “riservati”- Giulia Caira e Marzia Migliora sono state invitate ad affrontare i temi della visualita’ e della memoria nel teatro beckettiano.

Giulia Caira ha realizzato una serie di immagini screen saver destinate ai sette computer allineati sui tavoli della biblioteca del primo piano e a quelli presenti negli uffici di chi lavora alla Holden. Concepito per adattarsi al luogo e ai suoi strumenti il progetto ha trasformato il funzionamento del salva schermo in una corrente alternata di azione e inazione, soggetta al ritmo di lavoro e alla temporalita’ del pensiero e della scrittura di chi vi si accosta. Composto da due video e da una serie fotografica il progetto ha un titolo unitario - Domani felicita’ - tratto da Di’ Joe, scritto da Beckett per la televisione nel 1967. E’ questa una delle frasi incalzanti che una voce di donna pronuncia nella testa del protagonista, intento nella ripetizione di gesti ossessivi. L’artista ha trasformato il testo in tre brevi sequenze proiettate su tre monitor consecutivi. La visione di questa sceneggiatura smontata e’ accompagnata dalla voce femminile il cui ascolto in cuffia restituisce all’ascoltatore l’esperienza della dimensione mentale che caratterizza l’intera piece. Ispirate a Finale di partita le serie fotografiche si alternano su altri tre schermi mentre sull’ultimo, isolato, un nuovo video scorre accompagnato da una filastrocca (ancora con audio in cuffia) tratta da Aspettando Godot. Prodotto da GAS Art Gallery, Torino, Domani felicita’ e’ visibile in forma di appunti visivi sul sito della galleria (consultabile su www.gasart.it).
Invitata a intervenire nella biblioteca del secondo piano, Marzia Migliora ha realizzato un tavolo-teca intitolato (Pausa). Che tempo fa? Lo stesso di sempre… Utilizzabile nelle sue normali funzioni il tavolo e’ un tavolo “racconto” che mostra nella trasparenza della teca una serie di oggetti chiamati a innescare micro eventi luminosi, meccanici, fisici e sonori. Filo conduttore dell’installazione e’ il tempo, la pausa, il loop che prendono forma attraverso una costellazione di oggetti (scritte, testi, audio luci e sculture,) che compongono una sequenza inattesa, una sorta di circuito soggetto a continue sospensioni, pause, riprese. Numerose le fonti cui fa riferimento il lavoro: Respiro, Atto senza parole II, L’ultimo nastro di Krapp, Non io, Passi, Dondolo. Prodotta da TeKnemedia, l’installazione ha trovato nel portale d’arte lo spazio per mostrare le sue fasi ideative. Disegni e fotografie hanno infatti documentato il work in progress del progetto (consultabile su www.teknemedia.net).

la biblioteca di Samuel Beckett
Grazie alla collaborazione di Einaudi, sugli scaffali di una delle biblioteche della Holden uno spazio sara’ occupato dai volumi di Samuel Beckett pubblicati dalla casa editrice torinese. Un invito alla lettura, alla consultazione, una bibliografia dedicata, una forma di presenza concreta a disposizione degli studenti e dei visitatori.

BIOGRAFIE

Massimo Bartolini (Cecina, Livorno, 1962, dove vive e lavora)
L’artista utilizza diverse tecniche come la fotografia, il video, l’installazione. Negli ultimi anni ha focalizzato l’attenzione sulla progettazione e costruzione di ambienti in grado di trasformare lo spazio iniziale. Tutta l’opera di Bartolini e’ una ricerca di arricchimento delle nostre capacita’ percettive. Le sue opere sono luoghi da attraversare, inconsueti paesaggi mentali che si lasciano riconoscere per qualche insignificante e quotidiano frammento. Le stanze - le Teste come le ha intitolate fin dall’inizio - costituiscono una delle metafore piu’ riuscite del suo sistema espressivo, luoghi di redenzione entro cui e’ possibile pensarsi e spingersi oltre un limite, portando anche il corpo li’ dove arriva il pensiero. Tra le sue personali recenti le mostre alla GAM, Torino nel 2005, alla galleria Massimo De Carlo, Milano e al Magazzino d’arte moderna di Roma, nel 2004, al Centro per l’arte contemporanea Pecci di Prato nel 2003 e al PS1 Contemporary Art Center di New York nel 2001. Ha preso parte alle collettive Bidibibodibiboo. La collezione Sandretto Re Rebaudengo per i dieci anni della Fondazione, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, Ecstasy, MOCA, Los Angeles nel 2005, None of The Above, Swiss Institute Conteporary Art, New York, nel 2004. Nel 1999 ha partecipato alla 48^ Biennale di Venezia.

Giulia Caira (Cosenza 1970. Vive e lavora a Torino)
Con un lavoro che utilizza i mezzi della fotografia e del video, l’artista si muove all’interno dello spazio domestico trasformato in teatro tragicomico, luogo di esposizione della nevrosi quotidiana. Se la casa e’ il luogo piu’ idoneo dove coniugare il principio di realta’ con l’immaginario femminile prodotto dai mass-media, i suoi scatti recenti sono debitori del cinema. Nei suoi video, informati da un linguaggio anti-narrativo, le inquadrature ripetono lo spazio della fotografia, un perimetro visivo di cui enfatizza la dimensione claustrofobica. Ha partecipato recentemente alle mostre In sede 2005, Palazzo della Provincia, Torino; Gemine Muse, Young Artist in European Museums, con un’installazione al Pera Museum di Istanbul; ManifesTO, Piazza Vittorio Veneto, Torino nel 2005 e a La donna oggetto. Miti e metamorfosi al femminile 1900-2005, Castello Sforzesco, Vigevano nel 2006.

Flavio Favelli (Firenze 1967. Vive e lavora a Samoggia-Savigno, Bologna)
Gli ambienti e le installazioni realizzate dall’artista sono veri e propri spazi mentali nei quali interviene con un singolare “mobilio” risultato di un assemblage di oggetti (sedie, armadi, ringhiere, tappeti, lampadari preziosi) scelti non solo per le loro qualita’ estetiche ma, soprattutto, per il loro valore simbolico e le connessioni capaci di stabilire tra presente e passato. Favelli ha realizzato numerosi interventi site-specific come la recente installazione permanente nella sede Anas di Venezia S. Croce. Tra le sue personali recenti Interiors all’Istituto Italiano di Cultura (ICC) di Los Angeles nel 2004 e Where is my home? all’ICC di Londra nel 2003. Ha partecipato alle mostre collettive Young Italian Art alla Kunsthalle di Coppingen, Domicilio Private/Public al Muse’e d’Art Moderne de Saint-Etienne, nel 2005. Nel 2003 ha partecipato alla 50^ Biennale di Venezia.
Marzia Migliora (Alessandria 1972. Vive e lavora a Torino)
Marzia Migliora racconta storie che fanno riferimento a memorie culturali e collettive o autobiografiche. La narrazione e’ legata a vicende emotive, all’infanzia, al gioco. La memoria non e’ mai idilliaca ma appare in tutta la sua complessita’, quale aggregato denso di valori e di ambivalenze emotive. Le sue opere, soprattutto fotografie e video, sono legate a tematiche come la relazione con il tempo, la verifica dei limiti, della capacita’ di resistenza, degli effetti delle emozioni. Tra le sue personali recenti The Agony & The Ecstasy a The Foundation for Art & Creative Technology di Liverpool, Download-now all’IIC di Londra e alla Fondazione A. Olivetti di Roma nel 2005, Appassionata al MART di Trento e Rovereto e Pari o Dispari alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, nel 2004. Ha preso parte alle collettive Baroque and Neo-Baroque al DA2 del Contemporary Art Centre Salamanca, Aperto per lavori in corso al PAC, Milano nel 2005 e Dimensione follia alla Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento nel 2004.

Diego Perrone (Asti, 1970. Vive e lavora tra Asti, Milano e Berlino)
Il lavoro di Diego Perrone trova il proprio senso a partire da un’esperienza di confine ora visionaria ora quotidiana tenute insieme. Insegue la temporalita’, la quotidianita’ e l’abitudine, per poi dilatarle fino a portarle a riconfigurarsi in una dimensione mitica e fuori dalla storia. Lavori fotografici come I pensatori di buchi (2002), mettono al centro un gesto ripetuto e sempre uguale a se stesso, concentrandosi sul processo stesso del fare e sul risultato. Scavare buchi nel terreno per giorni e giorni con il solo scopo di fotografarli puo’ apparire un’azione assurda. Sette buchi di un diametro diverso mettono in evidenza il vuoto e cercano di percepirlo e cio’ che ancora una volta interessa, e’ il mostrare e il dare concretezza a quello che normalmente non le possiede. Tra le sue personali recenti Due orecchie e un angolo alla galleria Massimo De Carlo, Milano, Toto’ nudo e la fusione della campana alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nel 2005, I pensatori di buchi alla Casey Kaplan Gallery di New York nel 2004. Ha preso parte alle collettive Bidibibodibiboo. La collezione Sandretto Re Rebaudengo per i dieci anni della Fondazione, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, Dialectics of Hope. First Moscow Biennale, Lenin Museum, Moscow nel 2005. Nel 2003 ha partecipato alla 50^ Biennale di Venezia.

a.titolo
Giorgina Bertolino Francesca Comisso Nicoletta Leonardi Lisa Parola Luisa Perlo
Associazione di idee, progetti e ricerche per l’arte contemporanea, a.titolo e’ nato a Torino nel 1997. Struttura che unisce competenze diverse per la produzione e promozione di progetti d’arte, ha eletto il confronto e il lavoro d’e’quipe in ambito curatoriale come proprio modus operandi. Da sempre attento alla relazione tra arte e luogo, inteso come spazio della comunita’, si rivolge a istituzioni pubbliche e private che adottano l’arte contemporanea tra i propri strumenti d’intervento nel contesto nel quale operano. Tra i progetti recenti, nel 2006 la curatela con Rebecca De Marchi del Laboratorio Artistico Permanente (LAP) di Eco e Narciso, un progetto di Provincia di Torino, Servizio Programmazione Beni e Attivita’ Culturali; la curatela di una campagna fotografica in occasione del cinquantenario dell’Autostrada Torino-Savona destinata a una pubblicazione e a una mostra open air in 12 aree-sosta della A6; la partecipazione, su invito di Stefano Boeri, direttore di “Domus”, al workshop Torino vista dalla luna, Lingotto, Torino. Nel 2005, la realizzazione per Artegiovane Torino, di una campagna di comunicazione dell’opera d’arte pubblica Round-Blur all’interno di un tram City-way (linea 4) del Gruppo Torinese Trasporti (GTT). Nel 2004 la realizzazione del ciclo di incontri Voi siete qui. La citta’ cambia con l’arte, per la Fondazione Atrium e l’Associazione Torino Internazionale. Dal 2001 svolge il ruolo di mediazione culturale, a Torino e in Piemonte, per il programma d’arte pubblica Nuovi committenti, diffuso in Italia dalla Fondazione Adriano Olivetti di Roma e attualmente applicato nell’ambito del programma comunitario di rigenerazione urbana Urban 2 a Torino, Mirafiori Nord.

partners:
per la produzione dell’opera di Giulia Caira, GAS Art Gallery, Torino e per le location del video, NH Santo Stefano, Torino
per la produzione dell’opera di Marzia Migliora, TeKnemedia portale d’arte
per i prestiti e l’allestimento, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Galleria Maze, Torino.

info: info@atitolo.it - 011.8122634

Presentazione e inaugurazione: martedi’ 13 giugno 2006, h. 18

Scuola Holden, Torino
Corso Dante 118, 10126, Torino
da lunedi’ a venerdi’, h. 11.00 -17.00