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Thomas Ruff

The Grammar of Photography

A cura di Filippo Maggia

La Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia e’ lieta di annunciare la prima importante mostra retrospettiva in Italia del fotografo tedesco Thomas Ruff. La rassegna e’ curata da Filippo Maggia, responsabile per la Fotografia della Fondazione Bevilacqua La Masa. La duplice esposizione avra’ luogo nelle due sedi della Fondazione, la galleria di piazza San Marco e lo spazio espositivo di Palazzetto Tito.

La mostra si presenta come il primo importante appuntamento con una visione complessiva del lavoro di Ruff e si propone, come gia’ quella di Philip Lorca di Corcia e la retrospettiva che verra’ allestita nel 2007 su Yasumasa Morimura, come ulteriore dimostrazione dell’interesse che la Fondazione Bevilacqua La Masa sta sviluppando per il linguaggio fotografico.
La retrospettiva comprende una considerevole selezione di opere tratte dalle sue piu’ celebri serie, fra cui i “Portraits” in piccolo e grande formato, con la variante dei “Blue Eyes”, i notturni verdi da “Nights”, i cieli stellati “Stars”, i piu’ recenti “Nudes” e “Machines”, fino ai piu’ recenti JPG presentati alla 51ma Biennale di Venezia. Tra opere in piccolo, medio e grande formato sono previste a Venezia circa 120 opere.

Noto al grande pubblico fin dalla meta’ degli anni Ottanta per i grandi ritratti di studenti suoi coetanei, l’artista tedesco e’ da sempre fine sperimentatore del mezzo fotografico e delle sue numerose possibili declinazioni. Ruff si distingue da altri fotografi tedeschi della sua generazione - sovente accomunati sotto la dicitura “Scuola di Dusseldorf” - proprio per la sua capacita’ e determinazione nel cambiare metodo e approccio al linguaggio fotografico: sono i suoi soggetti a determinare nuove indagini e inaspettate soluzioni stilistiche.

Partendo infatti dal presupposto che la fotografia sia in grado di catturare solamente la superficie delle cose, “l’autenticita’ di una realta’ prestabilita e manipolata”, Ruff volge tutto il suo interesse alla costruzione dell’immagine ed alla sua manipolazione durante i processi di stampa. Ne e’ riprova la sua predilezione per il colore a scapito del bianco e nero asciutto, caratteristica che cambia completamente la tradizione della fotografia documentaristica.

The Grammar of Photography e’ il titolo non casuale della retrospettiva a lui dedicata. Si tratta di una selezione di 120 lavori che tracciano un percorso pressoche’ completo della sua produzione, dalla meta’ degli anni Ottanta sino ad oggi. Una vera e propria “grammatica” della fotografia ove, capitolo dopo capitolo, Ruff si esercita in sperimentazioni linguistiche che provano a rileggere, ogni volta attualizzandolo e contestualizzandolo, il codice fotografico. In mostra compare infatti una serie di immagini “stereo” e di ritratti “ritoccati” realizzati secondo la tecnica in uso a meta’ Ottocento. Un percorso che parte quindi dai primi e innovativi ritratti - primi piani dei compagni di accademia, dopo qualche anno esplosi nei grandi formati che lo hanno reso celebre in tutto il mondo - per proseguire con l’infinita’ dei cieli puntellati di stelle e delle notti spiate attraverso la metallica luce verde delle ottiche in uso ai militari, sino alle serie realizzate negli ultimi anni, in cui prepotentemente l’immagine tecnologica, con tutte le sue declinazioni, sfonda, dilatandolo, il campo fotografico tradizionale, per creare link decisamente sorprendenti. Nonostante cio’, Ruff guarda sempre ai fondamenti del linguaggio fotografico, riconducendo innanzitutto ad esso ogni nuovo ragionamento, teorico ancor prima che tecnologico. Cosi’ si spiegano la serie “Abstract” e ancor piu’ l’incredibile e commovente lavoro dedicato alle “Macchine” in uso presso le tipografie, come del resto i “Nudi” scaricati dal web e “ridipinti” su pellicola. Quasi fosse una sorta di riassunto epocale, che parte dalla sua esperienza ma si confronta con il mondo intorno, l’ultima serie JPG - ampiamente rappresentata in mostra e nel catalogo - racchiude in se’ molti degli elementi che hanno da sempre caratterizzato il lavoro di Ruff. Accanto alla bellezza misteriosa di lontani siti archeologici o al romanticismo languido di alcuni paesaggi campeggiano severe le immagini della Cecenia, vulcani che eruttano, frammenti drammatici dell’11 settembre newyorkese. Un nuovo modo, esasperato forse, di rileggere le tipologie del mondo senza mai scostarsi da quella tradizione e da quell’approccio tipici della grande fotografia tedesca, oggi senza alcun dubbio la maggior espressione esistente. Non deve stupire, allora, che dopo il breve interregno di Jeff Wall, l’Accademia di Dusseldorf abbia voluto Thomas Ruff per la cattedra appartenuta per decenni a Bernd Becher.

Catalogo Edizioni Nepente

Informazioni: Giorgia Gallina, Francesca Volpato, Ufficio stampa Fondazione Bevilacqua La Masa, press@bevilacqualamasa.it; 0039.041.5207797, Dorsoduro 2826, 30123 Venezia

Inaugurazione: 15 giugno alle ore 18.30

sedi:
Fondazione Bevilacqua La Masa
Galleria, Piazza San Marco
Palazzetto Tito, Dorsoduro
Venezia
Ingresso: tutti i giorni, chiuso il martedi’, 12.00-18.00
Intero 3 €, Ridotto 2 €