Kimono

Tradizione e contaminazione

Gli antichi kimono di Gloria Gobbi e le creazioni sartoriali di Chiara Pizzinato

A cura di Gloria Gobbi

Gli antichi kimono di Gloria Gobbi e le creazioni sartoriali di Chiara Pizzinato in mostra in occasione della Notte Bianca 2006 nell’Atelier di Gloria Gobbi.

Oggi si azzardano le contaminazioni: il vintage di provenienza giapponese si presta a dare un tocco di esotismo al look. Ecco allora che il kimono diventa una sorta di spolverino da indossare sopra il jeans; l’obi un’alta fascia che esalta e colora il punto vita; l’haori una giacca che avvolge morbidamente come una mantella. Innegabile la femminilita’ tramandata ad ogni Geisha Pop internazionale.

Ai tempi dei Goncourt, invece, e del grande boom del Giapponismo - nella seconda meta’ del XIX secolo - quando il kimono faceva capolino nella moda occidentale, pur essendo indumento d’e’lite, veniva usato in casa come una preziosa vestaglia.

Kimono in giapponese vuol dire “cosa da indossare” (ki, indossare; mono, cosa). La tradizione fa risalire la foggia attuale al periodo Edo (1603-1867): splendidi esempi quelli del Costume Museum di Kyoto o del Tarata Institute of Japanese Imperial Classical Costume di Tokyo.

Tuttora in Giappone il kimono viene indossato soprattutto nelle occasioni speciali come matrimoni, nascite e funerali, ma anche per andare a teatro, ad un concerto, al tempio scintoista o partecipare alla cerimonia del te’. Sono soprattutto le donne - di ogni eta’ - a coltivare questo tipo di tradizione. A loro il compito di conservare i kimono di famiglia come fossero gioielli, smontandoli dopo averli lavati e imbastiti per poi conservarli distesi, avvolti nella carta di riso, in un mobile speciale di legno chiamato tansu.

In questo panorama di intersezioni passato/futuro, tradizione/contaminazione si collocano gli antichi kimono che Gloria Gobbi colleziona da oltre quindici anni, una trentina di pezzi di cui il piu’ antico e’ un kimono da samurai in lino del XVII secolo. Una passione che nasce dall’amore per i tessuti: nel 1990, in occasione del primo viaggio in Giappone, compro’ un kimono da sposa bianco con le gru ricamate con i fili d’oro. Era colpita dalla bellezza di questo indumento che non oso’ mai indossare, ma che teneva appeso alle pareti di casa come un’opera d’arte.

“I motivi decorativi che prediligo sono quasi sempre geometrici. Spesso le fodere degli haori sono molto piu’ vivaci e decorate dell’esterno. In questo caso il mio consiglio e’ di rivoltare l’indumento, indossandolo al contrario.” - spiega Gloria Gobbi - “Il bianco si usa per i matrimoni, come da noi, ma anche per i defunti. In entrambi i casi il bianco e’ associato all’idea di cambiamento, di passaggio ad una nuova vita.

Il kimono con cui viene rivestita la salma, pero’, e’ incrociato in maniera diversa - con il davanti destro sul sinistro - esattamente al contrario di quanto avviene in vita. Le persone che assistono al funerale, invece, vestono rigorosamente di nero, a seconda del grado di parentela. Il kimono piu’ formale e’ di seta ed e’ dipinto a mano. La tecnica tradizionale utilizzata per la decorazione si chiama Yu zen: e’ una pittura a base di alghe e amido. Varie le qualita’ della seta: damascata, lucida, shantung, cadi’, ecc. Decisamente informali sono i kimono in lino, cotone, lana e canapa.

Ogni famiglia, poi, ha uno stemma - mon - che puo’ essere dipinto, delineato o ricamato. I mon sono sempre dispari: cinque, tre, uno o nessuno. Il motivo decorativo puo’ essere simmetrico o asimmetrico, localizzato solo sul bordo inferiore o piu’ esteso, fino a coprire l’intera superficie del capo. Nei caldi mesi estivi si usa un modello sfoderato in tessuto leggero che si chiama usumono; a giugno e settembre, l’hitoe, che e’ sempre sfoderato, ma un po’ piu’ pesante; d’inverno, infine, si usa un modello foderato, l’awase. Insomma per ogni stagione, occasione, eta’ e stato sociale si usa un determinato modello, disegno o colore. Ad esempio per andare ad un matrimonio si indossera’ - come buon auspicio - un kimono con i simboli di felicita’ coniugale: cicogne, farfalle, ventagli, pini, anatre mandarine.”

Il tessuto e’ anche il motore dell’arte creativa di Chiara Pizzinato, artista e stilista nata a Treviso nel 1961, la cui formazione include una laurea in Scienze Naturali. Osservare e toccare i tessuti provenienti da ogni angolo del mondo, cogliendone le peculiarita’ - nella gamma di diversita’ - e’ per la Pizzinato un momento determinante. Significa accogliere in se’ la “voce silenziosa” di fibre e colori che suggeriscono l’elaborazione del capo, accessorio o indumento, che lei stessa realizza attraverso associazioni e contaminazioni.

Le fibre che sceglie sono sempre naturali: lana, lino, cotone, seta… Tessuti che suscitano in lei, attraverso colori e profumi, quelle emozioni e quei ricordi che nascono dalla grande confidenza che ha con piante e fiori. A beneficiarne e’ il suo estro creativo che, complice la raffinata abilita’ sartoriale, realizza pezzi unici assemblando, di volta in volta, stoffe morbide e grezze, lucide e opache, in forme e colori sempre studiati nella loro unicita’.
Vere e proprie sculture in movimento, i kimono e gli accessori di Chiara Pizzinato che Gloria Gobbi presenta nella sua vetrina.

Atelier Gloria Gobbi
Via di Monserrato, 43/b- 44 - Roma

Ingresso libero
Aperto Lun.- Sab. Orario 10.30-13.30 e 16.00-20.00 (Chiuso domenica e lunedi’)
Aspettando La Notte Bianca: 8 settembre 2006 dalle 21 alle 24
La Notte Bianca: 9 settembre 2006 dalle 20 alle ore piccole

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